La società

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In “La società”, Lino Musella e Paolo Mazzarelli dipingono un acre ritratto della quotidianità. A un anno dalla scomparsa di Franco Scaldati, Francesco Maresco lo ricorda con Mimmo Cuticchio in “Lucio”. Artefici di uno stile inconfondibile, i Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa tornano con il “Misantropo” di Molière.  A Milano, Christoph Marthaler dirige “ Glaube, liebe, hoffnung” di Ödön von Horváth. Infine, approda a Roma “Pornografia” di Gombrowicz per la regia di Luca RonconiRenato Palazzi


Dopo avere ereditato dallo zio di uno di loro la gestione di un bar, tre amici diventano soci e devono misurarsi con le proprie diverse concezioni della vita e degli affari: uno avrebbe voluto farne uno spazio culturale, un altro lo ha reso redditizio, ma con metodi poco chiari, il terzo lo brucia per frodare l’assicurazione. Come nei suoi precedenti spettacoli, la compagnia Musella-Mazzarelli prova a rappresentare delle storie che siano un amaro specchio della nostra condizione attuale. Ben scritto e ottimamente interpretato, La società (nella foto) è al Teatro Filodrammatici di Milano da venerdì 4.

A quasi un anno dalla sua prematura scomparsa, il Teatro Biondo Stabile di Palermo rende omaggio a Franco Scaldati, il grande autore-attore siciliano, creatore di testi caratterizzati dall’intensa forza visionaria e dalla fibrillante invenzione linguistica: da martedì 8 una delle sue opere più emblematiche, Lucio, torna alla ribalta per mano di un provocatorio regista cinematografico, il palermitano Francesco Maresco, legato a Scaldati per averlo diretto nel film Il ritorno di Cagliostro. La sua messinscena ha per protagonista d’eccezione il puparo-cuntista Mimmo Cuticchio.

Qualcuno ha detto che tendono ormai a restare un po’ troppo fedeli al loro stile: ma è uno stile che non manca mai di riservare qualche sorpresa, quello dei Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa: il loro Misantropo molièriano, ad esempio, colpisce per i folgoranti arredi-costumi-teatrini ideati dalla scenografa Daniela Dal Cin, delle strutture mobili in cui i personaggi si infilano trasformandosi in grottesche marionette viventi, e per i tre lunghi e sferzanti song creati dal regista-protagonista, Marco Isidori. Lo spettacolo è in programma da martedì 8 all’Out Off di Milano.

Torna a Milano, dopo qualche anno di assenza, il geniale regista svizzero Christoph Marthaler, uno dei grandi maestri della scena europea di questi anni: da mercoledì 9 è al Teatro Strehler, con Glaube, liebe, hoffnung, ovvero Fede, speranza, carità di Ödön von Horváth, il grande drammaturgo austriaco – contemporaneo di Brecht – che fu il cupo cantore dell’epoca della grande crisi tedesca, il gelido testimone dell’ascesa del nazismo. In questo testo acre, dolorosamente ironico Horváth descrive il caso di una ragazza costretta a vendere il proprio corpo alla scienza.

In Pornografia Witold Gombrowicz, uno dei massimi autori polacchi del Novecento, immagina due maturi signori, ospiti in una casa di campagna, che si ingegnano in ogni modo per far scattare un’attrazione fra un ragazzo e una ragazza del tutto indifferenti l’uno all’altra: li seguono, li spiano, arrivano a ordire un omicidio per dare corpo alle proprie fantasie. Luca Ronconi lo affronta mantenendo intatta la struttura del romanzo, per cui i personaggi si raccontano ora in prima, ora in terza persona. Il debutto romano avrà luogo mercoledì 9, al Teatro Argentina.