Nell'anno del "teatro della durata" che in questo 2010 ha raggiunto picchi considerevoli, Napoli Teatro Festival Italia ha deciso di osare l'inosabile. O meglio ha deciso di confrontarsi con il grande tema della serialità della soap opera televisiva: storia divisa a puntate, un fiume narrativo colmo di trabocchetti e di rimandi, una durata assicurata. Ma scegliendo come autore di riferimento l'argentino Rafael Spregelburd, e la sua intelligenza beffarda e iconoclasta, ha rivoluzionato i punti di riferimento.
Bizarra infatti è una telenovela di 20 puntate (originariamente di 10), una storia inverosimile e grottesca, divertente e inquietante, che mescola tutti i generi non scegliendone nessuno. È come affrontare un sentiero dei passi perduti dove la risata ma anche la riflessione sono assicurate. Soprattutto è un racconto impietoso del disfacimento di una società e di un Paese, di una vita senza più punti di riferimento, di un'amoralità diffusa che non scandalizza quando a contare è la sopravvivenza dell'oggi. Con una scapestrata tenerezza che lo sguardo di Spregelburd conserva nei confronti del suo Paese e dove il fallimento di Buenos Aires e dell'Argentina (l'opera è del 2003) assumono il valore di un esempio di quello che potrebbe accadere - e in parte è già accaduto - in altre parti del mondo.
A mettere in scena questo testo fluviale ci ha pensato Manuela Cherubini, che di Spregelburd è non solo la traduttrice (per i tipi di Ubulibri) ma anche il tramite che ha permesso la conoscenza di un autore geniale così argentino e allo stesso tempo così internazionale. La sua idea, che può essere discussa ma che indubbiamente è funzionale, è quella di trasportare Buenos Aires a Napoli, di assumere i punti di riferimento dell'immaginario argentino (come la Casa Rosada, per esempio) nei simboli della vita quotidiana partenopea, nei suoi "monumenti" storici e politici, negli interni delle sue case ricche e povere, dei suoi cortili abbandonati. Facendo anche un importante lavoro drammaturgico, "traducendo", adattando il testo alla parlata, ai comportamenti, alla gestualità napoletana e usando i filmati, le proiezioni, la voce fuori campo del narratore. Così in scena si muove, come di fronte a una macchina da presa, un'umanità variegata e pazza, completamente fuori squadra, fra delinquenti pronti a tutto, travestiti, rapimenti, perversioni, amori infelici, invidie; che ruota intorno a una storia, come dice il titolo, bizzarra anche se questa volta con due zeta.
Bizarra parte infatti dalla lacrimevole vicenda di due sorelle separate dalla nascita, Velita e Candela, una povera e l'altra ricca ma perennemente insoddisfatta, per poi disperdersi in cento rivoli diversi ma è anche la storia inverosimile dei poveri che amano i ricchi, della ricerca a tutti i costi di fare denaro, dell'invenzione di un profumo che ripeta il successo di una celebre essenza francese ma è anche il nome di una stella che veleggia nel cielo beffarda e distruttiva... Soprattutto è l'immagine di una società che nel momento del pericolo, del fallimento, si concentra sulle cose futili e inutili, sognando così di potere riempire lo stomaco di parole se non di cibo. Se è vero che nelle società affluenti ma soprattutto in quelle fallite il denaro è tutto, Spregelburd sotterra quest'idea con una truce risata.
di maria grazia gregori
(17:18 - 18 giu 2010)
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