delTeatro - arte,danza,opera
Baldini Castoldi Dalai editore

Path

Home > Recensioni> Fine famiglia

18:21 - marted́ 22 maggio 2012


Fine famiglia

Un festival del tutto particolare costruito sul rapporto di due scuole di teatro - una italiana la Paolo Grassi di Milano e una russa, il Laboratorio On.Teatr di San Pietroburgo - che si confrontano sull'oggi dunque sulla nuova drammaturgia dei due Paesi e sui giovani registi che si affacciano al teatro e che si scambiano i testi, diretti e recitati da registi italiani e da attori russi e in lingua russa quelli italiani, diretti e interpretati da registi russi e da attori italiani, in lingua italiana quelli russi. Un intreccio che si è rivelato molto proficuo, un passo in più in riconoscimento di una cultura e di una formazione diverse e allo stesso tempo comuni.

Il debutto non poteva essere migliore: sul grande palcoscenico del Franco Parenti di Milano, infatti, è andato in scena con grande successo, la regia coinvolgente e grintosa della giovane Cristina Belgioioso, un testo di Magdalena Barile, Fine famiglia, dove l'autrice rivela un'invidiabile capacità di districare i nodi spesso angosciosi che legano fra di loro i membri di una stessa famiglia.

Un'ironia grottesca e feroce pervade il testo costruito come un apologo disincantato ma non privo di una lucida tenerezza nei confronti dell'istituzione della nostra società che forse più di ogni altra rivela fin dal primo sguardo la sua fragilità, la sua malattia. E anche se siamo a Natale la cometa che brilla sopra la scena non illumina nessuna capanna e nessuna nascita divina ma un lungo quasi di passaggio dove i personaggi - madre, padre, figlia, figlio - si buttano addosso tutte le loro pene, tutte le loro idiosincrasie, tutta la loro voglia di andarsene colpevolizzando la madre per qualsiasi cosa sia loro accaduta.

Padri che si sono dati da fare solo a lavorare mancando in tutto il resto, figli palesemente in crisi vuoi per un disadattamento, vuoi per un bisogno, in realtà per un'incapacità di vivere una vita diversa e una madre che si affanna a fare la madre, prototipo inquietante della madre chioccia, di quel tipo di madre italiana che crede sempre di essere nel giusto e che poi si rivela l'unica a sapere prendere le cose in contropiede rivoltandole a proprio favore. Con un vero e proprio colpo gobbo: convincere tutti a non andarsene prima di avere assaggiato la sua famosa torta di cui si attende fra sprazzi d'odio, crude verità, ridicoli assolo, la cottura. E mai torta fu migliore e le valigie sono abbandonate, almeno per il momento.

La regia, che ha un buon ritmo, sa gestire bene le peculiarità realistiche degli attori russi grazie al testo della Barile, che ironicamente gioca con un prototipo all'ennesima potenza della famiglia italiana, la critica ridendo, ma il suo riso è nero. Ci coinvolge, ci fa pensare, ci fa sorridere ma ci lascia, pur nella sua voluta esagerazione, l'amaro retrogusto di un autoriconoscimento.

di maria grazia gregori

(15:50 - 30 giu 2011)



VOTA LO SPETTACOLO

1| *

2| **

3| ***

4| ****

5 *****

Vuoi dire la tua?

Login

Non sei registrato? registrati

Voto utenti:3

Contenuti correlati


Leggi anche…

» trova tutti


Le ultime recensioni

30/06/2011
Fine famiglia

28/06/2011
La modestia di Spregelburd

27/06/2011
Brilliant Corners

25/06/2011
Attila alla scala

24/06/2011
Povera gente

» archivio





Cerca nel sito

» ricerca avanzata


Login

Non sei registrato?
» registrati

Hai dimenticato la password?