delTeatro - arte,danza,opera
Baldini Castoldi Dalai editore

Path

Home > Recensioni> Il vecchio e il cielo

17:58 - marted́ 22 maggio 2012


Il vecchio e il cielo

Il vecchio e il cielo scritto e diretto da Cesare Lievi segna il suo debutto come sovrintendente del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, dopo molti anni passati alla direzione del Centro teatrale bresciano e un addio che ha fatto molto discutere. Un debutto felice non solo per il successo di pubblico ma anche per la qualità di uno spettacolo (coprodotto con l'altra importante realtà teatrale della città, il CSS) che ha saputo parlare alle paure, ai pensieri nascosti, ai sentimenti di ognuno di noi.

Il vecchio e il cielo (pubblicato da Marsilio) mette di fronte fra molte cose non dette, in un momento significativo della vita, quattro protagonisti. Primo fra tutti un preside in pensione (lo interpreta con raro scavo psicologico Gigi Angelillo), sempre in cerca di nuove avventure femminili malgrado gli sia vicina da molti anni una compagna. Ma dopo la prima ubriacatura di libertà sembra farsi strada in lui l'inaspettata coscienza dell'inarrestabile passare del tempo, della vecchiaia che avanza, della nostalgia ossessiva del passato.

Poi c'è lei, Donata, innamorata e generosa alla quale la bravissima Ludovica Modugno sa dare verità e umanità: improvvisamente messa da parte, rifiutata del maturo signore che vorrebbe rincorrere giovani ragazze, questa donna che ha molto perdonato decide che è meglio vivere da sola piuttosto che buttare via la sua vita per un uomo immaturo e narciso. Che se la veda con la figlia gallerista (ben disegnata da Giuseppina Turra), la quale si è riavvicinata al padre non tanto per affetto quanto ingolosita dal suo appartamento più ampio e più adatto alla sua nuova vita sociale.

A mettere a repentaglio un equilibrio delicato ci pensa un misterioso, giovane personaggio,un barbone chiamato Cielo, incontrato per strada dal preside che l'ha rivestito e rifocillato e che poi lo crede un ladro. È proprio lui (un convincente Paolo Fagiolo), il deus ex machina della storia, che metterà l'uno di fronte all'altro i personaggi, costretti a interrogarsi sulla propria vita, sul proprio destino. Uno strano visitatore che solo il vecchio signore sembra vedere, una specie di alter ego nel quale cercare di rispecchiarsi. Più che un uomo, un angelo della morte pasoliniano, a segnare una neppure tanto misteriosa linea del contrappasso.

Lo spaccato della casa (le belle scene sono di Josef Frommwieser) in cui si svolge l'azione scandita in sette scene come se ci si trovasse su di un ring in cui però la posta in gioco è la vita, può improvvisamente aprirsi su spazi meno concentrazionari che sembrano suggerire la possibilità di una nuova vita. Un mondo altro, parallelo, illuminato dalle affascinanti luci acide di Gigi Saccomandi, dentro il quale Lievi scandisce, nei sette quadri di questo affascinante spettacolo, la parabola del nostro scontento, una partita a quattro inquietante che sembra non lasciarci alcuna speranza.

Visto al Nuovo Teatro Giovanni da Udine di Udine

__
Hai assistito a questo spettacolo? Scrivi la tua recensione (max 10 righe). Registrati ed entra a far parte della community di Delteatro.it!
___

di maria grazia gregori

(19:05 - 22 nov 2010)



VOTA LO SPETTACOLO

1| *

2| **

3| ***

4| ****

5 *****

Vuoi dire la tua?

Login

Non sei registrato? registrati

Voto utenti:6

Contenuti correlati



Le ultime recensioni

30/06/2011
Fine famiglia

28/06/2011
La modestia di Spregelburd

27/06/2011
Brilliant Corners

25/06/2011
Attila alla scala

24/06/2011
Povera gente

» archivio





Cerca nel sito

» ricerca avanzata


Login

Non sei registrato?
» registrati

Hai dimenticato la password?