Un intervento

Un intervento


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Il nuovo testo di Mike Bartlett, trentanovenne drammaturgo inglese già noto al pubblico italiano, ben tradotto da Jacopo Gassmann e diretto da Fabrizio Arcuri, tratta dei rapporti fra uomini e donne vissuti all’insegna di una sottile violenza verbale e psicologica che può trasformarsi in violenza fisicaMaria Grazia Gregori


Un intervento, visto in anteprima a Milano al Teatro Filodrammatici e che dal 7 febbraio è in scena a Udine alla Sala Carmelo Bene del Palamostre del CSS che lo produce, è un nuovo, forte, inquietante testo del pluripremiato trentanovenne drammaturgo inglese Mike Bartlett, già conosciuto in Italia grazie a due spettacoli visti al Teatro Franco Parenti, di cui si è molto discusso: Cock e Bull. Come i precedenti, anche Un intervento ruota attorno ai rapporti, alle relazioni fra uomini e donne vissuti all’insegna della violenza verbale, psicologica, che può trasformarsi in certi casi in violenza fisica. La violenza sembrerebbe puramente verbale, ma non è del tutto vero.

Qui, nella ficcante traduzione di Jacopo Gassmann, si confrontano due personaggi: A, che è una donna; B, che è un uomo. I due agiscono in uno spazio minuscolo, come se non ci fosse – ed effettivamente non c’è – un sipario. Nell’accurata regia di Fabrizio Arcuri, che gioca interamente sulle parole lo “spazio” per l’azione dei due personaggi, interpretati con assoluta naturalezza da Rita Maffei e Gabriele Benedetti, che talvolta vengono alla ribalta quasi a chiamarci a testimoni, è minimo e si rivelano per ciò che sono: “solo” due amici che più diversi non potrebbero essere, anzi è proprio da questa loro diversità che è nata la loro amicizia, un’ amicizia totalizzante anche se mette di fronte uno all’altro due esseri che, appunto, più diversi non potrebbero essere.

A è una donna che, si direbbe, impegnata nella politica, dunque calata nel suo tempo, che decisamente ha problemi di alcol, vissuto come fuga dal presente, da ciò che la circonda. Una dipendenza che la rende aggressiva nelle parole e nei comportamenti. B è un uomo all’apparenza debole, quasi schiacciato dalla prepotenza di lei. È un uomo che vive nella solitudine, in cerca di un suo posto nel mondo senza idee precise, senza alcuna apparente sicurezza nei confronti della vita. Se volessimo definirli “politicamente” –ma non ne sono sicura – potremmo dire che lei è di sinistra e lui di destra o semplicemente un qualunquista. Di una cosa però lo spettatore è immediatamente sicuro: per entrambi la presenza dell’altro è un’àncora di salvezza, una porta aperta sul mondo. L’uno non ha segreti per l’altro anche se lei non accetta di buon grado che lui finalmente abbia trovato una donna che lei giudica inadatta a lui, vivendo la cosa confusamente come un pericolo per il loro rapporto e beve sempre di più. Lui sembra felice e pensa, al contrario, che lei sia gelosa.

Un evento politico, una marcia contro l’intervento del paese contro l’Iraq alla quale lei partecipa e che lui al contrario non accetta, dichiarando addirittura che sarebbe pronto a fare un intervento pubblico contro, sembra mandare all’aria la loro amicizia: lei è disorientata, sempre di più; lui magnifica la sua amica. In un crescendo che porta lei a cercare di suicidarsi impiccandosi, ma lui – che le ha già confessato che lei aveva ragione, che quella ragazza di cui si credeva innamorato non è quella giusta – cerca di convincerla a non compiere quel gesto e sembra riuscirci. A e B, che all’inizio abbiamo visti sdraiati l’uno accanto all’altro come personaggi beckettiani, sembrano ritornare allo stadio iniziale. Apparentemente, però, perché, al contrario, l’amicizia potrebbe essersi definitivamente rotta e il ritorno di A e B lì sdraiati vicini, potrebbe essere il segno della sconfitta di entrambi. Cosa sarà di loro? ci si chiede con curiosità e una certa inquietudine.

Dopo un’escalation di parole talvolta a vanvera, di insulti qualunquistici, di qualche tenerezza, Bartlett giustamente ci lascia con un finale apparentemente chiuso. Oppure con una storia – che forse è più giusto – destinata a ripetersi all’infinito. E con quell’inquietudine, quando non violenza, che sembra il segno del suo teatro.

Visto al Teatro Filodrammatici di Milano. Foto Daniele Fona

Un intervento
di Mike Bartlett
traduzione di Jacopo Gassmann
regia Fabrizio Arcuri
con Gabriele Benedetti e Rita Maffei
scenografa Luigina Tusini
produzione CSS Teatro stabile di innovazione
del Friuli Venezia Giulia