La hall di un albergo alpino, soltanto nominalmente a quattro stelle, è dominata dalla foto-icona del fondatore, passato a miglior vita. A lui si rivolgono con deferenza i familiari superstiti: l'anziana madre, il figlio che adora le vecchie canzoni di Marlene Dietrich, la figlia rampante in eterna concorrenza col fratello, un cuoco corpulento dai modi spicci, la cameriera cleptomane innamorata (ma non corrisposta) del figlio, un malcapitato addetto ai bagagli e un'infinita galleria di personaggi dai caratteri sagacemente caricati, compresi due divertentissimi quanto imbranati poliziotti.
Nel ritmo e nell'incessante susseguirsi delle entrate e delle uscite di scena, Hotel Paradiso, la nuova produzione della compagnia tedesca Familie Flöz, di nuovo in Italia dopo la tournée invernale, ricorda un vaudeville. Sennonché, a dare corpo a tutti questi personaggi non sono che quattro straordinari mimi-acrobati-musicisti, i quali indossano le buffe maschere dai connotati grotteschi che costituiscono il marchio di fabbrica di questa formazione nata ad Essen nel 1994 e diventata oggi una piccola multinazionale del sorriso, che si sposta in continuazione fra i quattro angoli del mondo, pur tornando di quando in quando a fare tappa a Berlino, dove ha sede dal 2001.
Con una predilezione per i titoli in italiano (prima di Hotel Paradiso, che ha debuttato a Stoccarda esattamente due anni fa, era stata la volta di Ristorante immortale e Teatro Delusio), i Flöz danno vita a un teatro muto ma di parola, sia perché solitamente mantiene le risate che promette, sia perché la perizia gestuale degli attori sembra quasi donare favella agli espressivi mascheroni ideati e realizzati da Hajo Schüler, uno dei fondatori del gruppo.
Una tecnica sopraffina assiste dunque dei semplici intrecci, che ricalcano una matrice codificata nel conflitto. Il conflitto è la scintilla che accende ogni situazione, sia essa comica, umoristica, sentimentale o tragica, come accade in questo alberghetto sperduto fra i monti, dove una fonte miracolosa fa i capricci, gli avventori mostrano tutti i tic e i complessi della società moderna e ci scappa pure il morto (anzi, due!). Ciò che funziona meno, per esempio rispetto a Teatro Delusio, che ci pare finora il capolavoro del gruppo, è il richiamo pungente alla supremazia dei sentimenti, rappresentati dall'icona paterna, che nei momenti topici abbandona il quadro in cui è confinata per materializzarsi fra i presenti, uscendo dall'ascensore come un qualunque ospite dell'hotel.
Comunque, si ride a crepapelle, e il folto pubblico che ha assiepato le anguste poltroncine del Teatro Sala Fontana di Milano - dove lo spettacolo è andato in scena nell'ambito del festival IF Immagine e Figura, organizzato dal Teatro del Buratto - ha mostrato di apprezzare soprattutto questo aspetto, tributando convinte e ripetute salve di applausi ai quattro protagonisti, che perciò si meritano la citazione finale: Anna Kistel, Sebastian Kautz, Thomas Rascher e Frederik Rohn.
___
Hai assistito a questo spettacolo? Scrivi la tua recensione (max 10 righe). Registrati ed entra a far parte della community di Delteatro.it!
___
di enzo fragassi
(12:59 - 14 apr 2010)
Voto utenti:
30/06/2011
Fine famiglia
28/06/2011
La modestia di Spregelburd
27/06/2011
Brilliant Corners
25/06/2011
Attila alla scala
24/06/2011
Povera gente