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18:16 - marted́ 22 maggio 2012


La modestia

È come un giardino dai sentieri che s'incrociano, che si smarriscono, che ritornano il teatro di Rafael Spregelburd, drammaturgo, regista, attore argentino: un talento internazionale le cui opere vengono rappresentate non solo in America Latina ma in tutta Europa con grande e spiazzante successo. Autore dagli intrecci formidabili, che mettono in scena personaggi che c'intriga accompagnare per un tratto della loro vita (quando non per tutta la loro vita), Spregelburd (il cui teatro è edito in Italia da Ubulibri) realizza i suoi testi dando l'impressione di muoversi all'interno di un teatro realistico. Ma anche se i protagonisti delle sue commedie vengono raccontati nella loro quotidianità dentro piccoli e sovraffollati appartamenti o in ambienti immediatamente riconoscibili, non è certo il realismo tout court il suo punto di riferimento quanto piuttosto un realismo visionario, febbrile dove i piani della memoria e del tempo, ma anche della vita qui e ora e, a maggior ragione, i personaggi si sovrappongono, si confondono, si contaminano, si corrompono.

Uno scrittore a suo agio, dunque, sia con la telenovela, genere televisivo sudamericano per eccellenza, come nella celebre, pluripremiata Bizarra, sia che si confronti con opere più complesse come l'Eptalogia di Hieronymus Bosch ispirato a una celebre, composita opera sui peccati capitali del pittore fiammingo, ma totalmente rivista e riportata all'oggi di cui La modestia, in scena all'Out Off di Milano è il terzo episodio. Apparentemente la modestia in sé non è un peccato - semmai lo è la superbia -, ma per Spregelburd è una delle colpe peggiori perché ci spinge a vivere al di sotto delle nostre capacità: una scorciatoia per non vedere i nostri limiti, le nostre deviazioni morali.

A mettere in scena La modestia è Manuela Cherubini che ha fatto conoscere Spregelburd in Italia e che la scorsa stagione ha firmato con grande successo l'andata in scena di Bizarra. La sua regia ci sembra tesa soprattutto a scarnificare le due storie di vita parallele, ma lontane nel tempo e nello spazio, che s'intrecciano l'una all'altra, scena dopo scena nel testo, costringendo gli attori al tour de force, voluto dall'autore, di interpretare doppi personaggi.

In scena, dunque, ci sono due gruppi di persone: l'uno composto da gente di Buenos Aires; l'altro, invece, formato da personaggi di origine russa che vivono in un tempo difficile da codificare, apparentemente del tutto estranei l'uno all'altro, salvo quello scivolare comune verso un tempo immaginario e verso realtà altrettanto immaginarie. C'è dunque un uomo che sta morendo per la tisi, curato da un medico in cambio dei diritti del libro che sta scrivendo o che scriverà o che è stato scritto dal suocero o da sua moglie, chissà. Ci sono delle cassette molto compromettenti che devono essere intercettate a tutti i costi, forse perché raccontano della corruzione di personaggi della politica legate a sparizioni misteriose.

Storie diverse ma stessi attori che entrano ed escono a vista dalle vicende che raccontano, personaggi giocati sul filo dell'ambiguità, pinterianamente dentro una realtà sospesa più che nel nonsense. La modestia (che andrà in scena a giugno al Festival di Spoleto nella versione di Luca Ronconi), nello spettacolo della Cherubini si muove nelle sabbie mobili che separano la realtà dalla finzione e, pur nel rigore dell'approccio, mostra qualche difficoltà, da registrare, soprattutto per quel che riguarda la direzione degli attori (che sono Alessandro Quattro, Hervé Guerrisi, Gaia Saitta, Simona Senzacqua) che non hanno ancora raggiunto quell'ironica, ambigua leggerezza che ci pare il viatico per penetrare nell'inquietante mondo di Spregelburd.

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di maria grazia gregori

(19:26 - 11 apr 2011)



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