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17:57 - marted́ 22 maggio 2012


Il racconto d'inverno

Credo che Il racconto d'inverno proposto dai Teatridithalia ad apertura della stagione nella nuova sede dell'Elfo-Puccini sia un prodotto stratificato, che va letto a diversi livelli di ambizioni, se non altro per il fatto di segnare un passaggio, una svolta non solo logistica ma probabilmente anche artistica, e forse persino esistenziale. Lo rivela d'altronde, a mio avviso, la scelta stessa di questo testo che l'autore definisce "una favola triste per l'inverno": nella storia della compagnia, Shakespeare rappresenta da sempre l'aspirazione istituzionale e "divulgativa", mentre i Ravenhill, i Fassbinder ne incarnano l'anima trasgressiva, ribelle.

Nel panorama shakespeariano, Ilracconto d'inverno è considerato un'opera "minore", ma affascinante proprio nelle sue contraddizioni: la trama è inverosimile, di maniera, ma la scrittura è caratterizzata da un'alta temperatura poetica. La vicenda di Leonte, re di Sicilia, che per un insensato moto di gelosia perde la moglie, la virtuosa Ermione, la figlia appena nata, il fedele amico Polissene, re di Boemia, e li ritrova prodigiosamente soltanto sedici anni più tardi - quando il meglio della vita in fondo è già trascorso - ha un sottofondo amaro, crepuscolare che il lieto fine, scandito dalle immancabili agnizioni, non riesce certo a dissipare.

L'allestimento di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani - traduttori, registi, scenografi, costumisti, interpreti principali - gioca proprio su questa mescolanza di toni, di stili, di umori, di linguaggi. In uno spazio spoglio, sostanzialmente astratto, contrassegnato solo da pochi arredi allusivi, passano sovrani in uniformi da operetta, giardinieri vittoriani, montanari tirolesi, finti orsi, nel clima acceso di un immaginario eclettico, sfacciatamente anti-filologico, a tratti apertamente caricaturale. A un impianto visivo di bell'effetto fa riscontro una recitazione decisamente troppo disinvolta, improntata a continue, inutili caratterizzazioni dialettali.

Sarebbe tuttavia secondo me snobistico liquidare l'operazione semplicemente come poco seria o come un tentativo mal riuscito: penso piuttosto che abbia inciso, sulla scelta di questo taglio, la necessità di avviare un'attività in una zona popolare come corso Buenos Aires, dovendo attingere a un target in parte diverso da quello tradizionale del gruppo, per giunta in un teatro di per sé più impegnativo da gestire: Il racconto d'inverno sembra di fatto consapevolmente ideato per arrivare a un pubblico più ampio, meno sofisticato. E c'è da giurare che, come il Romeo e Giulietta di due anni fa, a questo pubblico lo spettacolo piacerà parecchio.

Visto all'elfo-Puccini di Milano

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di renato palazzi

(17:20 - 25 ott 2010)



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