I Post di Renato Palazzi


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Oui, je suis Martà Cuscunà – Deflorian-Tagliarini: un Rewind da leggenda – Uno per tutti, tutti per Kronoteatro! – Riforma: l’occhio lungo di Massimiliano CivicaL’ultima notizia in ordine di tempo, sulle fortune dei nostri talenti teatrali all’estero, riguarda Marta Cuscunà, che porterà il suo Sorry, boys al Théâtre de la Ville di Parigi, per il festival Chantiers d’Europe. In ciò, ovviamente, non c’è nulla di nuovo: da tempo le compagnie italiane raccolgono successi sui palcoscenici stranieri. Gli Anagoor, per citare casi recenti, sono appena tornati dal festival di Mülheim an der Ruhr, in Germania, dove hanno rappresentato Lingua imperii, mentre Polvere di Saverio La Ruina è stato appena tradotto e recitato all’International Voice Project di Chicago, un osservatorio sulle produzioni drammaturgiche mondiali. A stupire, però, non è tanto il fatto che questi spettacoli siano apprezzati dalle platee di altri paesi, ma che ad essere accolti con tutti gli onori siano artisti che faticherebbero, qui, ad avere udienza dal direttore del Teatro Municipale di Pizzighettone.

L’importante “personale” che l’Elfo Puccini ha dedicato a Daria Deflorian e Antonio Tagliarini ha offerto l’opportunità di rivedere – o di vedere, per chi non vi aveva mai assistito – l’ormai leggendario Rewind – omaggio a Café Müller di Pina Bausch (foto), l’inizio del percorso di ricerca comune dei due performer. L’idea è geniale: uno spettacolo di oggi che descrive e commenta – senza mostrarne una sola immagine – un fondamentale spettacolo di ieri, attraverso il quale i due autori-interpreti raccontano se stessi, le proprie esperienze professionali, le proprie emozioni. Rewind segna, a suo modo, una piccola svolta storica, un passaggio decisivo di quella corrente della creazione teatrale contemporanea che si suole definire post-drammatica. Ma è soprattutto un bellissimo lavoro, una vitale espressione di quella sorta di sentimentalismo intellettuale che è la cifra caratteristica di Deflorian-Tagliarini. È del 2008, ma regge bene il confronto con le proposte successive. È un punto di partenza che continua anche a sembrare un attualissimo punto d’arrivo.

Da sei anni la compagnia Kronoteatro organizza ad Albenga, la sua città, un piccolo festival dal taglio originale, Terreni creativi, che si svolge in spazi suggestivi come le serre dell’entroterra, e abbina i titoli in programma con le degustazioni di eccellenze eno-gastronomiche del territorio. Quest’anno la rassegna dovrebbe tenersi regolarmente, dal 3 al 5 agosto, ma solo a prezzo di ulteriori sacrifici da parte degli organizzatori e degli artisti invitati: come altre iniziative di qualità, subisce infatti i contraccolpi di una grave situazione economica, le difficoltà delle aziende agricole che la sostengono, l’esiguità dei finanziamenti locali e nazionali. Oltre a intraprendere una campagna di crowdfunding, Kronoteatro lancia quindi un accorato appello perché questa settima edizione non sia l’ultima, perché non segni la fine di un progetto che cerca di promuovere il nuovo teatro in una parte della Liguria meno ricca di occasioni culturali. Credo valga la pena di appoggiare il loro sforzo. Cliccate QUI.

Sarà un caso, saranno le inevitabili conseguenze di una crisi ormai in atto da anni, ma mi sembra che mai come da quando è entrato in vigore il famoso decreto di riforma dello spettacolo dal vivo si senta parlare di teatri in grande affanno, di teatri che non hanno i mezzi per sostenere le proprie attività o per pagare dipendenti e collaboratori. Si incoraggia, finalmente, la triennalità dei progetti, ma aumenta il numero di quelli che non ce la fanno ad arrivare al giorno dopo. E si accentua il gap tra chi stenta a stare a galla e chi può permettersi di partecipare a coproduzioni internazionali che verranno mostrate sui nostri palcoscenici soltanto per poche repliche. Aveva ragione Massimiliano Civica nel prevedere che il provvedimento ministeriale avrebbe imposto di fare di più con gli stessi soldi, o di fare lo stesso con meno soldi, che è un modo elegante e discreto di ridurre le risorse a (quasi) tutti, senza dirlo.