Sostakovic il folle santo

Šostakovič il folle santo


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Malgrado la torrida primavera, è ripresa a Milano “Stanze”, rassegna di “teatro d’appartamento” che ha ospitato l’ottimo lavoro di Antonio Iannniello e Francesco Saponaro. Il celebre musicista russo è interpretato con misura da Tony LaudadioMaria Grazia Gregori

Dovrebbe essere primavera ma sembra estate, oltretutto torrida. Comunque è sempre tempo di Stanze, esperienze di teatro di appartamento, giunte alla loro quarta edizione, grazie alla passione e all’impegno di quelle che unanimemente vengono considerate le due Dioscure della fortunata rassegna: Alberica Archinto e Rossella Tansini.

Il debutto è avvenuto nelle stanze della Casa Museo Boschi-Di Stefano con Šostakovič il folle santo, drammaturgia di Antonio Ianniello e di Francesco Saponaro che ne firma anche regia e spazio scenico. Un bel successo in tutte le due serate malgrado il gran caldo per uno spettacolo affascinante che ha per protagonista uno dei più grandi musicisti del Novecento, uno dei maestri della musica contemporanea, per di più ambientato per l’occasione in un appartamento che contiene una della più importanti collezioni di arte contemporanea d’Italia (il resto lo si può vedere esposto al Museo del Novecento di Milano).

È qui che all’inizio arriva, appoggiandosi al suo bastone, un uomo vestito di nero, dall’eleganza stropicciata, che si siede di fronte a noi sotto la luce fissa di una lampada. È Dimitrij Šostakovič che qui racconta e rivive la terribile solitudine di un’arte perseguitata, difesa in ogni modo contro il ricatto, la perdita della libertà non solo d’espressione, della possibilità di vedere rappresentate le sue opere. Mai genuflesso di fronte al terribile potere del Sole Ingannatore, cioè Stalin (“rubo” la definizione al celebre film di Mikalkov), Šostakovič ne subì le conseguenze più gravi nel 1936 e nel 1948, per essere poi “riabilitato” dopo la morte del dittatore russo con l’elezione ad alte cariche rappresentative.

Costruito su saggi e biografie importanti e sul ricco epistolario del musicista, lo spettacolo non è per nulla ingabbiato negli scontati binari di una biografia, ma si interroga, prendendo ad esempio la vita tribolata del musicista, sull’essere artista con la consapevolezza del proprio ruolo sociale, mantenendo ben salda la coscienza dell’importanza di un’arte libera, assai difficile in un’epoca come quella governata dal pugno di ferro di Stalin che prediligeva l’idea di un’arte per il popolo all’insegna del realismo e dunque fieramente avverso alle avanguardie. Sull’onda di pezzi tratti da sinfonie di Šostakovič – che ne compose quattordici, musicando,fra l’altro, anche Il naso di Gogol, le colonne sonore di alcuni film e dei valzer (Kubrick inserì il suo valzer numero 2 in Eyes Wide Shut) – qui definito “folle santo”, è il bravissimo Tony Laudadio. È lui a dare voce ai turbamenti, ai pensieri, alle ossessioni, alla creatività, alla malferma salute del grande compositore pietroburghese senza mai scadere nell’oleografia grazie a un’interpretazione molto sorvegliata, mai compiaciuta ma costruita su di una perfetta aderenza fra parola e gesto, fra gesto e situazione, fra situazione e vita chiamandoci a testimoni di una storia che, da qualsiasi parte la si guardi, è dolorosamente emblematica.

Il prossimo appuntamento di Stanze è per il 10 giugno sul Tetto del Superstudio Più alle ore 20 con “Sonatina in tasca” . Per saperne di più, consultare il sito www.lestanze.eu

Šostakovič il folle santo
con Tony Laudadio
drammaturgia Antonio Ianniello, Francesco Saponaro
regia e spazio scenico Francesco Saponaro
colonna sonora Dmitrij Šostakovič
produzione Teatri Uniti