Per strada


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Tre esordienti al debutto con un testo scritto da Francesco Brandi. Inquieta e attrae la prima regia di Raphael Tobia Vogel, che immerge i turbamenti di due giovani d’oggi in un quadro gelido e ovattato come la neveMaria Grazia Gregori

È di scena al Franco Parenti di Milano, teatro che ormai da tempo assicura una ribalta alle giovani  compagnie, un gruppo formato da tre amici, che si sono uniti per rappresentare Per strada, testo nuovissimo di uno di loro. I tre amici sono Francesco Brandi, autore della pièce oltre che interprete, Raphael Tobia Vogel che ne cura la regia, Francesco Sferrazza Papa che ne è l’altro interprete. I tre, che insieme non fanno novant’anni, coraggiosamente ma anche con una sincera ironia critica, danno vita a una generazione indecisa su tutto, grazie a un testo ficcante, colmo di ironia e di angoscia sottile, di domande che aspettano risposte che non verranno.

Il tema attorno al quale ruota lo spettacolo è un incontro fra due ragazzi (Jack e Paul) di diversa estrazione sociale, diverse aspettative puntualmente vanificate, un sotterraneo desiderio di farla finita, un’incapacità totale di gestire le proprie ansie, le proprie sconfitte. Nevica, e i due si incontrano on the road a causa della panne di uno e di una passeggiata solitaria dell’altro. Una situazione  per molti aspetti onirica, che la neve, che continua a cadere, rende ovattata, straniante. I due si parlano, si raccontano prima a spizzichi, poi via via, fra incomprensioni e slanci improvvisi, sempre più a fondo. Veniamo così a sapere che il ragazzo ricco (Francesco Sferrazza Papa) sta per sposarsi con una compagna d’infanzia, ma ama un’altra anche se non ha il coraggio di rompere tutto. L’altro (Francesco Brandi), uno sfigato, vuole suicidarsi: non ha amori, non è felice e per la sua morte ha addirittura preparato una colonna sonora dove domina la canzone Hey Jude dei Beatles. Non tutto va liscio ci sono litigate, uno se ne va per poi tornare, c’è una pistola che passa di mano in mano e che alla fine sparerà sul serio.

Intorno a questi due c’è la natura indifferente, il freddo umido della neve che continua a cadere, accentuando un palese senso di estraneità che accomuna i protagonisti, che poi si trasformerà nel bisogno di Jack e Paul di stare insieme, di condividere le feste per il matrimonio che si farà, ma che si chiuderà in modo del tutto imprevisto e con un atto di coraggio da chi meno te lo aspetti. Il finale rimane come sospeso nell’indeterminatezza salvo la morte,  forse la sconfitta più grande, non negandosi mai il sorriso però e lasciando allo spettatore il compito di destreggiarsi e di riflettere  sul senso della vita per i due protagonisti a loro agio nella griglia comportamentale che il testo e la regia richiedono loro.

Per Raphael Tobia Vogel, formazione e lavoro cinematografico alle spalle, questa è la prima regia teatrale che costruisce non solo sul campo lungo, i primi piani, le proiezioni video sui tulle che scandiscono la scena di Andrea Taddei, ma anche immergendo la storia di Jack e Paul, la loro personale, identica solitudine generazionale, in uno spazio/tempo intimamente evocativo che allo stesso tempo ci inquieta e ci attrae.

Visto al Teatro Franco Parenti di Milano. Repliche fino al 24 gennaio e dal 3 al 15 maggio 2016

Per strada
di Francesco Brandi
regia Raphael Tobia Vogel
con Francesco Brandi e Francesco Sferrazza Papa
scene e costumi Andrea Taddei
video di scena Cristina Crippa
assistente alla regia Gabriele Gattini Bernabò
direttore dell’allestimento Lorenzo Giuggioli
Produzione Teatro Franco Parenti