You are my destiny (Lo stupro di Lucrezia)

Angelica, sei il top del pop


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Tra gli spettacoli-evento di questa edizione del Festival VIE, in corso fino al 25 ottobre, c’era “You are my destiny (Lo stupro di Lucrezia)”, della performer catalana Angélica Liddell, rivelazione della Biennale Teatro 2013 – Maria Grazia Gregori


Costruito a macchia di leopardo, quasi come un’ invasione che a raggiera trova nei teatri e teatrini dell’Emilia Romagna (non sempre facili da raggiungere, qualche volta penalizzanti per taluni spettacoli che meriterebbero più pubblico) il Festival Vie, in tutto e per tutto in sintonia con il suo nome, ha scelto non solo di essere viaggiante ma anche una durata più lunga dei precedenti, spalmata su tre settimane.

In scena nei primi quindici giorni si sono visti spettacoli diversissimi fra di loro per linguaggio e per impatto sul pubblico da Jesus dei Babilonia al Macbeth su Macbeth su Macbeth, titolo criptico per un affascinante studio, peraltro avanzato, per violoncello e tre attrici di Chiara Guidi, per chiudere poi, idealmente, con l’epopea libertaria del gruppo moldavo Belarus e con Pippo Delbono, che per la prima volta si confronterà con il teatro del grande Koltès, stella splendente della drammaturgia francese morto troppo presto per Aids.

Un festival il cui clou a oggi è senza dubbio l’esibizione esplosiva della catalana Angélica Liddell e del suo gruppo Atra Bilis che qui ha presentato You are my destiny, titolo ripreso da una celeberrima canzone di Paul Anka. Uno spettacolo ispirato al poemetto di Shakespeare  (ma attinge anche da Tito Livio e, per l’atmosfera allo stesso tempo fortemente viscerale e onirica, ai film del cineasta russo Paradžanov), Lo stupro di Lucrezia, racconto della violenza perpetrata dall’ultimo re di Roma, Taquinio il Superbo, su di una matrona di virtù specchiata che subito si toglierà la vita non sopportando l’estremo oltraggio.

Il risultato è un vero e proprio manifesto di come la geniale regista, drammaturga, performer, interprete intenda il teatro: viscerale, inquieto, fisico, provocatorio, feroce, esibizionista e mentale allo stesso tempo. Un tarlo segreto, uno specchio oscuro in cui la Liddell si riflette ma può anche perdersi senza però annullarsi mai nel vertiginoso caleidoscopio delle immagini e delle situazioni, rigorosamente sempre presente a se stessa sulla scena dove guida gli attori con un gesto, con uno sguardo. Nel teatro di Angélica parola e musica, canto (in questo caso un terzetto di formidabili cantori ucraini) e interpretazione, movimento parossistico e immobilità altrettanto parossistica si amalgamano con un ritmo e una gestualità incalzante che è la filigrana su cui è costruito questo You are my destiny.

Proiettata in una Venezia dai colori accesi, in un’atmosfera quasi onirica, dove le facciate delle case sono ritmate da archi in cui si affacciano talvolta i personaggi, spesso i cantori, la tragica vicenda si trasforma per scelta di questa donna dall’amplissimo abito sostenuto da grandi cerchi sull’ossessivo suono di una tammuriata selvaggia e ripetuta fino alla sfinimento in un rito di vera e propria possessione fra bambini che suonano tamburi oppure dormono e che devono morire, fra la nudità dei corpi maschili spesso esibita e quella di una giovane donna che è una specie di doppio innocente di colei che guida il gioco e che poi indosserà un più semplice abito nero dal grande spacco, che passa di uomo in uomo in una sorta di stupro seriale, fra birre bevute e buttate qua e là, fra lavaggi di morti e un funerale dove invece dei fiori, sulla tettoia di un macchina, c’è la testa di un animale con ali da angelo.

In fin dei conti la scena la domina sempre lei, questa creatrice di un teatro “scorretto”, questa amante dell’horror, poco rassicurante, fuori dagli schemi, correndo a perdifiato, lasciandosi cadere per terra fra donne vestite di nero, che offre al suo Tarquinio (l’unico uomo a restare sempre vestito) una vanga con cui scavare la sua fossa, dicendoci che in quello stupro che lei non giustifica ma di cui vuole rivelare gli abissi non detti deriva quella fatalità espressa come meglio non si potrebbe proprio dal titolo: you are my destiny, dunque. Ma c’è anche un secondo finale dove il gruppo si scatena nella danza e allora vai con Gloria di Umberto Tozzi in una specie di apoteosi che coinvolge anche la sala. Rito liberatorio, sinceramente narcisistico, molti applausi, qualche mugugno: il top del pop.

Visto al Teatro Storchi di Modena il 17 ottobre 2014

You are my destiny (Lo stupro di Lucrezia)
testo, regia, scene e costumi Angélica Liddell
con Joele Anastasi, Ugo Giacomazzi, Fabián Augusto, Julian Isenia, Lola Jiménez, Andrea Lanciotti, Angélica Liddell, Antonio L. Pedraza, Borja López, Emilio Marchese, Antonio Pauletta, Isaac Torres, Roberto de Sarno, Antonio Veneziano
cantanti ucraini Anatolii Landar, Oleksii Levdokimov, Mykhailo Lytvynenko
luci Carlos Marquerie
suono Antonio Navarro
costumi Pipa & Milagros