delTeatro - arte,danza,opera
Baldini Castoldi Dalai editore

Path

Home > Recensioni> Il signor di Pourceaugnac

17:57 - marted́ 22 maggio 2012


Il signor di Pourceaugnac

Per una singolare coincidenza, a Milano più o meno nelle stesse sere sono stati proposti due spettacoli tratti da farse di Molière - Le furberie di Scapino (leggi la recensione e guarda i video) e Il signor di Pourceaugnac - entrambe le quali rivelavano il fondo "nero", sostanzialmente crudele che emerge dal loro intreccio buffonesco: l'aspetto curioso è che però mentre la prima, messa in scena da Roberto Trifirò, otteneva questo risultato attraverso uno sforzo interpretativo, una meditata scelta registica, la seconda, presentata dai ragazzi di Punta Corsara, il laboratorio teatrale di Scampia, vi approdava naturalmente, quasi per un'inconsapevole spinta interna.

Nel Signor di Pourceaugnac- un'opera poco nota e poco rappresentata in Italia - si racconta di un provinciale con aspirazioni d'alta classe che arriva nella capitale per sposare la figlia di un ricco signorotto, e diventa vittima delle beffe atroci ordite da alcuni maneggioni per metterlo in fuga e consentire alla ragazza le giuste nozze col suo amato: spiccano, nella scombinata vicenda, alcuni temi tipicamente molieriani, come la satira nei confronti dei borghesi che mirano a travestirsi da cortigiani, o dei medici che col potere delle loro formule possono trasformare qualunque individuo sano in un malato grave.

Cogliendo il fatto che, nel testo originale, uno degli orditori dell'intrigo è napoletano - e non a caso il suo più importante allestimento, con Tino Buazzelli protagonista, fu diretto nel ‘64 da Eduardo - il regista Emanuele Valenti, successore di Marco Martinelli alla guida del progetto, ha trasposto decisamente gli avvenimenti all'ombra del Vesuvio. Il concitato bozzetto parigino ha quindi assunto un inconfondibile andamento da teatro popolare partenopeo, alla Totò: e i bravissimi allievi-attori hanno attinto da questa identificazione geografica e linguistica un'energia incontenibile, travolgente: il loro impatto è così fisicamente prorompente da sconfinare in una sorta di violenza che colpisce.

Non vorrei esagerare, ma l'impressione è che il contesto in cui l'operazione è maturata - quella periferia degradata, quel tessuto sociale duro, aspro, dove i rapporti umani sono di per sé spietati - abbia tolto a questa storia di imbrogli a fin di bene ogni traccia di sorriso, e diciamo pure di elementare compassione. Sparita, qui, la bonaria presa in giro del borghese che vuole farsi aristocratico, sparita la parodia del sempliciotto smarrito fra le usanze cittadine, resta - nella sua nuda sostanza antropologica - l'immagine un po' cupa e soffocante di una comunità chiusa, arroccata nei suoi riti endogamici, pronta a respingere l'estraneo con ferocia.

Le prossime date dello spettacolo

___
Hai assistito a questo spettacolo? Scrivi la tua recensione (max 10 righe). Registrati ed entra a far parte della community di Delteatro.it!
___

di renato palazzi

(18:28 - 06 ott 2010)



VOTA LO SPETTACOLO

1| *

2| **

3| ***

4| ****

5 *****

Vuoi dire la tua?

Login

Non sei registrato? registrati

Voto utenti:9

Contenuti correlati


Leggi anche…

» trova tutti


Le ultime recensioni

30/06/2011
Fine famiglia

28/06/2011
La modestia di Spregelburd

27/06/2011
Brilliant Corners

25/06/2011
Attila alla scala

24/06/2011
Povera gente

» archivio





Cerca nel sito

» ricerca avanzata


Login

Non sei registrato?
» registrati

Hai dimenticato la password?