Una sfida nel nome di Stravinsky. Il Sacre di Virgilio Sieni


Warning: Parameter 2 to wp_hide_post_Public::query_posts_join() expected to be a reference, value given in /home/customer/www/delteatro.it/public_html/wp-includes/class-wp-hook.php on line 303

Il progetto “Nelle Pieghe del Corpo” che a Bologna prevede una full immersion nel mondo di Virgilio Sieni ha visto il coreografo alle prese con Le Sacre du Printemps di Stravinsky. Una vera impresa, riuscita in parte – Silvia Poletti

Andando a memoria, non ci sembra di ricordare un progetto italiano dedicato a un coreografo così sontuoso, articolato per molte settimane e in vari luoghi di una città, con il coinvolgimento di importanti istituzioni culturali e così tanto seguito, analizzato, sviscerato da studiosi, critici, docenti universitari. Non era capitato (nemmeno negli anni d’oro) ai leggendari festival monografici di Reggio Emilia dedicati ai maestri internazionali. Men che meno a un autore italiano.

Così impressiona davvero l’impegnativo apparato di Nelle pieghe del corpo, partito il 27 febbraio a Bologna, Palazzo Marescotti e che si chiuderà il 3 aprile a Palazzo del Podestà con Cena Pasolini: viaggio di attraversamento – tra visioni e riflessioni – nella filosofia creativa di Virgilio Sieni; una vera summa celebrativa del pensiero coreografico di un autore che – unico della sua generazione – ha saputo conquistare l’attenzione e il riconoscimento della comunità teatrale e delle istituzioni più importanti, fino a raggiungere la direzione della sezione danza della Biennale di Venezia.

La cosa non può che rallegrare: magari, aggiungo, questa attenzione si riverberasse su altre situazioni creative produttive legate alla danza italiana! Da parte sua, va detto, il coreografo fiorentino non ha mai cessato di ‘cercare’: se alcuni fondamenti estetici, teorici e ‘politici’ l’hanno sempre accompagnato, fin dai primi anni – inizio ’80 – con Parco Butterfly (penso solo alla totale adesione al pensiero pasoliniano e alla passione profonda per l’arte rinascimentale), oggi ha elevato questi elementi a sistema capillarmente strutturato e diffuso, che coinvolge ogni livello possibile dell’umanità deambulante, dagli anziani, ai piccolissimi, dagli amateurs ai danzatori professionisti giacché tutti quanti, in quanto umani, abbiamo una cosa che ci accomuna e ci dà identità: il corpo. Il quale è ricettacolo di memorie ancestrali, posture, usi, metafore che racchiude inconsapevole e forse un’azione maieutica come quella di un coreografo può far riemergere con tutta la potenza delle più segrete reminiscenze.

Dal punto di vista squisitamente artistico spicca al centro del gran progetto bolognese la nuova versione di Le Sacre du Printemps firmata da Sieni e in prima assoluta al Teatro Comunale di Bologna. La mitologica partitura stravinskiana, eseguita dall‘Orchestra del Teatro, era diretta da Felix Krieger; mentre per l’antefatto coreografico, intitolato Preludio (ma poi Sieni l’ha definito Pre-rito) a sostenere la danza era il contrabbasso ora involuto, ora aguzzo, ora ancestrale ora carezzevole di Daniele Roccato. Inutile ribadire l’interesse particolare per questa creazione: Le Sacre, nei suoi cento anni di vita ha visto colossali autori di danza confrontarsi (e spesso scontrarsi) con il suo poderoso mistero, con la sconvolgente violenza della sua partitura, che scuote le viscere deflagrando come i nessi armonici che Stravinsky scardina; con il sinuoso cantilenare di nenie antiche che il musicista insieme al pittore antropologo Roerich cercò di evocare nel reinventare questo rito sacro della Russia pagana.

Viva la faccia, Sieni ha ammesso che voleva confrontarsi con questo colosso: un’ambizione comprensibile e un’ammissione onesta, anche in considerazione che solo altre due volte (e sempre con Stravinskj) l’autore si è cimentato con grandi partiture ‘ballettistiche’ del repertorio del Novecento – erano Apollon Musagete e Pulcinella. Com’è andata dunque? L’apparato teorico su cui poggia l’attuale poetica del coreografo ha retto di fronte al colosso musicale (e alla sua imprescindibile storia)?

Sieni inscatola in una scena lattiginosa (luci di Sieni e Fabio Sajiz) dominata da un tappeto rosso sangue i suoi dodici danzatori: corpi in quasi nudità, salvo l’eletta, volto segnato di giallo, calzamaglia rosso scuro: è la strepitosa Ramona Caia, fragile e insieme materica, perfetta traduttrice della concezione del suo autore. Si punta insomma all’essenza, si va alla radice del movimento e di quel corpo che racchiude nelle sue segrete la storia dell’uomo. Ma c’è pur sempre Stravinsky con cui confrontarsi. E di fronte alla partitura Sieni appare talvolta disorientato: prima sceglie di andarvi contro (come nell’incipit, quando alla melodia del fagotto, strisciante e lontana, contrappone un unisono dei dodici, guizzante di energia e dinamiche disarticolate che contrasta violentemente con la musica), poi sembra aderirvi – cadenzando addirittura la ritmica con piccoli salti – e ricompone il gruppo, che si muove magmatico in un ‘bolo’ articolato di masse e muscoli, in linee e cerchi che non sembrano generati da un organico pensiero coreografico.

La teoria, insomma, sembra scontrarsi con la prassi, l’eccesso di filosofia con la necessità teatrale: lo svolgimento procede singhiozzante, con molte accelerazioni che poi si smorzano soffocando dinamiche ed emozioni; con giustapposizioni di sequenze che distorcono la prospettiva e offuscano il quadro d’insieme, eludendo stranamente anche quel senso liturgico e ritualistico che invece spesso ha la danza di Sieni. Ce lo dimostra anzi, e bene, il Preludio in cui le sei danzatrici nude, in fila, ora accucciate, ora mostrando le terga, in tableaux vivants scultorei in cui il reticolo di braccia e gambe si agita nervoso come scosso da impulsi rimadandano chiaramente ad un’estetica primitivista perfettamente in linea con Le Sacre. Qui l’intento è chiaro, chiaro l’assunto: la solennità con cui si muovono, la lentezza e la rifrazione nell’aria dei gesti scattosi e moltiplicati attraggono lo spettatore, lo stimolano alla curiosità di cosa avverrà dopo, promettono di rivelarci come quelle sequenze troveranno una loro soluzione teatrale e drammatica. Una promessa suadente, questa, che però non ha fatto i conti con Stravinsky.

LE SACRE
Preludio
regia e coreografia Virgilio Sieni
musica Daniele Roccato eseguita dal vivo dall’autore

La Sagra della Primavera
regia e coreografia Virgilio Sieni
musica Igor Stravinsky
Compagnia Virgilio Sieni Danza
Orchestra del Teatro Comunale di Bologna
direttore Felix Krieger

visto a Bologna, Teatro Comunale, 8 marzo 2015.

Prossima data: Cremona, Teatro Ponchielli, 8 maggio