Guillaume Tell infiamma il Teatro Comunale di Bologna


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Si conclude a Bologna il lungo e felice viaggio del Guillaume Tell di Rossini prodotto da ROF, Regio di Torino e Fondazione bolognese, esaltato dall’autorevole bacchetta di Michele Mariotti, dalle prove di alcune delle migliori voci rossiniane di oggi e dalla convincente visione registica di Graham Vick- Davide Annachini

Con il Guillaume Tell Rossini non solo dava prematuramente l’addio alle scene ma fissava le coordinate del nascente melodramma romantico, confezionando un’opera di enorme respiro, in cui l’ambientazione silvestre, le passioni nazionalistiche di un popolo assoggettato ai tiranni, l’abbandono al sentimento dei personaggi rispondevano in quel 1829 alla sensibilità di un mondo che stava cambiando. E anche se l’opera veniva rappresentata a Parigi, al cospetto di un sovrano reazionario come Carlo X da parte di un autore che di certo rivoluzionario non era, nondimeno divenne subito un manifesto della libertà e soprattutto del nuovo teatro musicale ottocentesco.

Per la vastità della partitura, che risponde in tutto alla nascente struttura del Grand-Opéra, con scene di grande ampiezza, cori, danze e concertati, il Tell è un titolo difficile da vedere rappresentato, vuoi per l’impegno economico, vuoi per la disponibilità di cantanti in grado di sostenere (soprattutto nel caso del tenore) parti di notevolissimo impegno.

L’edizione andata in scena al Teatro Comunale di Bologna rappresentava quindi uno degli appuntamenti più attesi di stagione, che concludeva a distanza di un anno il percorso di una felicissima coproduzione nata al Rossini Opera Festival di Pesaro e proseguita al Regio di Torino. In questo caso l’esecuzione bolognese si poneva in diretto confronto con quella pesarese per il fatto di presentare gli stessi organici – l’Orchestra e il Coro del Teatro Comunale – e soprattutto lo stesso direttore, Michele Mariotti, che ancor più in questa occasione si è imposto come l’autentico protagonista della situazione. Il giovane direttore ha confermato nel confronto con una partitura così complessa una sicurezza autorevolissima, in grado di sostenere la narrazione con grande teatralità e forza drammatica ma anche di concedersi abbandoni espressivi nella celebre ouverture e negli accompagnamenti al canto di suggestivo respiro lirico. Nella perfetta acustica della sala del Bibbiena la direzione di Mariotti ha trovato modo di venire più a fuoco rispetto alla vastità dell’Adriatic Arena pesarese, come anche l’orchestra di evidenziare la sua timbrica calda e avvolgente, insieme alla compagnia di canto, che in questo caso era completamente rinnovata rispetto a Pesaro.

Se là l’esecuzione puntava in particolare sul debutto di Juan Diego Florez nel ruolo terribile di Arnold – scommessa vinta con la classe di sempre dall’eccelso tenore rossiniano, che aveva aggiunto così la più sudata medaglia alla sua collezione – qui si è potuto contare su una compagnia perfettamente equilibrata e calzante. Spiccava comunque su tutti il Guillaume di Carlos Alvarez, con la sua splendida voce di baritono, ampia, brunita e omogenea, ma soprattutto come protagonista di grande incisività espressiva, passionale e umana, che ha imposto il personaggio dell’eroe svizzero in tutta la sua fierezza e nobiltà d’animo. Per la parte di Arnold figurava uno dei migliori tenori rossiniani d’oggi, Michael Spyres: ottima linea di canto, fraseggio di grande ampiezza, notevole estensione vocale, che nel suo caso alternava un centro baritonaleggiante ad acuti chiari di testa. Forse qualcuno si sarebbe aspettato do più squillanti nella celebre cabaletta, ma giustamente Spyres ha preferito non forzare l’emissione nei punti più a rischio, in cui la voce deve svettare su un’orchestra tumultuosa, ed è riuscito ugualmente a venire a capo con tutti gli onori di una parte ai limiti delle sue possibilità. Ottima impressione ha dato anche la Mathilde di Yolanda Auyanet, che dal lirismo della prima aria ha poi ispessito la voce, risolvendo i passi acrobatici della seconda aria e soprattutto i finali terzo e quarto con ammirevole aplomb e slancio. Una prestazione di grande classe, che ha trovato ottima risposta in tutte le parti minori, dalla sontuosa Hedwige di Enkeleida Shkoza al vibrante Jemmy di Mariangela Sicilia, dall’ottimo Walter di Simon Orfila al malefico Gesler di Luca Tittoto, dall’efficace Melcthal di Simone Alberghini allo svettante Pescatore di Giorgio Misseri.

Lo spettacolo di Graham Vick, in una cornice più raccolta rispetto alle grandi dimensioni originali del palcoscenico pesarese, ha riconfermato l’impatto di quella che resta una delle sue migliori regie degli ultimi tempi, non sempre a dire il vero irresistibili come quelle di un tempo. Lo spostamento agli anni Venti del Novecento imprimeva alla vicenda un marcato segno politico e decadente, in cui i contadini svizzeri prendevano progressiva coscienza nazionalistica nell’unirsi in lotta contro il tirannico governo austriaco di Gesler. Le scene bianchissime di Paul Brown, segnate dal rosso delle bandiere dei rivoluzionari come dal sangue dei caduti, facevano da sfondo ad un’azione sempre incisiva e cruda, in cui la romantica leggenda elvetica assumeva i connotati più realistici e drammatici della storia. In questo senso sono apparse meno censurabili del solito anche le coreografie di Ron Howell, che nelle lunghe danze del terzo atto è riuscito a rendere il depravato sadismo dei gerarchi austriaci nei confronti dei poveri svizzeri, derisi nelle loro usanze folcloristiche, quindi umiliati e violentati, sino ad arrivare ai disgustosi soprusi a donne, uomini e bambini. Al di là di questa necessità di esplicitare ai limiti dell’esibizionismo, secondo un gusto che sembra ormai invecchiare all’estero ma non ancora da noi, lo spettacolo ha incontrato l’interesse del pubblico, che ha riservato comunque il suo consenso più caloroso alla compagnia musicale, con punte infuocate per Alvarez e soprattutto per Mariotti, autentico beniamino del teatro bolognese.

Bologna, Teatro Comunale, 18 ottobre

GUILLAUME TELL
Libretto di Étienne de Jouy e Hippolyte-Louis-Florent Bis
Musica di Gioachino Rossini

Guillaume Carlos Alvarez
Arnold Michael Spyres
Mathilde Yolanda Auyanet
Hedwige Enkeleida Shkoza
Jemmy Mariangela Sicilia
Walter Simon Orfila
Gesler Luca Tittoto
Melcthal Simone Alberghini
Ruodi Giorgio Misseri
Rodolphe Alessandro Luciano
Leuthold Marco Filippo Romano

Direttore Michele Mariotti
Regia Graham Vick
Maestro del coro Andrea Faidutti
Scene e costumi Paul Brown
Coreografie Ron Howell
Luci Giuseppe Di Iorio
Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna