Turandot di legno, voci d’oro


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Mantiene tutto il suo fascino, con la voce originale di Maria Callas e il finale di Alfano, Turandot, la celebre opera di Giacomo Puccini, messa in scena dalla Compagnia marionettistica Carlo Colla e FigliMaria Grazia Gregori

Imperdibile il nuovo spettacolo della Compagnia Carlo Colla & Figli, che si rappresenta tutti i fine settimana al Piccolo Teatro Grassi con grande successo. Uno spettacolo da Expo visto che anche la Scala ha inaugurato la grande manifestazione internazionale che si tiene a Milano con l’ultima opera di Giacomo Puccini rimasta incompiuta a causa della morte del grande compositore. C’è anche un’altra curiosità a fare da trait d’union fra le due diversissime manifestazioni. I Colla chiudono l’opera con il finale musicato da Franco Alfano con i due protagonisti Turandot e Calaf di fronte al padre imperatore di lei, dio in terra. Finale, per così dire, d’epoca ma molto discusso. Alla Scala invece l’opera è stata eseguita con il finale composto da Luciano Berio di cui molti sono entusiasti perché vi si legge una consonanza con la modernità della musica composta da Puccini per Turandot.

Nata dalla fiaba teatrale di Carlo Gozzi che tanta fortuna ha avuto nel teatro cosiddetto d’avanguardia (per esempio quello russo negli anni della Rivoluzione), l’opera di Puccini si basa sul libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni e racconta una vicenda orientale che ha per protagonista una principessa crudele che aborre le nozze e che manda a morte ogni pretendente che si presenta per cercare di risolvere gli indovinelli che sempre gli costano la testa e gettano il popolo nel terrore di continue, possibili rappresaglie da parte della donna. Ma un giorno ecco arrivare uno straniero sconosciuto a tutti, accompagnato dal padre e da una giovane ragazza, Liù, che lo ama segretamente. Il suo nome è Calaf ma decide di tenere nascosto a tutti come si chiama (“Il mio mistero è chiuso in me”, canta nella celebre romanza “Nessun dorma”) ed è figlio dello spodestato re dei Tartari: preso d’amore non appena vede la principessa decide di tentare la sorte malgrado tutti tentino di dissuaderlo, sicuro che all’alba vincerà. Così avviene ma la principessa recalcitra – vuole vivere sola, come una sua antenata alla quale si ispira, e teme l’amore. Ma Calaf scioglierà gli enigmi e la principessa non riuscirà, e a nulla servono le torture – alle quali sottopone la povera Liù che pur di non rivelare il segreto dell’amato si immola -, a scoprire il nome dell’uomo.

Affrontando Puccini per la prima volta, i Colla rappresentano Turandot vestendo le loro marionette con rutilanti, bellissimi costumi realizzati da Eugenio Monti Colla e da Cecilia di Marco, ispirati ai figurini di Umberto Brunelleschi per la prima dell’opera nel 1926 e mai realizzati, e sceglie in luogo delle voci recitanti degli altri suoi spettacoli le voci di Maria Callas, Elizabeth Schwarzkopf, Eugenio Fernandi diretti da Tullio Serafin nell’edizione del 1958.

Ma lo spettacolo agito da circa 100 marionette nelle belle scene di Franco Citterio è “puro” Colla (la regia è di Eugenio Monti Colla affiancato dai suoi fantastici marionettisti) con i movimenti di massa del popolo, i saggi Ping Pong Pang ,che cercano di corrompere il principe, impauriti sognano di lasciare quella principessa così crudele e ritornare alla loro casa su di un lago tranquillo, il padre dalla lunga barba, Liù fragile e dolce. Ma su tutti domina la misteriosa Turandot sia che appaia al balcone del suo palazzo a Pechino sia di fronte a Calaf nel suo costume nero da cattiva e in quello bianco quando ormai è pronta a cedere. Amore, morte, passione, furbizia, dedizione totale, musica, una Callas da brivido …Turandot insomma. Da vedere e da ascoltare.

Visto al Piccolo Teatro di Milano. Repliche fino al 19 luglio 2015 (venerdì, sabato, domenica)