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11:56 - sabato 04 febbraio 2012


La signora che guarda negli occhi

Tre voci che sussurrano nella penombra, tre figure indistinte che accennano febbrilmente a paure sospese, tacite minacce, denari ricevuti in prestito e che ora bisogna assolutamente restituire. Si intuisce subito che l'oggetto di questo quadro indistinto è la mafia, quella mafia e tutte le mafie possibili, un'entità oscura, incorporea che ramifica il proprio sinistro potere, che penetra in silenzio fin dentro ai sentimenti più intimi, agli affetti più riposti. Ma questo clima, giustamente, non viene mai evocato direttamente, rivive per frammenti, frasi spezzate in cui echeggia il nome di un bambino che non si trova, il sorriso di un amico che prepara un tradimento.

È forte ed esplicita la scelta di impegno civile del gruppo M'Arte, la compagnia palermitana a cui il CRT di Milano sta dedicando una piccola, significativa "personale": la rappresentazione dei mali - del Male - di una società non si traduce tuttavia in un teatro dal taglio narrativo o banalmente didascalico. L'autrice dei testi, Sabrina Petyx, che è anche una delle attrici, percorre invece la strada di una drammaturgia sottilmente allusiva, un modo di comunicare segmentato, trasversale, fatto di vaghe sensazioni, di sussulti emozionali trattenuti e come raggelati che ne rendono l'effetto, in qualche modo, più efficace, più inquietante.

Anche la messinscena non mira a sviluppare un racconto, ma procede per piccoli segni metaforici: lo spazio delimitato da specchi rotti, gli interpreti che si appoggiano a sedie sghembe, senza una o più gambe, che ne rendono l'equilibrio precario. A un certo punto i tre cominciano a spogliarsi e rivestirsi senza una parola, esponendosi inermi allo sguardo degli spettatori. Solo alla fine, quando decidono di sporgere denuncia, queste presenze imprecisate prendono nomi e cognomi, i nomi e i cognomi dei personaggi, i nomi e i cognomi degli attori stessi, e questo recupero dell'identità è il momento più intenso dello spettacolo.

Attivo dal '99, vincitore del Premio Scenario nel 2003, M'Arte fa parte della generazione precedente rispetto all'ondata dei nuovi gruppi che sta investendo il panorama italiano, e questo scarto per molti aspetti si avverte: i suoi codici espressivi sono lontani tanto dalla tradizione quanto dalla ricerca di destrutturazione linguistica tipica di tante esperienze attuali. La regia di Giuseppe Cutino, già assistente di Emma Dante nella Carmen scaligera, punta a evidenziare la drammaticità dei contenuti più che a ribaltare le convenzioni della scena. Nella solida bravura degli attori, nei canti etnici, nel ricorso a temi di bruciante attualità si colgono modelli collaudati, che non ci spiazzano ma ci fanno pensare.

Visto al Teatro CRT di Milano

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di renato palazzi

(13:31 - 10 mag 2010)



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