Fidelio a Firenze: nonostante tutto vince la musica


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Cronaca dell’apertura del 78° Maggio Musicale Fiorentino che per le tensioni e vertenze interne alla Fondazione ha offerto una triste fotografia delle attuali sofferenze del (fu) più importante festival musicale europeo. Poi per fortuna è arrivata la musica di Beethoven e l’ispirazione di Zubin Mehta – Valeria Ronzani

Fidelio, l’unica opera composta da Beethoven, forse non può nemmeno definirsi tale. Tecnicamente è un Singspiel, in realtà è un’ascesa verso la luce, un anelito di libertà, un inno alla ragione, alla giustizia, al rispetto e alla dignità dell’uomo. L’ancien régime scardinato, una continua tensione etica che attraverso la musica dà coerenza a un libretto tutto sommato zoppicante, facendone il vero testamento spirituale di Beethoven. Lo ha sottolineato Zubin Mehta presentando l’opera alla stampa. E’ questo l’appuntamento con cui si è inaugurata, lunedì 27 aprile, la 78esima edizione del Maggio Musicale Fiorentino.

Purtroppo la situazione di sofferenza in cui si dibatte la Fondazione  da un tempo che sembra interminabile, ha offuscato il sublime messaggio universale di una partitura che ti trascina con quello che il regista Pier’Alli definisce ‘torrente di valori’. La musica ha vinto, grazie alla direzione di un Mehta in forma splendida, all’abnegazione degli interpreti, a un’orchestra e coro del Maggio memorabili. Ma, ostaggio di dolorosi problemi di ‘ristrutturazione’, è stata ridotta a zoppo testimone di beghe locali.

Lo sciopero indetto dalla CGIL, sindacato maggioritario fra i tecnici, a difesa dei 42 lavoratori che dovrebbero essere “esodati’, ha infatti impedito la messa in scena. Vittima più illustre è stato il rodato spettacolo firmato da Pier’Alli, che potremo vedere solo nelle repliche del 3 e 5 maggio (il 30 aprile c’è un’altra giornata di sciopero). Una riflessione, per inciso, si dovrebbe forse fare su quello che viene ancora vantato come uno dei più importanti festival europei e che, cartellone stiracchiato a parte, inaugura con un allestimento del 2006, che ha già girato diversi teatri. Ma non è questa la sede, mentre è qui lecito domandarsi il senso dell’essere andati per così dire in scena, i cantanti coi costumi, i movimenti per quanto possibile, visto che l’esecuzione in pura forma di concerto era impedita dal palcoscenico occupato dal Moloch architettonico dell’atto II. Davanti a cui si è ovviamente svolto pure il primo. Coi soliti ben informati, allineati sul ‘dagli allo scioperante’, a lodare il rigore e l’essenzialità dell’allestimento (sì, abbiamo sentito pure questo).  Non male per un teatro che doveva garantire la coabitazione fino a cinque spettacoli contemporaneamente.

Il sovrintendente Francesco Bianchi, da parte sua, non ha certo rasserenato gli animi con la sgradevole  invettiva contro CGIL e scioperanti. Giusto per introdurre la serata, facendosi annunciare al pubblico da un titubante Mehta. Poi, per fortuna, è arrivata la musica. Ha vinto Ludwig, ha vinto Zubin, bastava chiudere gli occhi e lasciarsi avviluppare dall’universo sonoro. Un inizio in chiave quasi mozartiana, quel tono da commedia degli equivoci che già si crepa in un quartetto raramente udito così poetico. Come il terzetto e lo scarto di un coro dei prigionieri da brivido. Che ti conduce verso Wagner, verso tutto ciò a cui Beethoven ha spalancato la porta col suo Fidelio. Ecco la nobiltà romantica dell’aria di Leonora, una valida Ausrine Stundyte, l’orrido, tragico sprofondare del preludio della scena di Florestan, un Burkhard Fritz che non si è lasciato spaventare dall’impervia impresa. Fino al regalo di una ‘Leonora III‘ quale interludio fra le scene del secondo atto, assolutamente memorabile. Nel cast, ottima la Marzelline di Anna Virovlansky, la sorpresa vocale più bella della serata.

Ma un encomio va fatto a tutti gli interpreti, chiamati a una doppia sfida in un clima certo non sereno. Dal Rocco di Manfred Hemm, al non troppo luciferino Don Pizzarro di Evgeny Nikitin, lo Jaquino di Karl Michael Ebner, al Don Fernando di Eike Wilm Schulte, fino ai due prigionieri Pietro Picone e Italo Proferisce. Applausi scroscianti per tutti, trionfo per Mehta. Mancava, nella passerella finale, il povero Pier’Alli, oltre che regista, autore di scene, luci e costumi.

Visto all’Opera di Firenze il 27 aprile 2015. Altre repliche 30 aprile ( in forma semi-scenica per sciopero), 3 maggio, 5 maggio. Foto courtesy MMF/Opera di Firenze

FIDELIO
di Ludwig Van Beethoven
Direttore Zubin Mehta
Regia scene costumi luci Pier’Alli
allestimento 2006 Palau de les Artes Valencia
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
MaggioDanza

Don Fernando Eike Wilm Schulte
Don Pizarro Evgeny Nikitin
Florestan – un prigioniero Burkhard Fritz
Leonore – sua moglie, sotto il nome di Fidelio Ausrine Stundyte
Rocco – carceriere Manfred Hemm
Marzelline – sua figlia Anna Virovlansky
Jaquino – portiere Karl Michael Ebner

Nella gallery foto della prova antigenerale di Michele Borzoni/ Terraproject-Contrasto: un teatro al lavoro

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