È forse questa la morte?


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Affidando allo strepitoso  Cédric Charron il ruolo del mistico traghettatore d’anime, Jan Fabre riflette ancora una volta sul mistero del passaggio finale, da sempre al centro della sua ricerca  – Silvia Poletti

Metamorfico – al punto da far trasformare l’uomo in un animale selvaggio: lo sguardo vitreo, il volto appuntito, braccia e gambe che si mutano sotto ai nostri occhi nelle zampe svelte e felpate di un lupo. Ascetico– come può essere ascetica la rappresentazione teatrale, e quindi la ‘finzione’, di un rito penitenziale dagli echi ancestrali, crudi e assoluti fino all’ estrazione (finta) di sangue dal proprio corpo. Mistico – così da farci perdere il senso della realtà e farci intravedere l’ipotesi di stare assistendo alla Passione (e quel dialogo a distanza tra figlio e padre diventa d’un tratto, misteriosamente, poeticamente, probabilmente quello tra Figlio e Padre).

Attends attends attends… pour mon pére che Jan Fabre ha creato per lo straordinario Cavaliere della Bellezza Cédric Charron – visto, dopo il debutto a Montpellier Danse Festival in prima nazionale a Civitanova Danza – si può riassumere così. Di fatto il visionario artista fiammingo immerge il pubblico in un’atmosfera atemporale, complici le coltri di fumo che ammantano la scena e il corpo guizzante di Cédric, in un rosso fiammeggiante che saetta per l’aria ad ogni balzo, ad ogni srotolamento a terra: una dimensione onirica in cui lo strepitoso Charron si muove ora felpato, ora bestiale, talvolta portando faticosamente sulle spalle un lungo bastone (una croce?), che poi diventa un remo per attraversare i fiumi del tempo.

La dimensione biografica del testo, il dialogo che Cédric inanella con il padre muto e lontano e che ci dice del senso del suo essere artista, dell’aver scelto la danza e la scena per essere libero, si dissolve nell’eco della sua persona drammatica che, appunto, fa pensare a una creatura mitologica, pronta a traghettarci altrove.

Non a caso Cédric – il cui cognome rimanda al Caronte traghettatore d’anime degli antichi miti – di volta in volta offre idealmente a suo padre, e noi, una moneta d’argento con cui pagare l’ultimo passaggio: a lui, in cui il padre ha carnalmente, geneticamente e fatalmente tramandato la sua esistenza, il compito di accompagnarlo alla dissoluzione finale.

“O pace vasta, silenziosa/ così profonda nel tramonto/ Come siamo stanchi di peregrinare – è questa forse la morte?” Al quesito universale, che qui citiamo dall’Ultimo Lied di Richard Strauss, Jan Fabre molto probabilmente risponderebbe così.

Visto il 19 luglio 2014 preso il Teatro Annibal Caro, Civitanova Marche per Civitanova Danza Festival. Prossime date: Cividale del Friuli Teatro Ristori, Mittelfest, 23 luglio 2014; Bari, Teatro Kismet Opera 27/28 gennaio 2015

Attends attends attends…(pour mon pére)
Testo regia coreografia Jan Fabre
drammaturgia Miet Maertens
interprete Cédric Charron
musica Tom Tiest
disegno luci Jan Fabre e Geert Van Der Auwera