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16:48 - luned́ 21 maggio 2012


Oddio mamma!

Oddio, ma come farà a essere così presente, così ironica, così apparentemente fragile e invece così solida? Franca Valeri, in piedi o seduta a uno scrittoio, con un'improbabile parrucca bionda da svampita, riempie tutta la scena con i suoi magnifici novant'anni, la sua fragilità indomabile, il suo rifiuto del limite e dell'handicap.

È proprio questa la sua forza, scenica e no, puntellata da una sana autoironia, da una presenza di spirito pazzesca, dalla capacità di tirare fuori le unghie quando occorre. E pensare che la storia che qui si rappresenta è quanto mai improbabile, niente più che un divertissement, nobilitato dal suo sorriso di traverso, da quel suo stare dentro e fuori quello che fa e dice.

Ancora una volta è lei, Nostra signora di Milano, che fa la differenza, con i suoi improvvisi rallentamenti, la voce che se ne va, la lotta con la parola e quel suo darsi così, con quei guizzi di ironia improvvisa, di humour spiazzante. Accanto a lei c'è un attore che ormai l'accompagna da anni, con la sua presenza fraterna, nelle sue scorribande fuori di chiave, Urbano Barberini.

Lei, Doris, e lui, Saverio, sono la strana coppia protagonista di Oddio mamma! Una madre asfissiante e solo apparentemente svagata e un figlio cresciuto con l'ossessione della presenza invadente, dominatrice, manipolatrice, occhiuta e impietosa di lei, che lo costringe e mettere fra di loro quanta più distanza è possibile. Il tutto detto, anzi scritto, in una folata di lettere di lui che cambia identità, indirizzo e addirittura Paese e di lei che gli ricorda quanto fosse bello e riccioluto da bambino, di come scriva male, di come sarebbe stato meglio che facesse il commercialista, di come non sappia farsi rispettare nella vita. Un chiacchiericcio continuo in cui si affacciano baronesse e grandi amori, ashram indiani di fantasia, calze autoreggenti e idraulici che amano travestirsi da donna.

Sfruttando la forma di commedia epistolare, un tempo di moda - i due, infatti, si incontreranno solo alla fine -, Bobrick e Stein (autori della pièce), costruiscono un ping-pong a due che prima di essere dialettico è affettivo: due solitudini che cercano di riempire il proprio vuoto con la fantasia, le finte evasioni amorose di lei, la fuga a Lourdes di lui che poi diventerà addirittura uno psichiatra, per incontrarsi davvero alla fine la mano nella mano di fronte a una luna birichina, a un sole sfolgorante e dirsi che la vita in fin dei conti è una bella guerra. Basta crederci.

Visto al Teatro San Babila di Milano

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Di Franca Valeri, nel catalogo B.C. Dalai potete leggere:
Di tanti palpiti
Tragedie da ridere

di maria grazia gregori

(12:23 - 12 apr 2010)



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roriange scrive alle 18:29 - dom 18 apr 2010
Dolce, tenera, indomabile Franca Valeri. L'età anagrafica per lei è solo una ipotesi... Commedia ben costruita come "caro bugiardo", ben recitata anche da Urbano Barberini,una riprova che quando si è attori non si recita mai sopra le righe. Un'ora e 20 minuti di simpatia e gioia.
Grazie per l'ospitalità e buon lavoro.


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