Maria Stuarda

Maria Stuarda a Verona. Devia Save The Queen


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Opera portante del repertorio di Donizetti, quella andata in scena al Teatro Filarmonico ha regalato superbe qualità musicali e due indimenticabili primedonne: Mariella Devia e Sonia Ganassi. Bene anche il resto del cast, regia semplice e centrataDavide Annachini

Maria Stuarda rappresenta nello sterminato catalogo donizettiano uno dei titoli portanti, soprattutto da quando, nel 1967, la sua riscoperta ne ha rivelato le superbe qualità musicali e la fortissima teatralità, grazie alle quali l’opera continua a conservare un successo immutato. Tuttavia, la sua fortuna non fu così scontata al momento di andare in scena nel 1834 al San Carlo di Napoli, dove la censura borbonica non accettava si parlasse di regicidio e di autoconfessione da parte di una sovrana, obbligando quindi Donizetti a trasportare la vicenda in un improbabile medioevo, al tempo delle lotte tra Guelfi e Ghibellini, sotto il titolo di Buondelmonte. Il soggetto originale, ispirato alla tragedia di Schiller, non tardò però a riemergere, con tutte le libertà storiche e le interpretazioni romanzate del caso, che fanno di Stuarda una vittima innocente della collerica Elisabetta, non solo per motivi politici ma addirittura sentimentali (l’oggetto del contendere è il conte di Leicester), al punto da scatenare nell’incontro tra le due regine – mai storicamente avvenuto – invettive al vetriolo, culminanti nel famoso “Figlia impura di Bolena” diventato immediatamente la sigla dell’opera.

Si può intuire come quest’opera pretenda due primedonne in grado di fronteggiarsi ad armi pari e a colpi di bravura, vuoi sul piano vocale, vuoi su quello interpretativo, cosa che sinora ha d’altro lato permesso a Maria Stuarda di restare in repertorio proprio perché troppo appetibile per le ambizioni di qualsiasi belcantista di rango.

Al Teatro Filarmonico di Verona l’occasione di rivedere l’opera donizettiana si giustificava proprio per il fatto di avere a disposizione due tra le migliori interpreti in circolazione dei rispettivi ruoli, Mariella Devia e Sonia Ganassi. La Devia, si sa, è una cantante che ha del miracoloso, per il fatto di conservare dopo tanti anni di attività una qualità vocale, uno stile e una tenuta a dir poco impressionanti, senza mai cedere a scelte esecutive o di repertorio di compromesso, come in definitiva sarebbe più che comprensibile. La purezza dell’emissione, la fluidità del canto, l’estensione del registro acuto, i fiati interminabili, se prima potevano affascinare ora fanno letteralmente sbalordire, anche perché mai finalizzati ad una mera esibizione virtuosistica quanto a una resa espressiva del personaggio. La sua Stuarda, così sobria negli effetti e così densa nelle intenzioni, è risultata ancora una volta straordinaria, soprattutto in quella regalità misurata e toccante, nobile e al tempo stesso umana, che ha restituito alla musica il suo lirismo ispiratissimo e al ruolo la dimensione tragica, ma senza cedimenti alla facile platealità. È stato tutto suo il successo calorosissimo del pubblico, che per altro, nella recita del 13 aprile, si è unito all’intera compagnia nel festeggiare il compleanno dell’inossidabile artista.

Da parte sua la Ganassi ha fatto valere in una parte di mezzosoprano acuto una vocalità in grado di spaziare con facilità tanto in basso quanto in alto, senza mai perdere di rotondità e morbidezza, come di piegarsi alle necessità di un canto fortemente sbalzato e di grande scolpitezza di fraseggio. Un’Elisabetta I, la sua, fedele alla tradizione di un’interpretazione nevrotica e dispotica, che nella visione tutta in bianco e nero del melodramma si è guadagnata perfettamente il ruolo di cattiva rispetto a quello di vittima immacolata (storicamente tutto da verificare) della regina di Scozia. Ma ottimamente scelte sono risultate tutte le altre parti, dal Leicester limpido, elegante e suadente di Dario Schmunck al Talbot autorevole e di nobile presenza scenica di Marco Vinco, per arrivare all’ottimo Cecil, timbrato e protervo, di Gezim Myshketa e all’impeccabile Anna di Diana Mian.
Sebastiano Rolli ha diretto i complessi areniani con attenzione e sensibilità, soprattutto nel rispetto delle voci, indugiando forse un po’ troppo in alcuni tempi ma risolvendo efficacemente la restituzione stilistica e drammaturgica del lavoro donizettiano.

Lo spettacolo di Federico Bertolani, importato dal Bergamo Musica Festival, nella sua dichiarata semplicità aveva il merito di centrare il clima della tragedia nell’uso dei soli bianco e nero, grazie alle scene geometriche di Giulio Magnetto e ai costumi di Manuel Pedretti, e di dare il giusto rilievo alla psicologia dei personaggi e alle loro azioni, tramite una gestualità tanto sobria quanto efficace.
Del successo si è detto, entusiastico non solo per la Devia ma per tutti gli esecutori, a conferma di una produzione da prendere a modello in questi tempi difficili ma non impossibili per realizzare uno spettacolo di qualità.

Visto al Teatro Filarmonico di Verona il 13 aprile 2014

Maria Stuarda su Wikipedia
Il libretto in pdf

Maria Stuarda
Tragedia lirica in due atti
di Giuseppe Bardari (da Friedrich Schiller)
Musica di Gaetano Donizetti
con
(Maria Stuarda) Mariella Devia
(Elisabetta) Sonia Ganassi
(Leicester) Dario Schmunck
(Talbot) Marco Vinco
(Cecil) Gezim Myshketa
(Anna Kennedy) Diana Mian

direttore Sebastiano Rolli
regia Federico Bertolani
scene Giulio Magnetto
costumi Manuel Pedretti
Maestro del Coro Armando Tasso
Orchestra e Coro dell’Arena di Verona