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17:59 - marted́ 22 maggio 2012


L'amante

Una stanza. Lui e lei. Richard e Sarah, ma anche Max e la Puttana: dipende dal punto di vista. Ancora una volta Pinter mette i suoi personaggi dentro un luogo piccolo, concentrazionario: in questo caso la stanza di una casa, piena di sole, ma da cui la vita di fuori è esclusa dall'uso delle veneziane. Si comincia con un uomo e sua moglie, lui esce per andare al lavoro ma prima le chiede, come se fosse la cosa più ovvia del mondo se nel pomeriggio lei vedrà il suo amante. Lei risponde di si. Un "normale" triangolo amoroso? Il problema è che il triangolo è doppio e forse anche triplo. Variabile, dunque, non solo come il punto di vista ma anche nell'intreccio di questo virtuale terzetto.

A restare identico è il rituale che la coppia compie ogni volta, vestendosi, svestendosi, rivestendosi, cambiando pelle e identità sotto i nostri occhi ma tornando sempre a essere se stessa, concedendosi qualche reciproca distrazione. Cosa unisce questi due che si moltiplicano per tre? Un amore a prova di tutto? Il bisogno di rinverdire la passione? La noia reciproca di una vita sempre uguale innaffiata dai cocktails (anch'essi sempre identici)? Il desiderio di trasgredire le regole? La disperazione?

Pinter si pone queste domande ma mai in modo esplicito e quel che più conta non risolve la situazione, non prende parte per l'una o per l'altra soluzione. Lascia tutto in sospeso, in un mondo lattescente e indeterminato, in un incrocio di psicologie - anzi di una guerra fra i sessi - impietoso e inquietante.

Nel rappresentare questo testo sfuggente e misterioso, Elena Bucci e Marco Sgrosso che ne curano il progetto e la regia - oltre che interpretare i due protagonisti - giocano su due piani. Infatti la precisione realistica delle didascalie pinteriane, che analizzano, suggeriscono i movimenti, le azioni e reazioni dei personaggi, dette fuori campo, si contrappone e si sovrappone alla loro dilatazione simbolica, muovendosi su due linee parallele che il disegno luci di Matteo Viani pone in risalto. Anche Elena Bucci e Marco Sgrosso interpretano i loro inquieti personaggi facendo proprio questo sfasamento drammaturgico, questa crepa segreta che Pinter insinua nel modo di essere, di vivere o di lasciarsi vivere dei due personaggi.

L'equilibrio delicato della pièce poggia dunque interamente sulle spalle dei due attori: una sintonia perfetta, un approccio lucido e intenso a questa liturgia per due che lascia il segno. Da vedere.

Visto al Teatro Menotti-Tieffe di Milano

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di maria grazia gregori

(17:50 - 29 nov 2010)



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