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Perché condivido l’appello sul “Teatro assente”


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Renato Palazzi interviene in merito all’appello sul “Teatro assente” lanciato alcuni giorni fa da Quotidiana.com. Aggiungendo alcune considerazioni

Sono sostanzialmente d’accordo con questo appello dei quotidiana. com, una compagnia che tra l’altro – come mi pare di capire – non è neppure tra quelle più penalizzate dall’attuale situazione di indifferenza e disattenzione da parte delle istituzioni e del teatro “ufficiale”.

Si potrebbero, ovviamente, fare dei distinguo, si potrebbe mettere in risalto il fatto che alcune realtà hanno fatto decisamente di più per promuovere e sostenere la ricerca teatrale in Italia, mentre altre non sembrano aver fatto proprio nulla. Ma prendere in esame queste diverse graduatorie di merito sarebbe forse superfluo, oltre che in qualche modo fuorviante.

La semplice verità è che continua a esistere un divario incolmabile tra la vivacità, la creatività di una certa area del rinnovamento, e quanto approda alla normale programmazione delle nostre sale. Che c’è un abisso tra il ricambio generazionale avvenuto in questi anni, e il modo in cui il fenomeno è stato recepito non soltanto dal mercato teatrale, ma anche dai mezzi di informazione.

E si potrebbe aggiungere che comincia a verificarsi un forte scarto tra l’apprezzamento di cui tanti gruppi e singoli autori e registi italiani godono all’estero, e lo spazio che viene loro concesso sulle ribalte nazionali. O tra il grado di evoluzione delle esperienze più avanzate e la percezione che riesce ad averne il comune spettatore.

Non so se la chiamata alle armi di Paola Vannoni e Roberto Scappin sortirà un qualche effetto pratico: trovo comunque opportuno – e sottoscrivo in pieno – il loro invito a mobilitarsi per tentare di reagire tutti insieme, collettivamente, a questo quadro di perdurante immobilismo che soffoca e discrimina le forze più fresche del nostro panorama artistico.

Renato Palazzi

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