Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa

Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa


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Il guru del Terzo Teatro, Eugenio Barba, “tradisce” il suo Odin Teatret per confezionare, grazie a un’interpretazione che toglie il fiato di Lorenzo Gleijeses, uno spettacolo astratto nelle forme ma estremamente concreto nelle emozioni che comunicaMaria Grazia Gregori


Diavolo di un Eugenio Barba! Il grande maestro, anzi il guru del Terzo Teatro, ritorna a Milano ma senza i suoi attori, senza le affascinanti allegorie dell’Odin Teatret. Ci torna, come spiega in un bellissimo scritto che accompagna la scheda di questo spettacolo, per la scelta consapevole di un tradimento. Tutto qui, nello spettacolo Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa è – se vogliamo – un “tradimento” : dell’Odin c’è solo il prezioso lavoro fiancheggiatore di Julia Varley oltre ovviamente Barba (che firma con Varley e il protagonista Lorenzo Gleijeses drammaturgia e regia) di cui sentiamo la voce registrata quando dà istruzioni, consigli quasi paterni ma secchi all’attore performer. Ed eccolo qui, in scena al Teatro dell’Arte della Triennale di Milano, il feroce, mai contento, inquietante, angosciante lavoro quotidiano di un attore – che in questo caso si è trasformato in danzatore – su se stesso, dentro una cornice astratta (di Roberto Crea) fra luci abbaglianti e oscurità, suoni anch’essi astratti, soli e lune rosse o chiari, accecanti. E un buio, dove brulica, inquieto, un corpo di cui percepiamo l’ossessione del movimento perfetto, del corpo che si adegua, ma pare andare oltre, allo spazio.

Vediamo, all’inizio, le nocche delle sue mani colpite dalla luce, poi i piedi come presi da un movimento inarrestabile. Ecco Lorenzo Gleijeses sbucare a poco a poco dall’oscurità: ci costringe a seguirlo con gli occhi ma anche con il pensiero perché in fin dei conti assistiamo alla giornata di preparazione, di prove angosciate di questo artista prima della prima. Un attore – scrive Barba nella sua presentazione – in grado di fare qualsiasi cosa con il suo corpo, che al maestro ricorda Gregor Samsa, il protagonista kafkiano delle Metamorfosi che si trasforma in insetto. Così nasce il nome di Gregorio Samsa per questo divoratore di spazio, questo inventore di apparizioni e sparizioni e del suo ossessivo bisogno di ripetere, ripetere.

Tornando all’idea di tradimento anche Samsa-Gleijeses è a suo modo un traditore: figlio d’arte, ha recitato spesso in spettacoli cosiddetti tradizionali e la celebre lettera al padre di Kafka, un padre che non comprende le inquietudini, i comportamenti, chissà forse i sogni di un figlio è detta da lui sull’onda di una colonna sonora inventata da Mirto Baliani, come del resto le bellissime luci; ed ecco che fuori campo gli risponde la voce di papà Gleijeses. Anche il tormento di non sapere amare come gli altri, espresso nelle lettera alla fidanzata, contribuisce a coinvolgerci nelle ossessioni-riflessioni del grande scrittore. Ma subito torniamo – per così dire – con i piedi per terra: si fa strada di nuovo l’ossessione primaria di questo danzatore speciale che si rivolge al suo maestro che non c’è ma è presente come mai, che lo richiama, talvolta lo spinge ad approfondire, ma che sente anche l’umanità quasi paterna di spingerlo a riposare, di tornare a casa. Ma quella del nostro Gregorio Samsa è una casa di fantasmi, di inquiete presenze, di suoni misteriosi fino a quando sembra che all’orizzonte appaia qualcosa, chissà, forse un paesaggio accidentato che è un’apertura verso il fuori, lontano dalla claustrofobia di quella stanza popolata di fantasmi e pensieri, soprattutto dal bisogno di farcela di Gregorio.

Un lunghissimo applauso del pubblico che ha seguito lo spettacolo con il fiato sospeso alla fine premia la fatica, l’energia impressionante di un bravissimo Lorenzo Gleijeses e anche la sua determinazione di volere ad ogni costo la riuscita di questo incontro con il maestro dei maestri.

Visto al Teatro dell’arte – Triennale di Milano. Repliche fino al 27 gennaio 2019. 

Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa
con: Lorenzo Gleijeses
drammaturgia e regia: Eugenio Barba, Lorenzo Gleijeses e Julia Varley
suono e luci: Mirto Baliani
voci off: Eugenio Barba, Geppy Gleijeses, Maria Alberta Navello, Julia Varley
assistente alla regia: Manolo Muoio
consulenza drammaturgica: Chiara Lagani
spazio scenico: Roberto Crea
oggetti coreografici frutto di un incontro con Michele Di Stefano per il progetto 58° Parallelo Nord
videomaker: FRANA Videoprod
produzione: TPE Teatro Piemonte Europa, Nordisk Teaterlaboratorium, Gitiesse