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16:53 - luned́ 21 maggio 2012


La Gilda del MacMahon

La Gilda che "batte" in via Mac Mahon, una donna appariscente anche se non più giovanissima, generosa, piena di slanci, in fin dei conti romantica e sentimentale, è uno dei personaggi più straordinari del periodo realista del Giovanni Testori dei Segreti di Milano (che contiene anche questo stupendo racconto del 1959), del Dio di Roserio, dell'Arialda, della Monaca di Monza, di Rocco e i suoi fratelli. Il Testori prediletto da Luchino Visconti, dei ragazzi di vita della periferia milanese, una gioventù violenta, ribelle e povera, con una sua proterva bellezza. Una gioventù quasi pasoliniana senza borgate e baracche, che vive fra case di ringhiera e i casermoni popolari che cominciano a nascere là dove la città lascia il posto ai prati. Personaggi descritti in tutta la loro stolida e violenta fisicità, dediti a piccoli furti oppure operai di qualche fabbrica lì vicino, gigolò da quattro soldi, sfruttatori senza scrupoli di donne ingenue e no.

Succede anche alla nostra Gilda, che piace per le sue forme provocanti, chiacchierata nelle osterie della via per una lontana somiglianza con la bellissima Gilda, personaggio mitico dell'altrettanto mitica Rita (ma anche la nostra protagonista si chiama Rita!) Hayworth. E lei, ormai diventata Gilda nell'anima, vive la sua triste vita appena illuminata dall'amore per un balordo di nome Gino. Uno che la sfrutta fino in fondo, prima e dopo la galera, che la spinge al ricatto per potere saldare le proprie cambiali e che poi la molla, perché nel frattempo si è sposato con una ragazza che a lei, gelosissima, sembra brutta, anzi un "catenaccio" e dalla quale aspetta un figlio.

Ma la Gilda si vendica, spiattella tutto alla moglie dell'amante per poi andarsene con il suo magone, la sua solitudine... ma dentro all'osteria ecco un bel ragazzo in tuta che la guarda senza una parola da un po' di tempo. E la Gilda che sa riconoscere anche sotto l'informe indumento le virtù del giovanotto, se lo porta a casa. Si chiama Gino come quell'altro e lei è pronta a illudersi un'altra volta.

Costruito come un monologo raccontato in prima persona dalla brava e sensitiva Elena Callegari affiancata dal trombettista Matteo Pennese che grazie al suo strumento, senza una parola, cita i personaggi della storia che non sono in scena a cominciare dallo scapestrato infingardo amante, La Gilda del Mac Mahon va avanti e indietro nel tempo, proiettando immagini e parole su due schermi che delimitano la scena e che ci rimandano un'epoca lontana e dura in cui ci si dava da fare per uscire dalla povertà della guerra.

Il commovente spettacolo di Lorenzo Loris ha il sapore amaro di una storia senza luce vissuta da una donna generosa, pronta a illudersi. Una donna che vive nel sogno di se stessa, che si trasforma sotto i nostri occhi da ragazza del nostro tempo in una citazione alla madame Tussaud della fulgente Hayworth. Eccola allora indossare un abituccio rosso e una pelliccetta strapelata sull'onda delle note di Amado mio e di quelle sofisticate della grande diva della rivista italiana Wanda Osiris, che canta Sentimental (con la Masiero grande amore di Testori spettatore) e apparirci in cima a una scala salita e scesa infinite volte, trasformandosi sotto i nostri occhi nel sogno di un sogno, quella donna forte, affascinante, dura, proterva, elegante che non può essere. Da vedere.

Visto al Teatro Out Off di Milano

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di maria grazia gregori

(12:25 - 11 mag 2010)



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