Genere: Prosa
Grazie alla sapiente guida di Eugenio Allegri la carovana dei Pappazzum raggiunge ora con una virata decisa l'immaginario degli anni '70, dal look demodé (pantaloni a zampa, stivaletto d'ordinanza, camicia colorata con colletto a punta) alle evocazioni beat, dagli echi della dance music all'invasione degli elettrodomestici.
Fanno sorridere si, ma la scrittura di Allegri muove sottilmente anche altre "corde", entrando quasi proustianamente nella "memoria" di quegli anni irripetibili tra ironia, inquietudini, fermenti sociali e politici: si permette qui e là tributi cinematografici (Arancia Meccanica, Easy Rider, Brazil), accende veri e propri flash fotografici sulla guerra in Vietnam, gli anni di piombo, i Mondiali in Messico, evoca lo sparo assassino a John Lennon, regala immagini "cult" (dal Carosello allo strip della Fenech), infine ci unisce in un comune sentimento, quasi di malinconica resa. Una salto, anzi una capriola a ritroso, nella quale i "Pappa" si cimentano alla loro maniera: surreali e imprevedibili, anti-convenzionali e irridenti, stralunati e giocosi...
La musica è collante fondamentale di questo percorso: i Pappazzum in verità gli strumenti li suonano ovviamente, ma si divertono anche a cambiarne completamente la funzione ( il paragone d'obbligo è con la Banda Osiris): danno vita ad improbabili balletti, improvvisano una inguardabile break-dance, diventano un "corpo unico" e poi si "frangono" in svariati sketch per poi nuovamente riunirsi in performance musicali di impatto.
I Pappazzum sono questo: follia e genialità, virtuosismo musicale e improvvisazione...