delTeatro - arte,danza,opera
Baldini Castoldi Dalai editore

Path

Home > Recensioni> Faust di Gounod

05:41 - giovedì 24 maggio 2012


Faust di Gounod

Un incubo bosch-goyesco-freudiano è, per il grande regista Nekrosius (e conseguentemente per molti ignari spettatori) il Faust di Gounod, che qualche sera, fortunosamente, alla Scala di Milano, è stato rappresentato integralmente, tra scioperi e proteste. Il regista lituano aveva già dedicato le sue attenzioni alle vicende faustiane, ma a quelle di Goethe (in uno spettacolo teatrale che, nel 2006-8, ha circolato in molti teatri italiani tra cui il Mercadante di Napoli, dove l'ho visto; vedi comunque qui la recensione di Renato Palazzi, tra rispetto e sospetto).

Rispetto e sospetto, ammirazione e irritazione sono gli alternanti stati d'animo con cui si assiste alla sua interpretazione dell'opera più "opera" e più lyrique di tutto il melò francese, anche la più amata e bistrattata. Si sa: il Faust di Gounod-Barbier-Carrè ha perso fin dall'inizio ogni connotazione intellettuale-culturale: non ha studiato filosofia, giurisprudenza und Medizin, e manco meno Theologie. Quello che desidera è ben chiaro: "A me i piaceri, / delle giovani amanti le dolcezze!/ A me le loro carezze."

Insomma, è un vecchio ricco edonista dei nostri tempi, come siamo abituati a vedere nei telegiornali Mediaset, magari nella Sardegna di Briatore, tra parrucchini, abbronzature torve, e molto viagra. Nekrosius ne identifica da subito la proiezione fantasmatica del desiderio: la scena è sempre duplice, dal palcoscenico si dirama in due speculari prospettive, dentro un contenitore di legno che evoca ora un edificio in costruzione, un hangar di periferia, una brutta chiesa moderna, una casetta prefabbricata per terremotati, e via così. Mefistofele arriva direttamente dai precordi del protagonista con il corteo di tutti i suoi diavoli-freaks, davvero una congerie variopinta: nani e nane minget e deformi, omoni-Michelin, creature in preda a feroci sindrome di Tourette, un tipo con cappellone alla Greta Garbo, ma senza testa, insomma un vero e proprio Circo Barnum degli inferi.

Mefistofele invece, molto disinvolto e buontempone, elegante in nero, con una lunga pertica o pagaia con cui tiene tutto a distanza. La scena iniziale è bellissima, nell'hangar in doppia prospettiva giacciono in terra decine e decine di libri sfogliati e buttati, unico richiamo alla cultura subito spazzata via. Faust con una palandrana marrone cartificata dalla sporcizia e dall'uso, firma il patto e subito diventa un aitante giovinotto (si fa per dire), vestito con un abito blu rondinato, così brutto, ma così brutto, che era meglio la vecchia palandrana. I costumi affidati a Nadezda Gultiajeva, moglie del Nekrosius, sono il punto più basso dello spettacolo. Che alterna scene e intuizioni geniali a scene ed episodi di una goffaggine incredibile.

Io credo, per tutto quello che ho visto di lui, compreso un brutto Macbeth, che gli manchi del tutto il gusto o la capacità di rappresentare il sentimento della gioia o dell'amore, per lo meno come il melodramma romantico amava rappresentarli. Per cui risultano loffie tutte le scene festose e sentimentali: il gran valzer (reso opacissimo anche da un'orchestra opacissima, quella di Denève), il primo incontro e la notte della seduzione: quest'ultima poi avviene in un duplicato interno di prefabbricato, con due enormi appendiabiti, con un'agrippina nera novecento tipo sarcofago e con i freaks-diavoli che vanno e vengono indisturbati portando grossi lumi a petrolio. Intollerabile risulta anche nel quinto atto la "Notte di Walpurga", che dovrebbe rappresentare l'offerta di Mefistofele a Faust di ogni delizia erotico-lussuriosa: cortigiane del passato, e una regina come Clepatra, donne bellissime in offerta nella lussuosa dimora del Mefisto. Qui diventa un cortile periferico, in cui entra un barroccio con due rotone, da cui scendono prostitute felliniane non meglio identificate: c'è anche Cleopatra in un cesto di fiori che sembra Sandra Milo all'isola dei famosi. Al contrario invece, efficaci, suggestivi, emozionanti tutto il quarto atto, Marguerite abbandonata e l'incendio della chiesa, e l'ultima scena, quella della redenzione. Insomma la corda drammatica e funebre (si direbbe nomen omen: Nekrosius) risveglia sempre la genialità del regista, incline però a un eccesso di simboli, non sempre chiari, non sempre leggibili anche da spettatori agguerriti.

Se mi sono dilungato sulla messa in scena dello spettacolo e meno sulla sua parte musicale è perché questa non andava al di là di una onesta routine, quando alla Scala si chiede qualcosa di più. Onesta, lineare, pulita, e un po' moscia è la direzione di Stéphane Denève, forse non adatto al lirismo spumeggiante di Gounod. Poco convincente e stanco è apparso anche Marcello Giordani, nel ruolo di Faust, anche drammaticamente inerte. Più vivace come attore, ma debole vocalmente il Mefistofele di Roberto Scandiuzzi. Per fortuna, a rialzare il livello una bravissima intensa Marguerite, con la bellissima intonatisima voce di Irina Lungu. Apprezzati anche il Valentin di Dalibor Jenis e il Siebel "sopranista" di Nino Surguladze.

___
Hai assistito a questo spettacolo? Scrivi la tua recensione (max 10 righe). Registrati ed entra a far parte della community di Delteatro.it!
___

di piero gelli

(13:47 - 05 lug 2010)



VOTA LO SPETTACOLO

1| *

2| **

3| ***

4| ****

5 *****

I vostri commenti

roriange scrive alle 12:18 - mar 06 lug 2010
Caro Sig. Gelli, mi fa piacere che anche a seri addetti ai lavori siano sorte domande senza risposta e perplessità. Uno spettacolo "niente di che" che non fa onore alla Scala, al di là di FUSproteste più o meno giuste: opache orchestrazione e direzione, inesplicabili (a parte poche eccezioni) scene e costumi, tristi Scandiuzzi (vestito come Don Giovanni Scaligero) e Giordani. Bene Lungu e Surguladze ed il coro (ad onta dell'annuncio-senza costumi-nella confusione generale non se ne notava la mancanza) Peccato: un'occasione sprecata. Cordiali saluti


Vuoi dire la tua?

Login

Non sei registrato? registrati

Voto utenti:7

Contenuti correlati


Leggi anche…

» trova tutti


Le ultime recensioni

30/06/2011
Fine famiglia

28/06/2011
La modestia di Spregelburd

27/06/2011
Brilliant Corners

25/06/2011
Attila alla scala

24/06/2011
Povera gente

» archivio





Cerca nel sito

» ricerca avanzata


Login

Non sei registrato?
» registrati

Hai dimenticato la password?