Successo di coppia per Manon Lescaut a Parma

Anastasia Bartoli e Luciano Ganci si sono imposti come protagonisti vincenti della Manon pucciniana, a chiusura di stagione del Regio di Parma.          Davide Annachini

Il Teatro Regio di Parma ha concluso la sua stagione lirica con un’edizione della Manon Lescaut di Puccini arrivata al capolinea di un lungo tour di teatri, in sinergia tra loro per la realizzazione dell’allestimento. Più che per lo spettacolo questa Manon si è segnalata però per la coppia dei protagonisti, due voci in piena ascesa e dalle affermazioni sempre più convincenti, come in questo caso.

Per quella che sarebbe diventata la sua prima opera di grande successo Puccini scrisse due parti di notevole impegno vocale, destinate a scollare il soggetto dallo zuccheroso finto Rococò, che aveva contrassegnato le precedenti Manon di Auber e di Massenet, a favore di una passionalità e di un sentimento tali da restituire due personaggi veri, di grande lirismo e drammaticità. Infatti la parte di Manon trascolora di atto in atto da un sognante romanticismo ad una sensualità disincantata per arrivare allo smarrimento e alla disperazione del finale, di pari passo con il personaggio di Des Grieux, appassionato e travolgente come lo sarebbero stati i ruoli più emozionanti scritti da Puccini per tenore.

A Parma debuttava come Manon Anastasia Bartoli, un soprano che si è imposta negli ultimi tempi in tutt’altro repertorio – come ad esempio il Rossini serio – per la voce di grande ampiezza e penetrazione, per l’estensione e il virtuosismo, oltre che per la personalità spiccatissima, qualità queste che nelle parti più tragiche e inquietanti offrono il meglio di sé e di quanto forse si possa trovare in circolazione. Avvicinandosi al naturalismo pucciniano, la Bartoli ha lavorato molto sull’emissione, cercando morbidezze e sfumature in grado di restituire l’intimismo e la solarità dei primi due atti, risolvendo con nonchalance i passaggi più insidiosi (smagliante il suo “L’ora, o Tirsi”) per poi espandersi in una dirompente drammaticità verso la conclusione, con slanci acuti e fraseggi di grande effetto tragico, dilagando vocalmente sulla stessa orchestra.

Da parte sua Luciano Ganci si è riconfermato una delle più solide voci di tenore del momento, per compattezza, timbratura, squillo, che soprattutto nel registro acuto non teme di affrontare gli slanci più proibitivi, come si è potuto verificare anche in questa parte, in cui cantanti anche famosi hanno avuto spesso i loro problemi. Il suo Des Grieux ha conosciuto parallelamente alla Manon della Bartoli un crescendo vocale ed espressivo, cogliendo i momenti più convincenti in “No! pazzo son!” e nel finale, dove la generosità del suo canto ha dato vita al lato passionale e disperato del personaggio con estrema franchezza teatrale.

Il successo personale della coppia protagonistica – affiancata validamente dal vivido Lescaut di Alessandro Luongo, dal Geronte ben caratterizzato di Andrea Concetti e dal luminoso Edmondo di Davide Tuscano – ha retto le sorti di tutto lo spettacolo, in cui anche la volonterosa direzione di Francesco Ivan Ciampa è riuscita a carburare soprattutto all’ultimo, con una Filarmonica di Parma non sempre impeccabile e con il Coro del Regio ben preparato da Martino Faggiani.

Lo spettacolo a firma totale di Massimo Pizzi Gasparon Contarini ambientava l’opera in una cornice di tradizione, dagli stilizzati costumi d’epoca e dalle scene – per lo più virtuali – forse fin troppo caramellate nei colori ed effettistiche nelle proiezioni, con un risultato alla lunga decisamente invasivo. Soprattutto hanno lasciato perplessi certe soluzioni registiche, non sempre in grado di valorizzare al meglio gli stessi protagonisti o tali da risultare un inutile commento a certi importanti momenti musicali, come il discutibile passo a due (coreografia di Gheorghe Iancu) danzato sullo struggente intermezzo orchestrale tra il terzo e il quarto atto.

Il successo comunque non è mancato, con punte calorosissime per la Bartoli e Ganci.

 

Visto il 22 marzo al Teatro Regio di Parma

 

 

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