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16:49 - luned́ 21 maggio 2012


Albero senza ombra

A volte le date fanno riflettere. L'11 settembre è il giorno delle Torri Gemelle e del Golpe Cileno, ma anche di una tragedia assai meno nota. Nel 2008, in Bolivia, alcuni contadini che si dirigevano a una manifestazione vennero aggrediti e uccisi da gruppi squadristi. Furono undici i morti accertati, ma alcune fonti parlano di decine di corpi occultati nella foresta. È l'attore e regista sudamericano César Brie a dar voce ai protagonisti della vicenda con lo spettacolo presentato a Firenze nell'ambito del festival Fabbrica Europa. Dopo aver denunciato il massacro nel documentario Morir en Pando, l'artista presenta ora in teatro un ritratto poetico delle vittime. Il suo Albero senza Ombra è un delicato omaggio ai campesinos, una ricostruzione teatrale della vicenda volta a informare anche il pubblico occidentale degli scontri politici sudamericani.

Solo in scena, l'artista crea uno spazio fortemente evocativo. Pochi elementi bastano a rappresentare la rigogliosa vegetazione della foresta amazzonica. Noci di cocco, costumi tradizionali e foglie secche. E la musica di Pablo Brie, nipote del regista, che completa la suggestione con suoni e strumenti tipici della regione tropicale. Ecco allora un susseguirsi di immagini che ricreano tutto lo strazio di quella notte. Brie estrae da un secchio degli stracci imbevuti d'acqua, li strizza e li sbatte per terra: le undici vittime della strage prendono così lentamente forma al centro della scena. Ognuno di loro, incarnato dal narratore, racconterà poi la sua storia sempre stroncata da spari assordanti. Ci sono i campesinos torturati e bastonati a lungo prima di morire, ma ci sono anche gli squadristi rimasti uccisi nella sparatoria. Come Pedro Oshiro, arruolato per costrizione, che morendo lasciò una moglie e tre figli.

E c'è persino un campesino don giovanni che fu cercato e compianto da ben tre vedove. L'attore sudamericano si fa qui ammiccante e lancia caldi apprezzamenti alle donne in prima fila, alternandoli al suo drammatico racconto. La ritrovata leggerezza lascia spazio a un sorriso che presto svanisce e stride con il ritorno della violenza. Il culmine della tragedia si avrà con l'arrivo di una novella Antigone che lotta per dare al figlio una degna sepoltura. Vorrebbe lavarlo, ripulirlo e vestirlo, ma dovrà scontrarsi con una rigida burocrazia.

E la storia non finisce qui. L'artista interrompe gli applausi per ricordare che le storie sono vere, rese note grazie al coraggio di un medico legale. Per le sue denuncie Alberto Brailovsky ha perso il lavoro e ora rischia di andare in galera. Lo dice con la voce spezzata César Brie, sempre capace di legare realtà e teatro, inchiesta e creatività senza dover rinunciare alla suggestione del racconto o alla precisione della denuncia. Il suo spettacolo evocativo è un viaggio poetico nella foresta amazzonica, ma anche un appello e un grido d'allarme per chi ancora oggi soffre per le ingiustizie di quell'11 settembre.

Visto all'Istituto francese di Firenze

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di gherardo vitali rosati

(13:40 - 18 mag 2010)



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