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Dentro la Riforma. Marco Martinelli: “Assurdo il muro che divide teatri di Serie A e B”


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Il regista co-fondatore del Teatro delle Albe individua con poche e semplici parole i quattro punti deboli del Decreto che rifonda il settore dello spettacolo dal vivo. Dopo l’intervento iniziale di Renato Palazzi e il contributo di Elio De Capitani, prosegue la nostra carrellata di opinioniPuntata 3


La prima cosa, la più grave in negativo, mi pare la regola che impedisce ai Nazionali e ai TRIC di coprodurre spettacoli con i Centri di produzione e con le compagnie: è assurdo!

Come se ci fosse una parete divisoria che impedisce la “libera circolazione”, un muro che divide Nazionali e TRIC da una parte (che possono coprodurre tra loro) e dall’altra Centri e compagnie: serie A e serie B? Puri e impuri?

E questo è gravissimo soprattutto per l’area viva e indipendente dei gruppi più giovani, che si vedono così costretti a “prestare lavoro” ai Nazionali e ai TRIC come singoli attori e registi, “sradicandosi” dalle formazioni in cui invece stanno portando avanti e consolidando una poetica.

La seconda cosa è che sia i Nazionali che i TRIC sono tenuti a fare quasi tutta l’attività in loco, rischiando però di divenire dei grandi teatri “cittadini-regionali”.  E Pippo Delbono, con cui parlavo l’altro giorno, prodotto da anni dall’ERT e che gira il mondo, mi diceva preoccupato: dovrò stare mesi e mesi a Casalecchio e a Cattolica?

La terza cosa: sono cambiate le sigle, ma non c’è stato rimescolamento vero in base al merito, come qualcuno ipotizzava all’inizio. A parte la “promozione” dei sette Nazionali, gli stabili pubblici e privati sono diventati TRIC, gli stabili di innovazione per l’infanzia sono diventati Centri. Solito vizio italiano di cambiare le sigle per non toccare la sostanza. E c’è anche una beffa: anziché chiederci di fare domanda per questo o per quello, non potevano d’autorità stamparci in fronte la nuova targhetta? Tanto sapevano già come sarebbe andata. Sarebbero stati meno ipocriti.

Quarta e ultima: è un decreto fatto da funzionari, anzi da un solo funzionario che comanda da anni (quanti? Parecchi…). Cambiano i governi, i ministri, e lui resta lì. Avesse almeno consultato veramente i teatri! E invece no: forse avrà parlato con qualcuno, anzi, certamente con qualcuno… ma insomma è lui che fa e disfa, e a me sembra che conti più di Franceschini.

Forse ci saranno anche delle cose buone, nel decreto, ma adesso come adesso non ne sono a conoscenza. Spero che sia una mia mancanza.

Fine Puntata 3
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