È una suggestione da realismo magico, concreta come un sogno, quella che fa da guida a Sangue dal Cielo, lavoro che il teatro Stabile di Sardegna ha tratto da un romanzo del giallista Marcello Fois. In scena (bello il lavoro di Barbara Petrecca, anche costumista) un enorme letto, con testiera fantasmagorica, addobbata di cornici. Qui, sul lettone, pronto a mangiare pane e latte per colazione, sprofondato tra le coltri, sta l'avvocato poeta Bastianu Satta. Sollecitato dalla anziana madre, Satta si interroga sul caso misterioso e irrisolto di un suo protetto, disabile psicofisico, accusato di omicidio. Tra reticenze della donna, capace di portare coltelli in carcere, e svelamenti successivi, la vicenda si offre per raccontare più che altro uno spaccato della Nuoro di fine Ottocento.
Terra barbaricina, si dice: ancestrale, insidiosa, con regole e riti immodificabili. Ma nell'indagine le cose non tornano, non tutto è come sembra. E Bastianu non ci sta, è curioso, si interroga, sogna. Così, in sogno, appaiono gli antenati: Jaju, il nonno; Bisaju, il bisnonno; e Babbu il padre dell'avvocato. Emergono dal lettone, si affacciano dalle coperte, si siedono accanto al protagonista: saranno loro a fare da "consulenti", da interlocutori del dubbio, con domande incalzanti, seminando ipotesi che Bastianu seguirà. Poi, intorno, c'è tutto il paese: figure che sembrano provenire da un passato mitico, da una storia immutabile. Donne, uomini, che oscillano tra un clima gustoso da fin de siecle e una terrigna e materica eternità.
La vicenda si dipana per svelamenti successivi, per agnizioni e lente ammissioni: fino alla tragica soluzione, in cui la verità si ribalta, mostrando un lato ancora più oscuro. Ma quel che sembra interessare alla regia non è tanto il coté noir, quanto, semmai, il grottesco walzer d'umanità alle prese con la vita. Guido De Monticelli, fresco di nomina al Teatro di Sardegna, spinge su un ritmo da operetta, con canzoni che miscelano song alla Kurt Weill con nenie tradizionali. E sono bravi gli interpreti ad assecondare e dare sostanza al disegno registico. A partire dal nucleo storico del Teatro di Sardegna, fatto di interpreti di grande incisività e notevole autoironia, capaci di mettersi in gioco su ritmi e stilemi non convenzionali. Sangue dal Cielo, così, procede lieve, gradevole, divertente appoggiandosi sulla falsa traccia dell'inchiesta poliziesca: ma svia un po' troppo quel sottotitolo - "quasi un musical" recita la locandina - che fa temere nefandezze alla Amici, quando, alla prova dei fatti, lo spettacolo è di tutt'altro spessore.
Visto al Teatro Metastasio di Prato
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di andrea porcheddu
(20:30 - 09 apr 2011)
Voto utenti:
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