Nuria Espert in "Romancero gitano"

Romancero gitano


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La grande attrice spagnola Nuria Espert, diretta da Lluis Pasqual, dice i versi del meraviglioso poema di Federico García Lorca, capace come pochi altri di mettere in versi “ciò che non si può dire”Maria Grazia Gregori


In scena sul palcoscenico del Piccolo Teatro Grassi ci sono solo alcune poltrone da platea quasi viola immerse nella penombra che poi si illumineranno quando entrerà in scena la Signora del teatro spagnolo, Nuria Espert, che gli spettatori italiani, non solo milanesi, hanno avuto modo di conoscere nella sue discese in Italia quasi sempre con testi di Federico García Lorca e spessissimo diretta da Lluís Pasqual. La scelta minimale della scenografia è giustissima perché concentra la nostra attenzione su questa grandissima attrice che quando appare, sottile e diritta nei suoi ottanta anni, illumina tutta la scena e anche i folgoranti versi del grande Federico – come lei lo chiama – come si fa con i compagni di strada, con gli amici, con quelli che si amano.

Lei però non recita solo i versi presi dal grande poema Romancero Gitano ma, con il contributo del regista Lluís Pasqual – al quale dobbiamo fra l’altro un meraviglioso El publico nel 1980 che ci rivelò il “lato oscuro” del poeta, quello che dava un senso alla sua vita, testo proibito in Spagna, presentato al Piccolo in prima mondiale – ci conduce in un vero e proprio viaggio dentro la vita di questo immenso scrittore conosciuto da lei fin da piccola grazie a suo padre e poi scelto come autore di elezione, come filo conduttore di una vita che non si è mai spezzato.

Ci racconta Nuria con la sua voce piana, naturale, con la sua presenza scenica che definirei “casta”, il senso della costruzione di questo grande poema, di come Lorca sapesse esprimere i suoi sentimenti, le sue passioni, come parlasse ai lettori e al pubblico attraverso i grandi personaggi femminili del suo teatro ai quali affidava i suoi sentimenti, quasi si identificasse in loro, ne condividesse fino in fondo i sentimenti e le loro pulsioni erotiche più profonde. Certo era anche la sua omosessualità che lo portava a questo ma – se posso dirlo – era la sua sconfinata capacità di amare non solo il bello, ma anche ciò in cui pulsava la vita bella o triste o feroce che fosse.

Nuria Espert si muove leggera e lenta per la scena, qualche volta, interrompendo il suo andare, si siede su di una poltrona, recita e racconta in un fluire di parole mai esagerato, ma piano e intimo. Porta in mano il suo copione e talvolta legge qua e là. Non fa pause ad effetto ma necessarie e gli spettatori quasi trattengono il respiro per capire cosa succederà dopo. Non ci sono applausi a rompere questo intimo rapporto, la tensione di questo spettacolo allo stesso tempo delicato e potente. Siamo lì concentrati sull’attrice e sulle parole di Federico, morto, come si sa, fucilato dai falangisti il 17 luglio 1936, che non è stato solo poeta ma che ha fatto una scelta precisa di campo pagandone le conseguenze, che è stato teatrante, che ha amato le attrici in cui vedeva riflesso se stesso, poeta anche di ciò che “non si può dire”, grande poeta in un paese che ha espresso grandi poeti, conscio del suo valore e, credo, pronto anche a pagare per questo. Ci vengono i brividi quando Nuria recita Romancero gitano verde que te quiero verde e quando dice con estrema dolcezza i meravigliosi sonetti dell’amore oscuro, dell’amore che non può avere il suo nome. Grande l’abbraccio del pubblico che l’ha applaudita a lungo, anche in piedi, insieme a Pasqual.

Visto al Piccolo Teatro Grassi di Milano. Repliche fino al 27 gennaio 2019

Romancero gitano
di Federico García Lorca e Lluís Pasqual
regia Lluís Pasqual
con Nuria Espert
disegno luci Pascal Merat
disegno sonoro Roc Mateu
produzione Julio Alvarez e Interludio SL
in collaborazione con Duetto 2000 – Roma
spettacolo in spagnolo con sovratitoli in italiano