Recensendo, l'anno scorso, il prologo del ciclo wagneriano, Das Rheingold, ero andato giù di brutto nel criticare la regìa di Guy Cassiers e del suo gruppo, la Toneelhuis. Die Walküre, che ha aperto la stagione scaligera, con un'enorme risonanza mediatica, mi è sembrata dal punto di vista della messa in scena, decisamente migliore, con soluzioni anche felici: per esempio, nel primo atto, la capanna-scatola di luce, contrapposta all'oscurità del bosco. Rimango comunque stupefatto dall'entusiasmo e dall'enfasi di certe dichiarazioni, osannanti alla modernizzazione dell'opera lirica e nella fattispecie, wagneriana, grazie all'uso delle nuove tecnologie: come se non fosse sempre accaduto. E Die Walküre, con la sua pirotecnica cavalcata di amazzoni teutoniche, fin dalla sua prima rappresentazione, è stata un banco di prova per le più estrose e ingegnose soluzioni di certi registi.
Per me, comunque, che ne ho viste tante nel corso degli anni, Chèreau a Bayreuth (1976), e Ronconi a Milano (1974) e Firenze (1980) rimangono insuperati, con buona pace della Fura del Baus e di Cassiers. Il quale, in un'ampia pagina dell'inserto del Sole 24 Ore, si dilunga a spiegare i simboli soggiacenti alle sue idee sceniche, che restano però in gran parte intenzionali, per i non fortunati che non hanno letto le sue note. Come spiegare l'effetto francamente comico di quei piccoli lumi o rificoloncine, anche fumiganti, che nel terzo atto scendono sulla dormiente Brünnhilde? Non era simbolicamente più diretta e semplice una proiezione di fiamme a proteggere la walkiria da predatori vigliacchi, en attendant Sigfried? E in tanto buio, davvero eccessivo, quelle immagini fantasmatiche di cavalli rovesciati e corpi nudi salenti al Walhalla non fanno tanto clip DeejayTv? E quei costumi di Tim van Steenbergen, a voler essere buoni, non si erano già visti e stravisti, décolleté di Fricka compreso, parata lei per un ballo di debuttanti e non per una sfuriata familiare?
Cosmogonia epica e dramma borghese, Schopenhauer e Vico e Ibsen convivono nella tetralogia, e macroscopicamente in Die Walküre; e Cassiers, a onor del vero, è riuscito a rendere con efficacia questa convergente duplicità, perfino contro l'uso invasivo della sua tecnologia. Lui sa muovere e far recitare i suoi interpreti, perfino i più goffi, e riesce a rendere credibili gli empiti amorosi e le angosce esistenziali. In questa prima giornata vero protagonista non è l'eroina da cui il titolo, bensì Wotan, il monocolo viandante che esprime in sublimi monologhi la sconfinata impotenza del suo agire: "Io di tutti il meno libero" e ancora "io sono di tutti il più triste" e ancora "solo una cosa bramo ancora: la fine, la fine." È il das Ende, appunto, che Wagner media da Schopenhauer.
Ma quello che ha reso la serata scaligera memorabile ed emozionante è la resa orchestrale, magnifica nelle mani di Barenboim, e la qualità degli interpreti, tutti notevoli anche se con qualche differenza. Qualcuno, per esempio, ha notato che Waltrud Meier, che io ricordo con Muti (1994) splendida Brünnhilde, ha perso un po' del suo smalto come Sieglinde; compensato però da una splendida interpretazione abile a evitare gli scogli più ostici; un po' troppo opaco l'Hunding di John Tomlinson, senza nerbo. Quanto al Siegmund di Simon O'Neill, il tenore ha sopperito a una voce forse un po' troppo esile per il ruolo con una qualità di emissione dolce e drammatica insieme.
Superbe le altre due donne, la Fricka di Ekaterina Gubanova nell'antipatica parte della moglie codina e la walkiria eletta, Brünnhilde, interpretata da Nina Stemme, con grande rigore e tensione e fuoco. Per lei un vero meritato trionfo.
A me, è inoltre piaciuto moltissimo il Wotan di Vitalij Kowaljow, bacchettato severamente dal sapiente Paolo Isotta. Umano, troppo umano forse come Dio terrifico e implacabile; eppure era proprio questa lettura, di estrema riduzione alla debolezza del sentimento, al vano dibattersi di inutili obblighi, che Kowaljow ha saputo rendere con grande umanità e una voce di straziati sussurri.
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di piero gelli
(13:32 - 14 dic 2010)
LUXLUCIS scrive alle 23:51 - sab 18 dic 2010
Mi par di sognare: forse l’ eccellente resa musicale di praticamente tutti gli interpreti ha offuscato l’ intelletto di spettatori e critici estendendo il successo anche alla deplorevole regia. La quale proprio per insipiente uso della "tecnologia" va stigmatizzata! La capanna di Hunding sarebbe un box doccia? L’ incantesimo del fuoco lo si realizza con una batteria di moccoli da cimitero gocciolanti?? L’ unico oggetto bello visto sul palco scaligero - la notevole scultura multi-equestre - ritirato dopo una mezzoretta per sostituirlo con una confusa proiezione B&W! La locandina reca la presenza di 2 danzatori-acrobati: qualcuno li ha visti? ... :-(
Se tanto mi dà tanto il progetto della Tetralogia si mette male...
Nella città dove son nato si direbbe: "Ah Cassiers, vatte a ripone’..."
LUX
tornic scrive alle 18:24 - mer 15 dic 2010
Sposando completamente quanto scritto da roriange, vorrei aggiungere una osservazione sul programma di sala: uno dei motivi principali per cui lo prendo è la presenza delle note di regia che aiutano, indubbiamente, a capire meglio le intenzioni del regista nella sua messa in scena. Nel programma di sala di Valchiria-Cassiers, invece, assolutamente nulla. Dall'articolo del sig. Gelli scopro che le note di regia andavano ricercate sul sole 24ore. Così ora chi si interessa di economia sa cosa voleva esprimere Cassiers e chi è andato a teatro e ha preso il programma di sala no. Come si fa a sapere quando le note di regia sono nel programma di sala e quando in un giornale?
roriange scrive alle 23:36 - mar 14 dic 2010
Gent. Sig. Gelli,
dopo il "miracolo"di Rai5 (direi buona ripresa e buon sonoro-speriamo che si ripeta con altre produzioni) ho visto dal vivo la seconda di Valchiria.
Barenboim ha saputo creare con l'orchestra, finalmente tenuta perfettamente unita, un'atmosfera emozionante e difficilmente riferibile a parole. Un sogno....
Stemme,Gubanova e Kowaljow sopra gli altri, ma la recitazione di Meier,vista in Tv, è degna delle migliori attrici di teatro.
Uno spettacolo superbo, che non ha assolutamente fatto pesare le cinque di durata totale.
Voto utenti:
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