L'avversario

L’avversario

Tratta dal libro di Carrère, la lettura scenica di Invisibile Kollettivo rispecchia la vacuità inquietante della vicenda, un fatto di cronaca nera che scosse l’opinione pubblica nei primi anni ’90. In un’asciutta messinscena, i cinque bravi attori ci restituiscono tutta l’insondabilità di quei tragici eventi – Renato Palazzi


Ne L’avversario Emmanuel Carrère ripercorre l’enigmatica vicenda di Jean-Claude Romand, un uomo senza identità, un uomo che non è mai stato ciò che diceva di essere, ma che non è mai stato neppure qualcun altro, e che nel 1993, per sottrarsi alla vergogna di essere scoperto, uccise la moglie, i due figlioletti adolescenti e i genitori, tentando poi di suicidarsi a propria volta, senza riuscirvi: il libro di Carrère, come molti sanno, è insieme la cronaca giudiziaria del processo che si concluse con la condanna di Romand all’ergastolo e una sorta di oscura indagine esistenziale sul mistero di un individuo che si inventa una vita fittizia dietro la quale non c’è nulla, c’è un vuoto inquietante.

Credo sia stata proprio questa assoluta labilità del soggetto, questa totale e irreversibile dissoluzione del personaggio – anzi neppure una dissoluzione, ma una condizione originaria di fisiologica assenza, visto che il personaggio è stato un puro non-essere – a spingere un gruppo teatrale che porta il significativo nome di Invisibile Kollettivo a cimentarsi in un’ardita “lettura scenica” del testo, nato fra mille incertezze e difficoltà dell’autore stesso. “Lettura scenica”, e non vero e proprio adattamento drammaturgico, perché di fronte a una trama umana che sfugge non può esservi se non un meccanismo teatrale che si crea e si annulla di momento in momento, col procedere dei fatti.

Essendo il protagonista un non-personaggio, un simulacro di realtà, lo spettacolo ruota proprio intorno a questa sua imprendibilità, a questo invisibilità, appunto. Di Romand si parla, si ripercorrono le tracce, si sente anche la voce registrata nel corso di alcune deposizioni in tribunale. Ma la sua figura resterà nell’ombra. Verrà solo evocata, suggerita, accennata in un racconto a più voci che dà la parola alle vittime, ai testimoni, a chi ha creduto di conoscerlo. Ne viene fuori l’agghiacciante ritratto di un rispettabile medico e ricercatore che diceva soltanto di essere tale mentre passava le giornate seduto in auto a contemplare il proprio nulla, speculando su soldi che non aveva, accumulando debiti, abusando della fiducia di tutti coloro che gli stavano intorno.

I cinque bravi attori, Nicola Bortolotti, Lorenzo Fontana, Alessandro Mor, Franca Penone, Elena Russo Arman, ricostruiscono episodi sinistramente rivelatori, indossano per pochi istanti degli elementi di costume, affiggono delle foto alla parete di fondo, manovrano degli embrionali pupazzi. A tratti, anziché recitarli direttamente, leggono brani del libro. Anche quando danno corpo a delle entità reali, l’ignara moglie, l’amante, un amico, non li interpretano ma li tratteggiano sommariamente, li citano, li commentano, sempre giocando sulla modalità narrativa. Ma questa sorta di spoliazione dell’apparato spettacolare non attenua l’intensità della loro performance, anzi ne acuisce sottilmente la tensione.

Quel che mi ha colpito, di questa scarna messinscena realizzata davvero con mezzi essenzialissimi, è la piena aderenza della formula scelta all’acre insondabilità del suo contenuto. Intelligentemente i cinque non provano neppure a dare uno sviluppo logico agli avvenimenti, ne fanno semplicemente un’analisi in controluce: più che rappresentare la storia di Romand, ne producono una specie di asciutto calco stilistico, un piccolo puzzle da scomporre e ricomporre “a vista”. Quanto alla storia in sé, sfugge completamente alla ragione: quella voce dell’omicida, che ammette lucidamente le proprie colpe, ma non le spiega, è un interrogativo destinato a restare senza risposta.
Renato Palazzi

Visto a Milano, Teatro Elfo Puccini. Repliche fino al 28 giugno. Foto Laila Pozzo

L’avversario
di Emmanuel Carrère
traduzione: Eliana Vicari Fabris
luci: Roberta Faiolo
suono: Giuseppe Marzoli
una lettura scenica di Invisibile Kollettivo: Nicola Bortolotti, Lorenzo Fontana, Alessandro Mor, Franca Penone, Elena Russo Arman
produzione Teatro dell’Elfo con il sostegno di Emilia Romagna Teatro