Quotidiana.com

Roberto Scappin (Quotidiana.com): Stabili, aprite le porte al Teatro assente!

Roberto Scappin, fondatore con Paola Vannoni della compagnia Quotidiana.com, autore alcune settimane fa dell’appello al Teatro Assente, riponde all’articolo di Renato Palazzi sulle prospettive del nuovo teatro italiano

“Non restiamo seduti ai piedi del campanile lasciando che il mondo va dove gli pare, dobbiamo fuggire la tentazione della mediocrità. Il passato non sarà il nostro futuro.”

Gli organismi istituzionali teatrali più o meno stabili hanno gravi responsabilità nel rallentare il ricambio generazionale e nel non riconoscere certi processi di innovazione da tempo in atto… L’essenza della questione.

I Teatri Stabili si sono quasi del tutto disinteressati all’ondata creativa delle giovani e non più giovani generazioni, infischiandose bellamente di tutto il fermento innovativo ospitato nelle nicchie dei Festival estivi. A fronte di questa situazione ho “l’ardire” di sostenere che i grandi organismi teatrali vanno completamente ristrutturati, modificati. Dovrebbero diventare gli incubatoi del futuro teatro, cosa che si sono sempre ben guardati dal prendere in considerazione, continuando a perpetrare una politica di stampo aziendale, riferendosi al modello d’impresa, chiamando grossi e piccoli nomi, che con il loro bagaglio di popolarità hanno sempre garantito l’imprescindibile presenza dell’abbonato! (La coercizione del manage).

È tempo di ridimensionare questa inclinazione di matrice commerciale ed è giunto il momento di schiudere le porte dei Teatri Stabili pubblici, privati, di innovazione alle nuove realtà autoriali, offrendo loro spazio prove, residenze, contributi alla produzione e l’eventualità di collaborazioni, offrendo la possibilità di misurarsi, perché no? con i testi classici. Questa nuova visione gestionale dei teatri istituzionali garantirebbe, ne sono certo, la crescita dei gruppi del Teatro Assente, ora totalmente esclusi da un qualunque tipo di coinvolgimento (le eccezioni sono rarissime), esiliati nei piccoli e preziosi recinti dei festival.

Signori direttori artistici stabilizzati aprite gli occhi, le orecchie e soprattutto cessate di ignorarci, perché ci offendete e impedite al teatro di svilupparsi con naturalezza verso una moderna dimensione di inaspettato. Invoco la temerarietà dell’ospitalità all’avvenimento insolito! (E se posso permettermi, cercate di ridimensionare i vostri emolumenti e i cachet fuori mercato alle compagnie finanziate dal FUS, così da evitare bilanci passivi, diventati consuetudine).

Le strutture dei Teatri Pubblici devono riformarsi, emendarsi per permettere la crescita del nuovo teatro. Come? Ripeto, tenendo aperte le porte delle loro sale durante tutto l’arco del giorno e dell’anno, così da dare la possibilità ai nuovi gruppi di progettare, costruire la propria visione del mondo, la propria invettiva o consolazione, di incontrare un nuovo pubblico, il futuro pubblico. Le sale dei Teatri Stabili aprono i battenti al calar del giorno per ospitare la compagnia di turno in cartellone È ora di dire, noi del Teatro Assente, tutti insieme: Basta! Abbiamo diritto a spazi adeguati che dimostreremo di sapere abitare!

La struttura, il palinsesto, il management, la gestione dei Teatri Stabili va mutata, ora! E perché si rettifichi è necessario aggiornare le leggi che la governano, ma soprattutto è essenziale mettere in campo azioni di rivolta “pacifica” che persuadano gli organi dirigenti, i funzionari, la politica, i direttori artistici a mettere in moto il cambiamento ormai ineluttabile. Si sta mantenendo in vita un teatro commerciale a bassa commestibilità che poggia sulle basi reazionarie dell’idolatria del personaggio e sulla dittatura  del repertorio. Il teatro è ancora impotente piacere furtivo.

I teatri istituzionali devono offrire al nuovo teatro residenze, accoglienza, sussistenza, denaro, dando così la possibilità al Teatro Assente di crescere.

Qualcosa, però, mi fa sospettare che una certa parte del “teatro assente” sia assente anche perché fa poco per essere presente, per cercare di conquistarsi con le proprie forze degli spazi più adeguati. Credo che questi gruppi abbiano fatto “educatamente” molto per cercare di conquistarsi uno spazio ma siano stati ignobilmente ignorati, il muro di gomma è efficientissimo!

In questi anni abbiamo assistito all’impetuoso affacciarsi di una quantità di giovani gruppi che, con la loro prorompente vitalità, hanno suggerito la prospettiva di un imminente ricambio generazionale. Esaurita l’ondata di entusiasmo che li aveva spinti nelle loro fasi iniziali, occorre ora che molti di questi gruppi facciano i conti con una realtà che impone scelte sempre più impegnative. Credo che molti di questi gruppi siano pronti a fare i conti! A fare scelte ardue, improbe.

Motore dell’innovazione è l’etica, il desiderio sincero di servire l’uomo (produrre qualcosa di buono). Innovatore è colui che riesce a sognare qualcosa di diverso, di migliore per tutti, portandosi oltre quanto compreso finora. L’innovazione libera le persone dai vincoli e questi legami possono essere quelli delle tendenze dominanti che ne condizionano il livello culturale e spirituale.

È ora che ci vengano aperte le porte dei santuari inaccessibili o ci toccherà imparare a passare attraverso di esse o a sfondarle. Egregi direttori dei Teatri Stabili e se incominciassimo a parlarne? Vi dovete persuadere della nostra esistenza, è ora che ci riserviate il giusto spazio che noi pensiamo di meritare. Potremmo assalirvi quando meno ve lo aspettate. Oh! Ascoltateci! (Questa invocazione può far percepire la disperata solitudine del fantasma.)

La nostra sfida, di disperata vitalità consapevole, è quella che riserviamo a uno dei sacri canoni dell’arte occidentale, cioè quello che vuole contenuti e forme di un’opera adeguati alla cultura e ai gusti del pubblico cui è destinata. Se ci convinciamo di non avere nulla da perdere potremmo essere fautori del cambiamento.

Renato Palazzi è la persona, a mio avviso, più indicata a dirigere un Teatro Stabile che va nella direzione che ho auspicato, per la capacità di analisi estetica, e non solo, riferita alle realtà contemporanee che ha sempre monitorato e osservato con intelligenza e equilibrio, per lo spirito di rinnovamento che lo anima, caratteristiche queste che dovremmo ritrovare nelle direzioni artistiche di ogni Teatro.

Roberto Scappin  quotidianacom