Grupo Corpo, "Ima"

Gioiosa e irresistibile la danza di Grupo Corpo

È tornata in Italia, per una brevissima tournée, la principale compagnia di danza brasiliana con il suo stile unico e irresistibile Silvia Poletti

Vedere danzare Grupo Corpo, la compagnia brasiliana dei fratelli Pederneiras al giro di boa dei quarant’anni di attività (nel 2015 e già si pensa a grandi e meritate celebrazioni, a Belo Horizonte e nel world tour successivo) è una esperienza unica. Unica perché gli strepitosi venti danzatori, benché fisicamente ed etnicamente diversi – nel rispetto del festoso melting pot razziale che caratterizza il paese – sono incredibilmente omogenei nello stile peculiarissimo che caratterizza la compagnia.

Uno stile morbidamente atletico, gagliardamente fisico, baldanzosamente sensuale: ma soprattutto rigorosissimo nella complessità dei passi, veloci, scattanti, aerei, senza soluzione di continuità, che fa sembrare molleggiato e morbidissimo l’incedere dei ballerini e a tratti, complici salti dall’incredibile ballon, fa spiccare loro il volo. Qualche lieve colpo di bacino, uno ‘sway’ da danza latina rivela che accanto alla tecnica ballettistica e contemporanea il coreografo Rodrigo Pederneiras si ricorda delle proprie origini culturali e le fonde senza però giustamente forzare la mano: anzi in certi momenti la molleggiata sequenza di saltelli senza peso che definiscono gran parte della coreografia di apertura dello spettacolo che abbiamo visto al Teatro Comunale Pavarotti di Modena, Imã, ricorda da vicino le stepdances irlandesi, tutto un fuoco di fila di giochi di piedi velocissimi, e braccia immobili lungo il corpo.

Sono echi lontani, comunque, intessuti in una struttura coreografica serrata, dove al solito le entrate e uscite in parallelo dei danzatori rispetto al pubblico sbalzano in maniera bidimensionale i passi, aumentandone l’effetto energicamente light. Lineare anche nel gioco di luci e nel cambio di costumi, essenziali t-shirts e jeans che da bianco e nero assumono i colori più squillanti, Imã sviluppa l’idea di interdipendenza (il titolo significa ‘magnete’), fin dall’inizio, con quella camminata a ‘carriola’ in cui le coppie si avviluppano, per poi guizzare distanti l’uno dall’altra: ci si sfalda in assoli, trii, duetti dove il movimento sembra fluire senza posa, naturalissimo eppure smagliante negli sprazzi di tecnica accademica che si rivelano in piroette impeccabili e in jetes tenutissimi. Crogiuolo di sounds anche per la musica originale di +2, Imã è un tour de force esaltante per Grupo Corpo, che ha come effetto collaterale quello di scatenare il desiderio di alzarsi e partecipare a questo gioioso rito collettivo anche a chi è in platea.

Di intonazione diversa Triz inquadra i danzatori (in schematiche calzamaglie black and white) dentro un perimetro delineato da fili d’acciaio. Si allude al mitico capello che sorreggeva la spada di Damocle, scelto da Pederneiras per investigare sul tema della precarietà, anche fisica, che incombe. Del resto lui stesso ha creato la coreografia in stato precario (reduce da un intervento e un infortunio che gli hanno impedito per lungo tempo alcuni movimenti) e in effetti il lavoro svolta su un andamento più meditativo, ‘ponderoso’, in cui l’aspetto teatrale dovuto a luci e scenografia è più rilevante. Dal punto di vista coreografico lo sviluppo tende a risultare qui monocorde e alla lunga pleonastico, l’inquietudine suggerita dal tema sfugge in un andare e venire che manca di evocare davvero l’inadueguatezza di una posizione in bilico. Tuttavia i danzatori sono talmente bravi che anche qui, come sempre, l’esito finale è una vera e propria ovazione.

Visto al Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena, l’11 maggio 2014. Altra data: 13 maggio, VicenzaDanza, Teatro Comunale Città di Vicenza

GRUPO CORPO
Brazilian Dance Theater
direttore artistico Paulo Pederneiras
coreografo Rodrigo Pederneiras

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