Diario del tempo

Epopea quotidiana del tempo precario


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In “Diario del tempo”, Lucia Calamaro ci mette di fronte a tre prototipi di un fallimento, di una difficoltà di vivere, di un’incapacità  a realizzarsi nel mondo. Tutti molto bravi gli interpreti, portati a misurarsi con un fiume ipnotico di paroleMaria Grazia Gregori

Ritorna di nuovo a Milano, al Teatro Franco Parenti, dopo il successo di L’origine del mondo, nostra signora della nuova drammaturgia Lucia Calamaro con un testo dal titolo Diario del tempo: l’epopea quotidiana che, allo stesso tempo, incuriosisce e mette quasi soggezione  per via soprattutto di due parole come “epopea” e “quotidiana”. Parole che potrebbero essere fuorvianti – diamine che epopea ci può mai essere nel quotidiano? – e invece quando si vede lo spettacolo ci si rende conto che fanno parte di un bel titolo e basta. Non c’è infatti nessuna epopea e tanto meno dell’eroismo nel modo in cui i tre personaggi vivono la propria quotidianità.

Francesca, Roberto, Lucia sono tre prototipi di un fallimento, di una difficoltà di vivere, di un’incapacità  a realizzarsi nel mondo. Da lì a pensare che sono i rappresentanti di una generazione che ha fallito ce ne corre: piuttosto appaiono come impossibilitati a uscire dalla melma che li imprigiona, incapaci di realizzarsi in qualsiasi modo, facili prede di una nevrosi che li annienta, condannati al monologo perché parlano, parlano, parlano, anzi si parlano addosso, senza costrutto come se si sentissero vivi proprio grazie a quel fiume di parole che sono talmente tante da apparire senza senso.

Ma chi sono questi non eroi del nostro tempo?  Federica è una disoccupata che dopo avere perso il lavoro è stata incapace di trovarne un altro. Vestita di giallo o a righe, vive aggrappata a quell’assillo quotidiano che per lei è la conservazione della forma fisica, una vera e propria ossessione. Il suo problema è quello di occuparsi in qualsiasi modo per combattere la noia. Ha anche un’accesa mania per le piantine aromatiche ma anche lì con poco successo. La sua valvola di sfogo è Roberto, amico di lunga data, suo dirimpettaio in un casermone vicino alla stazione Ostiense dove entrambi abitano, che lavora part time costretto a fare  le stesse cose del tempo pieno ma con meno tempo. Al contrario di Federica, la sua è proprio un’ansia psicomotoria eccessiva come lo sono le sue parole in libertà  e le sue azioni, che, tolta la ruotine quotidiana di aprire e chiudere pratiche, si realizza nel cercare di trasformarsi in un  hombre vertical, nelle lezioni di flamenco, nel cercare di fare 50 flessioni sulle braccia, riuscendo a farne solo 33. Lucia è una precaria della scuola, supplente di educazione civica, iscritta però a filosofia – deve dare un esame su Lacan ma ha difficoltà a comprenderne la teoria. È dunque piena di dubbi che cerca di superare mettendosi in posizione yoga  – testa in basso piedi in alto – esponendoli a Federica, incontrata durante un viaggio su di un treno di pendolari.

I personaggi della Calamaro, che si chiamano proprio come gli attori che le interpretano (Federica Santoro, Roberto Rustioni, Lucia Calamaro, che firma anche la regia dello spettacolo, tutti molto bravi) stanno dunque lì,  sul palcoscenico-contenitore dalle pareti dipinte che si trasforma a vista nei diversi ambienti, in bilico sul baratro di un disadattamento totale, alla ricerca di una sintonia con il pubblico che trovano proprio grazie alla fragilità dei temi che affrontano. E reggono il fiume ipnotico di una conversazione che è certamente il segno di una precarietà non solo economica, ma soprattutto emotiva e che appare, alla lunga, eccessivamente autoreferenziale e narcisista.

Visto al Teatro Franco Parenti di Milano. Repliche fino al 2 novembre 2014

Diario del tempo
L’epopea del quotidiano
scritto e diretto da Lucia Calamaro
con Federica Santoro, Roberto Rustioni, Daniela Piperno, Davide Grillo
(in ordine di apparizione)
disegno luci Gianni Staropoli
realizzazione pittorica Marina Haas
realizzazione scenica Barbara Bessi
una produzione Teatro Stabile dell’Umbria
in collaborazione con Pav – See more at: http://www.teatrostabile.umbria.it/spettacoli/ierilaltro-ieri-diario-del-tempo#sthash.i3y4Xpvz.dpuf

Un commento su “Epopea quotidiana del tempo precario

  1. Non ho molto la cultura del teatro essendo nato e cresciuto in un altro cultura e contesto ma sono quasi 40 anni che vivo a Roma, ho visto così per caso lo spettacolo proiettata su Rai 5 il ‘primo giorno di primavera 21 marzo 2015’ è mi ha assorbita e colpita come l’autrice è gli attori tutti bravissimi nel intepretare quello che definirei una triste realtà di chissà quanti donne. Il personaggio Federica, brillante intepretazione, mette allo specchio chi è ‘intrappolata’ in quella situazione alle domande di come uscirne. Sarebbe bello che un giorno si propone uno spettacolo di Come uscire. Grazie.