I Post di Renato Palazzi

In cui si riflette sulla necessità di districarsi tra coincidenze temporali, doni dell’ubiquità e capacità divinatorie nel comprendere acronimi passibili di fraintendimenti e si registra una giusta reazione del pubblico alla sempre più dilagante cafoneria dell’eterno connesso, anche a teatro.– Renato Palazzi

Telefonate insistenti, mail supplichevoli, mozioni degli affetti. L’attore che hai seguito dagli esordi, il regista che vanta i meriti di quello che giudica lo spettacolo più importante della sua vita, il nuovo gruppo alla prima esperienza. La settimana teatrale milanese, per chi frequenta le platee professionalmente, è ormai diventata un assalto alla diligenza, ma anche il comune spettatore, di fronte a un’offerta aumentata a dismisura, fatica probabilmente a orientarsi. La concorrenza è enorme, ogni settimana c’è una quantità di debutti interessanti, e spesso con brevi teniture, cinque, sei repliche al massimo. E’ ovvio che il compito di districarsi in questa massa di proposte non può più essere lasciato alle personali scelte del singolo fruitore. In una situazione così affollata, i teatri – se non vogliono perdere colpi – devono per forza diversificare i loro orari, prevedendo almeno un giorno alla settimana l’inizio alle 17 (al Teatro di Roma, per quanto ne so, funziona benissimo) e almeno un paio di sere alle 19. Senza provvedimenti in tal senso si rischiano autentici ingorghi, controproducenti per tutti.

 

L‘ATCL non è l’Azienda Trasporti di Caltanissetta, ma l’Associazione Teatrale dei Comuni del Lazio. L’MTM non è una società di Mobilità Tramviaria Municipale, ma le Manifatture Teatrali Milanesi. Il TPP non è un nuovo tipo di titoli di stato, ma il Teatro Pubblico Pugliese. E il TFP non è un contributo previdenziale, ma il Teatro Franco Parenti. Da qualche tempo le sigle dilagano nel mondo del teatro, ma non mi sembra una buona idea: a parte il fatto che sono brutte e anonime rispetto al progetto artistico di cui offrono la sintesi, risultano anche poco funzionali. Ricevere materiali informativi con quegli acronimi induce all’equivoco, rischia di far scambiare inviti e comunicati per messaggi pubblicitari. Richiede un processo di identificazione per nulla immediato: leggendo MTM, ad esempio, bisogna ricordarsi che si tratta appunto delle Manifatture Teatrali Milanesi, e che le Manifatture Teatrali Milanesi sono il risultato della fusione tra il Teatro Litta e la compagnia Quellidigrock. Nel tempo in cui operi questa decodificazione, hai già premuto il tasto cancella.

 

Sere fa, nell’affollata platea dell’Elfo Puccini di Milano, mentre Antonio Rezza stava iniziando il suo spettacolo Anelante, una tizia bionda, incurante di tutto, aveva ancora lo schermo del telefono che splendeva nel buio, perché stava scorrendo la posta elettronica o consultando qualche altro imprescindibile messaggio. Sarà forse che Rezza non si tocca, che lui gode di uno statuto speciale, e se si fosse rappresentata una tragedia di Euripide non ci sarebbe stata magari la stessa reazione, o sarà invece che finalmente la cosiddetta società civile sta cominciando a sviluppare certi indispensabili anticorpi: sta di fatto che, dalle poltrone intorno a lei, si sono alzate all’unisono diverse voci indignate, ingiungendole: «Basta!», «Spegni!», «Chiudi!». E’ stato comunque un bel momento, un segnale di speranza che incoraggia e autorizza una rinnovata fiducia in un più luminoso futuro.
foto Alamy

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