Ecco finalmente in scena uno spettacolo che non ci invita all'abusata domanda - chi sono i greci per noi e noi per loro? - ma ci costringe e interrogarci sul permanere della tragedia dentro una società che ha perso l'illusione di essere affluente e che si chiede il senso di parole come eticità, libertà, rifiuto anarchico di una schiavitù economica anche a prezzo della vita. A riproporci quasi ossessivamente queste domande ci pensano i riminesi Motus.
L'avevano incominciato a fare anni fa, quando si erano rispecchiati nel mondo del grandissimo, provocatorio Fassbinder; hanno radicalizzato la ricerca nella loro Antigone in progress e ora la vivisezionano in Alexis. Una tragedia greca, in scena con grande successo al Teatro Franco Parenti di Milano.
In un bellissimo film tedesco a più mani (c'era anche un episodio diretto da RWF), Germania in autunno che analizzava la repressione scatenatesi in quel Paese contro la RAF (Rote Armate Fraktion) all'indomani del rapimento e dell'assassinio del capo degli industriali, anche la rappresentazione dell'Antigone e il suo grido di libertà erano se non proprio vietati, guardati con sospetto. Fedeli più che mai al pensiero, al ghigno beffardo dell'artista tedesco, oggi i Motus mettono in scena in questo spettacolo un'Antigone al maschile (o un Polinice "doppio" di Antigone, se preferite): la vicenda umana del quindicenne Alexandros-Andreas Grigoropoulos detto Alexis, freddato durante una manifestazione a Exarchia, quartiere del centro d'Atene da una pallottola al petto sparata da un poliziotto. Come dire: ogni epoca, ogni generazione ha la sua vittima sacrificale pronta a immolarsi per testimoniare la propria libertà, il rifiuto di un sistema di vita, di un'idea di società che non si vuole condividere.
Diretti da Enrico Casagrande e da Daniela Nicolò che mescolano nel loro racconto Sofocle e la Liliana Cavani dei "Cannibali", Silvia Calderoni, Benno Steinegger, Vladimir Aleksic, Alexandra Sarantopoulou, giungono alle radici stesse della loro Antigone. Un vero e proprio viaggio dentro un personaggio di cui il giovane Alexis è un'ulteriore rappresentazione, un'inquietante icona postmoderna. Lo raccontano con le immagini di un video che ci rimanda i fotogrammi di una città sconciata dalla modernità, con le sue voci, i suoi racconti, la drammatica ossessiva colonna sonora dei Deus ex machina. Ce lo dicono soprattutto con il corpo, quella fisicità esaltata che dà senso alle cose, quelle discese improvvise e provocatorie fra gli spettatori, quel vaticinare attorno a un debole fuoco, quell'essere dentro e fuori lo spettacolo, quell'essere in fin dei conti "abitati" dai personaggi. Atene, allora, può essere uguale a Genova, a... Emozionante.
di maria grazia gregori
(01:40 - 05 nov 2010)
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