Scommessa vinta per Mozart in Arena


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Il Festival dell’Arena di Verona ha riproposto quest’anno un titolo che apparentemente poco si addice all’enorme spazio open air. Invece la regia di Zeffirelli e le buone interpretazioni del cast sono riuscite a rendere onore alla sublime musica di Mozart e all’irresistibile testo di Da Ponte – Duccio Anselmi

Quando fu presentato per la prima volta in Arena nel 2012, Don Giovanni poteva sembrare un titolo del tutto azzardato per i grandi spazi dell’anfiteatro veronese, ma in realtà la scelta si rivelò felice, anche se non ideale rispetto a quella di altri melodrammi di natura più spettacolare e dall’ orchestrazione più massiccia. In effetti il problema dei recitativi sostenuti dal solo clavicembalo (o fortepiano) e dell’organico orchestrale ridotto penalizza su un enorme palcoscenico all’aperto la musica sublime di Mozart e il testo irresistibile di Da Ponte, limitando l’impatto della commedia e dei personaggi. Nonostante negli ultimi anni si sia provveduto a supportare acusticamente l’esecuzione musicale con una leggera amplificazione, che avrà fatto storcere il naso ai puristi ma che non risulta invasiva (a patto che i cantanti non stazionino nei paraggi del suggeritore), un certo squilibrio tra buca e palcoscenico è comunque avvertibile e soprattutto nei recitativi le sonorità degli accompagnamenti suonano tendenzialmente artificiose e innaturali.

Detto questo, la riproposta del capolavoro mozartiano in Arena è stata un successo, soprattutto in virtù di un cast per molti aspetti ammirevole e per la solidità dello spettacolo di Franco Zeffirelli, di sicuro impatto areniano.

In effetti nella compagnia di canto figuravano alcuni elementi di spicco, a partire dal protagonista, il baritono Carlos Alvarez, un Don Giovanni di voce bellissima, pastosa e omogenea, che, pur non sfruttando appieno le mezzevoci, è riuscito a restituire perfettamente la nobiltà e la sensualità sinistra del personaggio, imponendosi per autorità vocale e comunicativa d’interprete. Sua spalla ideale è stato il Leporello di Alex Esposito, dalla dizione nitidissima, dalla timbratura impeccabile in quasi tutta l’estensione e dall’estrema disinvoltura scenico-espressiva, solo un po’ forzata in qualche effetto, efficace per la platea areniana ma di sicuro meno per lo stile di Mozart.

Come Donna Anna, Irina Lungu ha siglato un debutto da ricordare per la classe, la linea elegantissima e la musicalità con cui ha risolto un ruolo di grande responsabilità vocale, mentre al suo fianco l’Ottavio di Saimir Pirgu si è fatto apprezzare per la buona risposta esecutiva, grazie alla gradevolezza del timbro e alla proprietà stilistica, oltre che per la personalità d’interprete. Maria José Siri, soprano solitamente legata a repertori più drammatici, ha tratteggiato un’Elvira di particolare incisività e vigore, forse talvolta oltre i limiti dell’aplomb mozartiano di tradizione ma non per questo priva di interesse e di efficacia. Di adeguata imponenza il Commendatore di Rafal Siwek e funzionale, anche se un po’ sbiadita, la coppia Masetto-Zerlina di Christian Senn e Natalia Roman.

Ad un cast in grado di rispondere alle richieste mozartiane non ha corrisposto una direzione altrettanto convincente da parte di Stefano Montanari, maestro dal look e dagli atteggiamenti ostentatamente alternativi, impegnato con grande vitalismo protagonistico anche negli esuberanti accompagnamenti ai recitativi. La sua direzione è sembrata incentrasi sull’estremizzazione dei tempi, da nevrotici a lentissimi, ma senza riuscire ad imporre una chiave interpretativa autenticamente significativa e illuminante, se non sul puro fronte di un’originalità fine a se stessa.

Di sicuro la sua lettura era quanto di più antitetico si potesse proporre alla ferrea tradizione dello spettacolo zeffirelliano, dalle monumentali architetture rococò, dal calligrafico bozzettismo degno di un presepe napoletano, dai bellissimi e coloratissimi costumi di Maurizio Millenotti, tutto nel segno di una sincera fedeltà alla grande messinscena storica e ai vari allestimenti mozartiani che il maestro fiorentino ha firmato dal 1957 a oggi.

Una regia curata nei minimi particolari e ben assecondata dagli interpreti, tutti applauditissimi da un pubblico consistente quanto a presenze, soprattutto se rapportate a un titolo meraviglioso ma per gli standard areniani lontano dal poter competere con le strapopolari Aida, Nabucco e Tosca con cui ha preso avvio il 93° festival veronese.

visto il 4 luglio, Arena di Verona, altre date 10,17,30 luglio 12 agosto 2015 informazioni qui 

la foto di apertura di Enne-Vi ritrae Carlos Alvarez e Natalia Roman

DON GIOVANNI
Dramma giocoso in due atti.
Libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Don Giovanni Carlos Alvarez
Leporello Alex Esposito
Donna Anna Irina Lungu
Don Ottavio Saimir Pirgu
Donna Elvira Maria José Siri
Il Commendatore Rafal Siwek
Masetto Christian Senn
Zerlina Natalia Roman

Direttore Stefano Montanari
Regia e scene Franco Zeffirelli
Costumi Maurizio Millenotti
Coreografia Maria Grazia Garofoli
Luci Paolo Mazzon
Maestro del coro Salvo Sgrò

Orchestra, Coro e Corpo di ballo dell’Arena di Verona

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