Genere: Prosa
A prima vista sembra che Plauto voglia scrivere una semplice commedia col suo solito saporito linguaggio, con scherzi, intrighi, passioni, incomprensioni, diffidenza, esuberanza, arrivando a uno scompiglio totale. Ma Plauto fa anche vedere che noi possiamo essere rovesciati sottosopra, per la variabilità dell'essere umano. Per gli amici e i parenti di Menecmo - il nuovo arrivato, suo fratello gemello - altri non è se non Menecmo stesso che, per sottrarsi alle sue responsabilità, si finge quasi un altro. È colui che cerca di salvarsi la pelle, che pensa di poter fare e disfare come conviene a lui. Egli spinge le persone che di solito lo frequentano all'alienazione mentale, per cui esse, a loro volta, dichiarano lui matto e cercano con forza di rinchiuderlo in manicomio.
Per fortuna c'è sempre il servo onesto e di buona fede, in questo caso Messenione, a salvare il suo padrone in difficoltà. Ma anche lui non riesce a riconoscere il fratello gemello del suo vero padrone e crede invano d'aver guadagnato la sua libertà con questa impresa eroica. Le complicazioni per Menecmo aumentano rapidamente e la spirale di furberie e inganni non conosce fine. Nessuno si fida più di nessuno fino a quando si scopre lo scambio dei due gemelli e Messenione mette tutto al suo posto. Una storia con un lieto fine insomma, come si voleva all'epoca e come, dopotutto, si gradisce anche ai giorni nostri. Plauto scriveva questa Fabula Atellana (commedia da sagra, festa popolare, kermesse) 2000 anni fa per divertire il pubblico romano. Ci riesce con mezzi semplici e molto efficaci. Facilmente si riconoscono nel comportamento degli attori i nostri stessi comportamenti. Il successo di questa commedia si basa sul fatto che il pubblico sa tutto mentre i personaggi in palcoscenico non sanno niente e questo artificio viene magistralmente sfruttato da Plauto inventando una teoria infinita di malintesi che solo il pubblico comprende.
In questo lavoro, Ted Keijser - regista olandese che ha lavorato con compagnie di tutto il mondo - esalta al massimo il gioco degli equivoci e la fisicità degli attori, cercando e combinando insieme la musica e il ritmo della parola, la musica e il ritmo del corpo, la musica e il ritmo del coro dei commedianti, la musica e il ritmo dello spazio; per raggiungere il risultato di un gruppo che funziona come un unico organismo, nel quale ognuno è solista al momento giusto, e dal quale promana la risata "vera", quella che viene direttamente dalla pancia. "Maestri come Carlo Mazzone Clementi e Jacques Lecoq mi hanno insegnato che la commedia è una cosa seria e non è facile come sembra".Note: Produzione Plautus Festival - Teatro Vivo
Regia: Ted Keijser
Artisti:
Massimo Venturiello
Laura Lattuada
Musica: Andrea Mazzacavallo
(18:27 - 13 lug 2010)