Un eterno “Amore”

Si sviluppa in un cimitero “Amore”, la nuova produzione di Scimone e Sframeli, in scena a Messina. A Prato torna “Porcile” di Pasolini per la regia di Valerio Binasco, mentre a Roma Maurizio Scaparro firma la goldoniana “Bottega del caffè”. “Non ti pago” di Eduardo è a Milano con la compagnia di Luca De Filippo. Da vedere nel capoluogo anche i giovani di Punta Corsara, Fabrizio Gifuni, Ippolita Baldini ed Enrico Ianniello in altrettante pièceRenato Palazzi


È in scena fino a domenica 8 al Teatro Vittorio Emanuele di Messina Amore, il nuovo spettacolo della compagnia Scimone-Sframeli (foto), testo di Spiro Scimone, regia di Francesco Sframeli, che figurano entrambi anche fra gli interpreti: l’azione, che si sviluppa come sempre in un clima metaforico, surreale, è ambientata in un luogo emblematico, un cimitero, dove due coppie di personaggi senza nome, un vecchietto e una vecchietta, il comandante e il pompiere, si aggirano fra le tombe, in quello che è forse l’ultimo giorno della loro vita.

Dopo il debutto della scorsa estate al festival di Spoleto, è tornato alla ribalta Porcile di Pasolini con la regia di Valerio Binasco, nel quarantennale della morte dell’autore. Il testo, del ’66, una feroce metafora dei lati oscuri del capitalismo, in cui il figlio di una famiglia di ricchi industriali tedeschi esprime la propria distanza dai valori dei genitori accoppiandosi con dei maiali, che alla fine lo divoreranno, è interpretato fra gli altri da Fulvio Cauteruccio e Mauro Malinverno. Lo spettacolo è in programma fino a domenica 15 al Teatro Metastasio di Prato.

Il fantasma di un padre defunto, che sbagliando forse indirizzo si presenta in sogno al nuovo inquilino della casa in cui aveva un tempo  abitato, e gli suggerisce i numeri da giocare al lotto credendo probabilmente di darli al proprio figlio, è al centro di Non ti pago, una commedia acremente paradossale di Eduardo, scritta nel ’40 e trasposta in film due anni dopo da Carlo Ludovico Bragaglia, protagonisti i tre fratelli De Filippo. Il testo è stato ora ripreso dalla compagnia di Luca De Filippo, che lo propone in uno spettacolo da lui diretto, interpretato – nel ruolo che era stato dell’autore – da Gianfelice Imparato; da giovedì 12 al Teatro Strehler di Milano.

Ne La bottega del caffé Goldoni coglie vizi e contraddizioni della Venezia del suo tempo – debiti di gioco, gelosie, maldicenze – dal particolare osservatorio della bottega di un caffettiere, durante i giorni del Carnevale. Al centro della trama una figura ambigua, il sedicente nobilastro don Marzio, pettegolo, intrigante, maligno. La commedia, che proprio per la sua vena “nera” aveva ispirato la riscrittura di Fassbinder, viene ora affrontata da un grande specialista goldoniano, l’ottantaduenne Maurizio Scaparro. Il suo spettacolo, nato al festival di Napoli lo scorso anno, e transitato dal Piccolo nell’estate dell’Expo, è da martedì al Teatro Argentina di Roma, protagonista Pino Micol, musiche di Nicola Piovani.

Ben quattro spettacoli vanno in scena in sole due sere nei vari spazi del Teatro Franco Parenti di Milano: mercoledì 11 torna la compagnia di Punta Corsara con Il signor di Pourceaugnac, feroce farsa molieriana immersa in un clima da incubo dal regista Emanuele Valenti, mentre Fabrizio Gifuni legge Ragazzi di vita di Pasolini e l’attrice Ippolita Baldini si racconta in Mia mamma è una marchesa, creato in collaborazione col drammaturgo Emanuele Aldrovandi e il regista Roberto Rustioni. Giovedì 12 Enrico Ianniello interpreta e dirige Eternapoli, dal romanzo Di questa vita menzognera di Giuseppe Montesano.