Forte come la morte l’amore di Alessandra Ferri per il suo Chéri


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Alessandra Ferri interpreta Léa, matura amante del viziato Chéri nell’acclamata pièce di teatrodanza di Martha Clarke con cui è tornata definitivamente sulle scene. Alla prima europea del Ravenna Festival con lei un sorprendente Herman Cornejo – Silvia Poletti

 

Come avrebbe detto Maupassant, l’amore di Léa, donna fascinosa e esperta ormai sulla soglia dei cinquanta e del ragazzo Fred, detto Chéri, è ‘forte come la morte’. Non perché drammaticamente appassionato (anche se lo è, e sensuale, avvolgente, soprattutto esclusivo), ma perché simbiotico e ambiguo, e per questo illusorio e fatale: rotto l’incantesimo, ‘all’apparir del vero’ (l’inquadramento in una rispettabile vita borghese – previo matrimonio combinato con ereditiera – e gli orrori della guerra simbolizzati nel volto ormai anziano dell’amata amante di un tempo) per Fred non ci sarà altro che un colpo di pistola. Scritto con leggerezza calviniana, disincantato e insieme poetico il dittico Chéri e La Fine di Chéri che la grande e sapiente Colette mandò alle stampe negli anni ’20 enuclea anche lo spirito di un certo modo di vivere e di una certa coterie sociale (quella del demi-monde) fiorita a cavallo tra i due secoli con la sua spregiudicatezza e gusto assoluto per la vita.

E si adatta benissimo all’idea di una piéce di danza & teatro concepita dall’americana Martha Clarke – la regista dancemaker fondatrice a suo tempo dei Pilobolus, attratta, come pochi americani, dall’esprit decadente dell’Europa fin de siécle – come un kammerspiel, dove è la danza a dipanare i complessi fili della relazione tra Léa e Chéri e alla ruvidezza delle parole, aspre e pungenti, di tanto in tanto enunciate da Charlotte, l’intrigante madre di Chéri (l’attrice hollywoodiana Amy Irving) si lascia solo il compito – drammaturgicamente efficace – di cadenzare i fatti esterni, matrimonio obbligato compreso, che mutano inevitabilmente la relazione.

In una camera in penombra, dominato da un letto accogliente e sfatto e da un tavolo da colazione, la vita estranea agli amanti irrompe solo quando si aprono le grandi finestre: tutto il dramma avviene in quell’appartamento. La musica al pianoforte (eseguita dal vivo da una sosia di Colette, Sarah Rothemberg) cadenza umori e sentimenti dei due, accompagna i turbinii iniziali, gli abbandoni morbidi e flessuosi di Léa su Chéri, le carezze che si srotolano lungo i corpi. Poi, pian piano la danza si irrigidisce, diventa conflitto, tensione, distacco, corpo-a-corpo cui alcuni gesti minimali danno la giusta chiave di lettura.

Non di meno la partitura coreografica potrebbe a lungo andare sembrare retorica e ripetitiva se a dargli costantemente ragione d’essere, motivazione e intensità emozionale non ci fossero i due interpreti per cui il lavoro è stato ideato. A incarnare Lèa è infatti Alessandra Ferri, grazie a Dio tornata a regalarci la sua straordinaria unicità di danzatrice/interprete dal raro dono di rendere insieme realitistico e poetico ogni suo gesto, capace di rivelarci un mondo di pensieri e sentimenti non solo con il dispiegarsi delle sue inconfondibili linee così lunghe e sensuali, ma anche con il magistrale uso dello sguardo che rivela tutti i chiaroscuri emozionali del suo bel personaggio. Da parte sua Herman Cornejo, straordinario virtuoso dell’American Ballet Theatre è qui un’ autentica sopresa imponendosi come interprete intelligente e sensibile, pienamente credibile nella parte del ragazzo scervellato e viziato. Grazie all’assoluta sapienza dei due nel fondersi uno nell’altra, come una vera coppia di amanti di cui sbirciamo i segreti e i dolori, l’impostazione registica e coreografica della Clarke prende valore e ragion d’essere e la sua lettura insieme naturalistica e metaforica, permeata di una nostalgia non detta assume pienezza.

Dopo l’acclamato debutto newyorkese dello scorso dicembre, presentato in prima europea con grande successo al Teatro Alighieri per il Ravenna Festival Chéri è destinato ad altre piazze in giro per il mondo, dagli Stati Uniti a Buenos Aires all’Australia. Forse, chissà, anche l’Europa e magari ancora una volta l’Italia.

 Visto al  Ravenna Festival, Teatro Alighieri di Ravenna, il 9 giugno 2014

CHERI
concepito diretto e coreografato da Martha Clarke
testo di Tina Howe
scene e costumi di David Zinn
luci di Christopher Akerlind
musiche di M. Ravel, C. Debussy, F. Mompou, R. Wagner, M.Fieldman eseguite da Sarah Rothenberg
con Herman Cornejo, Chéri
Alessandra Ferri, Léa
Amy Irving, Charlotte

fotografie dello spettacolo di Maurizio Montanari, grazie al Ravenna Festival

 

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