Sogno di una notte di mezza sbornia

Sogno di una notte di mezza sbornia

Luca De Filippo torna al teatro con un testo molto amato dal padre. Lo fa con la propria personalità ma anche con l’ironia feroce, la corda pazza, il riso liberatorio spesso venato di tristezza che caratterizzano il teatro di EduardoMaria Grazia Gregori


Luca De Filippo torna a Milano e il pubblico del Teatro Franco Parenti ride di cuore. Del resto come si fa a non divertirsi quando in scena c’è un testo come Sogno di una notte di mezza sbornia che suo padre, il grande Eduardo, scrisse nel 1936 traendolo molto liberamente da una commedia di Athos Setti, La fortuna si diverte (che ispirò anche Petrolini e Musco) rivisitando da par suo la farsa e quel teatro umoristico per i quali, in quei lontani anni Trenta, i fratelli De Filippo (Eduardo, Peppino, Titina) andavano famosi? E che quel testo lo avesse profondamente intrigato lo si comprende anche dal fatto che nel 1959, quando ormai Eduardo era Eduardo, ne firmasse anche una regia cinematografica dove recitava affiancato da Pupella Maggio e da Pietro De Vico.

Nel ripercorrere il cammino, la storia teatrale di suo padre, come già era successo recentemente nella Grande magia, Luca ce ne rivela l’ironia feroce, la corda pazza, il riso liberatorio spesso venato di tristezza, l’humour nero, la sottile “cattiveria”, il disincanto, la curiosità inesausta verso quell’“animale” del tutto particolare che è l’uomo mai solo ma immerso, nel bene e nel male, nella società che lo circonda. Lo fa con quella sensibilità che è tutta sua, non ripetendo banalmente ma mettendo molto di sé, del suo stile asciutto, nei personaggi che incontra in questo viaggio dove non solo fa suo un repertorio in cui contano i ritmi, i modi di dire, le battute, le sequenze precise al millimetro, le occhiate, i silenzi dei personaggi, ma lo riscrive con la sua sensibilità di attore di oggi, restituendoci un mondo, uno sguardo sulle cose.

Chiamiamolo pure teatro di tradizione, ma che freschezza e intelligenza c’è in questo! Merito anche della regia di Armando Pugliese, della sua predilezione per un teatro del grottesco costruito sui ritmi di una recitazione quasi straniata, che trova nel testo e nel personaggio di Pasquale Grifone interpretato da Luca De Filippo un terreno assai fertile.

Sogno di una notte di mezza sbornia racconta di Pasquale, un poveraccio dal gomito facile con il vino, capo di una famiglia squinternata – moglie bisbetica, sempre inviperita, figlio incapace, figlia bruttina assai, difficile da sposare -, pochi soldi in casa e una grande passione per la bisboccia. Ma racconta anche l’ossessione per il gioco del lotto, la superstizione che spesso gli è legata, condita di sogni e di credenze popolari.

Protagonista occulto della vicenda è Dante Alighieri che troneggia con una grande testa di gesso in casa Grifone, non perché Pasquale ne abbia il culto (“il tuo libro non lo legge nessuno, è troppo lungo e non si capisce niente”, gli dice durante i suoi incubi), ma perché nessuno ha mai voluto comprarlo. Proprio Dante gli appare in sogno, al culmine di una sbornia, dandogli quattro numeri da giocare al lotto ( 8-13-52-90) assicurandogli la vincita, ma rivelandogli il contrappasso: la morte che avverrà dopo alcuni mesi, il giorno in cui Pasquale compirà 52 anni, alle 13 precise. Sconvolto nel bene e nel male per quanto gli è stato detto, tiene un comportamento che confonde la famiglia (alla moglie ha rubato i soldi che nascondeva in un cassetto sotto la biancheria per giocare al lotto) e gli amici, che lo considerano pazzo fino a quando la vincita milionaria si rivela vera e la vita della famiglia cambia di colpo fra camerieri schifati, la moglie che si veste come un lampadario e parla affettato con strafalcioni a non finire, corteggiatori interessati della ragazza. Casa di lusso, con vere e proprie luminarie sempre accese a mo’ di altarino per il testone di Dante, solo Pasquale si veste sempre da poveraccio. Intanto si avvicina la data fatale e l’uomo, schifato dal comportamento della moglie e dei figli, comincia ad avere paura e cerca in tutti i modi di vendicarsi della sua famiglia che aspetta la sua morte con l’orologio in mano. Ma quando l’ora sembra passata e i piatti sono imbanditi, ecco che si scopre che gli orologi di famiglia sono avanti…

Nelle scene di Bruno Buonincontri che incorniciano questo mondo a metà fra vita e morte, sottolineato dalle musiche di Nicola Piovani, si snoda dunque questa farsa fra il comico e il grottesco dove, accanto all’applauditissimo protagonista, spicca la Filomena di una scoppiettante, divertente Carolina Rosi. Tutt’intorno sta un mondo facile ai sogni e alla superstizione, al quale danno voce Nicola Di Pinto, Massimo De Matteo, Giovanni Allocca, Carmen Annibale, Gianni Cannavacciuolo, Paola Fulciniti,Viola Forestiero. Da vedere.

Visto al Teatro Franco Parenti di Milano. Repliche fino al 6 gennaio 2015

Sogno di una notte di mezza sbornia
di Eduardo De Filippo
liberamente tratto dalla commedia “La Fortuna si diverte” di Athos Setti
con Luca De Filippo,
e con Carolina Rosi, Nicola Di Pinto, Massimo De Matteo e (in o.a.) Giovanni Allocca, Carmen Annibale, Gianni Cannavacciuolo, Viola Forestiero,Paola Fulciniti
regia Armando Pugliese
produzione Elledieffe – La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo