Luciano

Luciano


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Danio Manfredini, applauditissimo, è “Luciano”, un folle che vive con altri folli in un ospedale psichiatrico, ma che da qui “evade” nel mondo del teatro, colmo di fantasmi, di versi dei poeti più famosi rielaborati con aperture impensabili. Un teatro umanissimo e dolente, che emozionaMaria Grazia Gregori


È sempre emozionante trovarsi di fronte al teatro di Danio Manfredini, al suo mondo sconvolto, al dolore che ci incontri, alle riflessioni che ti chiede, all’empatia che esige, alla sincerità di ciò che si racconta. Sarebbe facile etichettare il teatro di Danio come il teatro della diversità tout court, ma quello che lo rende davvero “diverso” non è la forte realtà omosessuale che i suoi testi ci mostrano, ma la poesia, il dolore, la fragilità, il senso di impotenza, la ricerca di una comprensione che, talvolta, è difficile ottenere o solo sperare. In una parola: la sua umanità.

È questo che ci attrae nel suo teatro,spesso trasmesso da metafore e citazioni poetiche. E insieme ci fa riflettere il senso di uno smarrimento, di un desiderio di comprensione. I temi del teatro di Manfredini, se sapessimo o volessimo guardare, sono attorno a noi: basta fermarsi un attimo, guardarsi attorno e riflettere.

Questa volta, al Teatro Elfo Puccini – teatro gremitissimo e tantissimi applausi – il regista autore e interprete – presenta Luciano, storia di un folle che vive con altri folli in un ospedale psichiatrico, ma che da qui “evade” nel mondo del teatro, un teatro colmo di fantasmi, di poesie spesso citate recitandone dei versi rielaborati, con aperture impensabili,tratti dai poeti più famosi. A pensarci, in questa specie di vigile delirio Luciano, che cammina incessantemente, è un Virgilio che traghetta, chissà dove, il mondo dei folli come lui, di chi è a margini della società, di vite perdute e di cui ci è comodo non pensare all’esistenza.

Il protagonista entra ed esce continuamente dai confini della sua mente, dilata la realtà – o dovrei dire la fantasia? – a un mondo notturno, marginale abitato da folli come lui o comunque da diversi che possono pensare di essere Cristo in croce, delle specie di vittime sacrificali che vendono il proprio corpo negli incontri nei cessi pubblici o trasformarsi in una bianca commovente Madonna che danza qualcosa che penso sia – ma forse è arrischiato il paragone – una danza di liberazione, una pietosa ricerca di riscatto, di libertà.

Luciano è come un viaggiatore dentro questo mondo, va e viene continuamente con un cappelluccio di lana in testa, collegato al mondo di fuori da un cellulare che non vediamo e che forse non esiste neppure, avanti e indietro per il palcoscenico, una specie di parco senza piante dove altri esseri come lui, da lui evocati, assumono diverse identità, si congiungono in amplessi mercenari destinati a lasciarli sempre più soli, malgrado qualche sprazzo d’amore. In tutto questo mondo ritroviamo Danio, quasi ci trovassimo di fronte a degli appunti presi dalla sua vita, rielaborati, trasformati ma sempre presenti perché tutto quello che ci si dice, che vediamo, riflette qualcosa di lui. Anche gli attori della sua compagnia, tutti molto bravi,mi pare ci mettano qualcosa di loro da Ivano Bruner a Cristian Conti, da Vincenzo Del Prete a Darioush Forooghi, a Giuseppe Semeraro.

Visto al Teatro Elfo Puccini di Milano. Repliche fino al 26 maggio 2019

Luciano
ideazione e regia Danio Manfredini
ideazione, scene e maschere Danio Manfredini
luci Luigi Biondi
fonico Francesco Traverso
con Ivano Bruner, Cristian Conti, Vincenzo Del Prete, Darioush Forooghi, Danio Manfredini, Giuseppe Semeraro
assistente alla regia Vincenzo del Prete
produzione La Corte Ospitale coproduzione Associazione Gli Scarti, Armunia centro di residenze artistiche Castiglioncello – Festival Inequilibrio
La visione dello spettacolo è consigliata ad un pubblico adulto