Quello che non si vede o che non sappiamo guardare. Storie di vite nascoste per scelta o per emarginazione. Lutto per l'abbandono degli affetti , il senso di una vita apparentemente senza senso. Dentro la realtà inquietante e concentrazionaria del Dormitorio pubblico di Napoli dove i sogni e le parole, la vita di fuori e quella di dentro, le violenze e le storie di ognuno subiscono una velocizzazione imprevista va in scena per Napoli teatro festival Italia, La fabbrica dei sogni, sorta di viaggio dentro l'abbandono e la violenza che Davide Iodice ha costruito rielaborando gli incubi e i bisogni di uomini e donne che vi abitano.
Ė un viaggio che ha una sua guida, un Virgilio contemporaneo in jeans e zainetto sulle spalle, il primo che ci racconta il suo sguardo sul mondo, quell'universo dei sentimenti terremotati e indifesi che è il filo rosso segreto che percorre questo spettacolo, per molti versi inaspettato e commovente. La fabbrica dei sogni ruota attorno a quattro stazioni, una sorta di via crucis ma anche di purificazione individuale, di affermazione di una propria identità, dove il racconto nasce dalla trasmissione di un'esperienza vissuta in prima persona. Ce lo dicono questi uomini e queste donne senza falsi pudori seduti attorno al tavolo di un'ultima cena che non c'è stata, dove la pietà è morta. Un momento di grande emozione, vissuta dal di dentro.
Nella terza stazione Iodice, che ha scelto gli attori dopo una serie di incontri, rielabora visivamente, oniricamente (e con qualche lunghezza di troppo) le paure e i sogni, le angosce di questo mondo sommerso, di questa realtà segreta degli ultimi. Lo fa con i modi che sono quelli della sua visione del teatro fatta di corpi che sono parole, di gesti più forti di un'invettiva .Un'umanità "animale " per un bestiario alla Savinio, giocattoli umani di un'infanzia segnata da paure e da sogni, dal desiderio inconscio del ritorno alla sicurezza del ventre materno, esseri fantastici che sottolienano una fuga dalla realtà. Ma ci sono anche le violenze, i letti di contenzione, lo sdoppiamento bipolare di una realtà basagliana, che poi ridiventa realtà del "qui ed ora" quando loro, i veri protagonisti di questa storia, rientrano in questo inquietante immaginario.
Siamo così pronti per un altro viaggio, questa volta all'esterno, dopo avere camminato dentro le viscere di questo luogo così carico di storie e di dolori, dove torniamo "a riveder le stelle" in una natura lussureggiante di cartapesta, fra animali misteriosi di fronte a un palco dove va in scena, insieme alla musica, la disperazione travestita di musica e di sorrisi, di danze liberatorie, di accoglienza dell'altro, di baratto della propria solitudine con una presenza, che è la nostra, con la quale si vorrebbe condividere qualcosa, anche solo un passo di danza.
di maria grazia gregori
(15:43 - 17 giu 2010)
Voto utenti:
30/06/2011
Fine famiglia
28/06/2011
La modestia di Spregelburd
27/06/2011
Brilliant Corners
25/06/2011
Attila alla scala
24/06/2011
Povera gente