Danio Manfredini

La vocazione di un teatrante di confine


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L’ultimo spettacolo di Danio Manfredini, “Vocazione”, è la prossima tappa della rassegna toscana Teatri di confine, che quest’anno da Pisa arriva a Buti. Iniziata lo scorso 17 ottobre si concluderà il 18 dicembre. Tutti gli appuntamentiEnzo Fragassi

Un maestro riconosciuto del teatro di ricerca (quattro premi Ubu finora in carriera), fedele a un’idea di marginalità vissuta e praticata quasi come pratica ascetica, Danio Manfredini è il protagonista della prossima tappa – sabato primo novembre al Teatro Francesco di Bartolo di Buti (PI) – della rassegna Teatri di confine, promossa dalla Fondazione Toscana Spettacolo. Vocazione è il titolo di questo nuovo lavoro, presentato in anteprima durante la scorsa estate al festival di Santarcangelo, che rimanda appunto ad esperienze mistiche, di passione, di adesione a una causa o a un progetto più grande di noi. D’altro canto, è proprio di questo di cui si nutre (o dovrebbe nutrirsi) il mestiere dell’attore, che Manfredini – accompagnato in scena da Vincenzo Del Prete – celebra a suo modo, donandosi come sempre con grande generosità, “a cuore aperto”, al giudizio (atteso, temuto, bramato, rifiutato) del pubblico.

Vocazione rappresenta anche una buona occasione per i neofiti di avvicinarsi al mondo teatrale di Danio Manfredini, maestro riconosciuto di tanti attori e attrici delle ultime leve, perché ne rappresenta una sorta di compendio, essendo costituito da brani tratti da spettacoli precedenti del Nostro o da celebri testi di autori che egli considera giustamente come precursori del suo modo di intendere l’arte teatrale. I più smaliziati si divertiranno, in questo esercizio di “teatro nel teatro nel teatro”, a riconoscere di quali pièce si tratta fin dalle prime battute (a patto di non leggere prima la recensione che dello spettacolo ha fatto Renato Palazzi).

Cominciata lo scorso 17 ottobre al Teatro Sant’Andrea di Pisa con l’omaggio di Mario Perrotta a un grande “irregolare” dell’arte come Antonio Ligabue (Un Bès – Antonio Ligabue), Teatri di confine proseguirà venerdì 6 novembre con un poker di brave attrici alle prese con brani classici tratti dalle Troiane di Euripide, interpolati con passaggi di Ovidio e Seneca, fino a Jean-Paul Sartre: si tratta di Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariangeles Torres. Lo spettacolo, che ha debuttato nel 2013, è stato applaudito nel corso della passata stagione anche in alcuni celebri teatri antichi.

Quest’anno Teatri di confine, col sostegno della Provincia e del Comune di Pisa e la collaborazione della Fondazione Teatro di Pisa, ha voluto allargarsi fino a comprendere quel piccolo gioiello di teatro all’italiana che è il Francesco di Bartolo di Buti, lungo la strada di Lungomonte che lo congiunge al capoluogo. Dove la direzione accorta di Dario Marconcini ha creato un interessante avamposto non solo del teatro di tradizione ma anche sperimentale e di ricerca, a cui la rassegna toscana è in parte dedicata. A Buti la compagnia dei Sacchi di Sabbia porterà venerdì 14 novembre uno dei suoi cavalli di battaglia: Piccoli suicidi in ottava rima. Vol. 1 e vol. 2, che prende le mosse dalla cosiddetta tradizione del Calendimaggio, le cui radici affondano nella cultura contadina.

Mercoledì 19 novembre sarà il fisarmonicista Gabriele Marangoni a presentare al Sant’Andrea di Pisa Diffraction#1, spettacolo scaturito da una residenza artistica svolta fra l’Italia e il Kosovo. Si torna a Buti il 25 con Renata Palminiello e La stanza là in alto, una variazione sul testo di Jean-Luc Lagarce, sfortunato autore francese (scomparso nel ’95 non ancora quarantenne) scoperto in Italia da Barbara Nativi e portato a un ampio successo da Luca Ronconi e dal suo allievo Carmelo Rifici.

Dario Marconcini presenta al Sant’Andrea venerdì 5 dicembre Silenzio, un testo poco rappresentato di Harold Pinter. Una sfida complessa sotto il profilo registico, in cui le vicende di tre solitudini si intrecciano su uno sfondo indefinito, all’insegna dell’incomunicabilità di cui il premio Nobel inglese era maestro. Infine, lo spettacolo di chiusura di Teatri di confine, venerdì 18 dicembre ancora a Pisa, è invece una “chicca” da non perdere di un giovane coreografo che proprio a Pisa, durante NID Platform, ha ricevuto la sua consacrazione a talento emergente: si tratta di Giulio D’Anna e del suo OOOOOOOO, che già aveva colpito la nostra Silvia Poletti per la freschezza con la quale riesce, seguendo una partitura da musical postmoderno, a raccontare le peripezie sentimentali dei giovani.

Per info e biglietti: Teatri di confine