Sway

Deca Dance – Batsheva DC

Il patchwork coreografico creato dal coreografo israeliano, visto al Comunale di Ferrara, suscita sempre il medesimo effetto energizzante. Con il pubblico che balla in scena assieme ai giovani danzatoriSilvia Poletti

Non c’è niente da fare. Anche se  si conoscono alcuni dei suoi meccanismi teatrali, anche se l’effetto “sorpresa” è inevitabilmente andato dopo la prima visione, il patchwork coreografico Deca Dance in cui Ohad Naharin ha inanellato alcune sequenze di lavori da lui creati per l’israeliana Batsheva Dance Company ( e da cui ha poi estrapolato le varie versioni Minus... date a molte compagnie per il mondo),  suscita sempre il medesimo effetto energizzante. Merito di un’alchimia compositiva perfetta, che fonde la necessità di rappresentare la gioia del movimento e la sua verità dinamica e emozionale a una logica compositiva che fa dei fondamentali della coreografia classica il segreto per dare respiro ad un’esuberanza fisica squassante, inarrestabile poderosa ( si vedano gli improvvisi “unisono” con i quali Naharin ricompatta e armonizza l’insieme).

C’è poi una sincerità di fondo in quei brani che si susseguono tracciando un percorso creativo che abbraccia 20 anni di vita, e che, pur con le diverse intonazioni (anche meditative o drammatiche) mantengono il punto fermo sulla celebrazione della danza tout court, oltre stili e scuole:  si tratti di un cha-cha-cha ballato con sopraffina nonchalance e resistenza invidiabile da un danzatore già in scena mentre il pubblico si siede al suo posto; oppure di un quartetto maschile in cui si sentono gli echi espressivi della maestra Martha Graham; o anche di una strepitosa danza corale, giocata sul canone e sulla ripetizione, fatta dai danzatori seduti in semicerchio e pronti, volta per volta, a scaraventare via gli abiti severi dell’ortodossia e a recuperare la propria individuale libertà.

In questa gloriosa celebrazione della grandezza della danza qui interpretata dal Batsheva Ensemble – la compagnia giovanile di Batsheva, formata da strepitosi under 21 di tutto il mondo – resta sempre un miracolo poetico  il coinvolgimento del pubblico, chiamato a ballare in scena con i danzatori. Piano piano l’imbarazzo si scioglie, l’euforia cattura tutti, gli improvvisati protagonisti si ritrovano ad assecondare, quasi inconsciamente, il movimento ribaldo di Sway, ballando all’unisono e con le stesse movenze dei loro partner. Un momento meraviglioso – sospeso nel tempo – nel quale realtà della vita e finzione dell’arte si fondono, mostrando la difficoltà di essere in eterno equilibrio, tra fatica e bellezza, nella danza. Come, del resto, avviene anche nella vita.

Deca Dance
coreografia e direzione artistica Ohad Naharin
musiche Beach Boys, Goldfrapp, Antonio Vivaldi, canti popolari, Missy Elliotr, Dean Martin, Habib Alla Jamal, Paul Smadbeck
luci Avi Yona Bueno, Ohad Naharin
interpreti Batsheva Ensemble
Le foto di questo contenuto sono ©Marco Caselli Nirmal. Per gentile concessione
Visto al Teatro Comunale di Ferrara, 26 ottobre 2013

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