Genere: Prosa
Konchalovsky firma una regia solida, classica verrebbe da dire - laddove anche i toni da vaudeville sono ampiamente previsti dall'autore e dalla tradizione - e vi inserisce solo alcuni cenni di invenzione: ad esempio le proiezioni video, che si susseguono dopo le fotografie iniziali, e che in qualche modo servono ad un "fastforeward" della storia, mostrando cosa è la Russia, ossia il mondo, dopo quei cento, duecento anni di cui parla Astrov. I personaggi cechoviani sono ossessionati da "ciò che verrà dopo", dalle "generazioni successive". Ebbene, le generazioni successive siamo noi: i boschi sono distrutti, i laghi prosciugati, gli animali uccisi, il traffico e le macchine regnano ovunque, solo la povertà e la miseria non sono cambiate. Questo sembra volerci mostrare Konchalowsky - forse con un eccesso di didascalismo. (...)
(Dalla recensione di Andrea Porcheddu su Delteatro.it)
Note: Prodotto da Teatro Accademico Statale Mossovet di Mosca e Andrei Konchalovsky Production Center
Autore: Anton Cechov
Regia: Andrei Konchalovsky
Artisti:
Alexander Filippenko nel ruolo di: Serebryakov
Natalia Vdovina nel ruolo di: Elena
Yulia Visotskaya nel ruolo di: Sonia
Irina Kartasceva nel ruolo di: Voynitskaya Maria Vasilievna
Pavel Derevyanko nel ruolo di: Zio Vania
Alexander Domogarov nel ruolo di: Dottor Astrov
Alexander Bobrovski nel ruolo di: Ilya Ilich Telegin
Larissa Kuznetsova nel ruolo di: la balia Marina
Olga Suchareva nel ruolo di: Fantasma
Compagnia: Teatro Accademico Statale Mossovet
Costumi: Rustam Khamdamov
Scene: Lubov Skorina
Luci: Andrei Izotov
Musica: Eduard Artemiev
Lingua: In russo con sovratitoli in italiano
(18:00 - 04 dic 2009)