L’Italia danza in piattaforma a Brescia

Si è conclusa la terza edizione di NID New Italian Dance Platform , che si è svolta a Brescia dall’8 all’11 ottobre. E come sempre gli interrogativi che solleva sono più delle certezze che ci lascia. Ma non è detto che non sia un bene. – Silvia Poletti

 

Dopo Brindisi e Lecce ( fine 2012) e Pisa ( maggio 2014), qualche giorno fa la NID Piattaforma Nazionale della Danza  è approdata nella deliziosa Brescia, convogliando l’intera comunità della danza italiana e molti operatori e osservatori stranieri nei tre bei spazi teatrali cittadini per quattro giorni di spettacoli.

Del resto, come si sa, questo è l’intento dell’iniziativa, rilanciata da un gruppo di operatori nazionali ( circuiti e festival per lo più, riuniti sotto la sigla R.T.O, capofila del progetto 2015 C.L.A.P.Spettacolodalvivo, in collaborazione con Associazione Culturale ArtedanzaE20, CRO.ME – Cronaca e Memoria dello Spettacolo, C.S.C.Anymore/Festival Danza Estate e DanceHaus ), accolta dal MIBAC_T /Spettacolo dal Vivo e sposata dalle varie Regioni ospitanti: mostrare e promuovere, magari anche a livello internazionale la coreografia italiana di oggi. La formula è consolidata, ormai. Un bando, e poi una selezione da parte di una commissione formata -50 e 50 da organizzatori italiani e stranieri- che determina l’andamento della manifestazione; diciassette proposte più due ospitalità extra NID ( ovvero riconosciute di rilevanza al di là dell’ipotesi commerciale) e, a latere, tavoli di discussione – tutto sommato altrettanto interessanti per capire chi, come e cosa si osserva, valuta, plasma e talvolta condiziona la creazione e la programmazione coreutica in Italia.

Dopo il numero ‘zero’ pugliese e il cartellone ideologico della NID toscana, la ben oliata piattaforma lombarda ha giustamente puntato a diversificare le proposte e i generi – dall’hip hop al teatrodanza concettuale-, offrendo spazio ai Fratelli Maggiori ( ma ormai per questione generazionale – e non perché veramente procreatori di un ‘filone’ perseguito- si possono definire Padri Nobili), alle leve attuali, ai giovanissimi virgulti emersi grazie anche alle attività di scouting fiorite negli ultimi anni.

Oltre ad una diffusa atleticità e vigorosa energia, sono ricomparsi a Brescia le linee e i piedi stesi che tanto erano stati aborriti dagli operatori più cool presenti in Toscana e anzi, anche qualche riconoscibile passo accademico, ovviamente destrutturato e rieditato. E in effetti la qualità dei danzatori è generalmente migliorata ( salvo un paio di casi davvero insopportabili), anche se -fenomeno sintomatico- fa strano vedere lo stesso danzatore passare da uno spettacolo all’altro e da un coreografo all’altro. A generare il fenomeno è la volatilità delle occasioni lavorative e l’abitudine costituita di lavorare a progetto. Ma il fatto che il medesimo interprete si veda in vari lavori fa anche pensare ad altro: circolo vizioso legato al passaparola o mancanza di disponibilità reale su piazza di bravi danzatori contemporanei?

Dal punto di vista squisitamente creativo-compositivo, come dicevamo, pur nella diversità di generi, ci sono alcuni elementi comuni su cui però riflettere. Il primo è la generalizzata incapacità di fare un serio editing alla composizione: sbavature, lungaggini, cali di tensione, rischio di girare a vuoto, perdita di coerenza stilistica. Molti ne hanno sofferto, stranamente anche autori con una certa esperienza, ormai, con il rischio di vanificare il senso dell’idea di partenza.

E poi la diffusa sensazione di mancanza di vera motivazione interiore nella creazione dei pezzi. Si passa dall’impressione di essere di fronte a un esercizio di composizione che rasenta l’autocompiacimento a quella di una declinazione superficiale di stilemi ormai entrati nella vulgata, quando i limiti non rasentano ancora certe ingenuità teatrali da saggio scolastico. Manca insomma la necessità vera, l’urgenza che ti fa muovere e creare un tuo mondo- sgangherato, magari, provocatorio va bene, ma veramente tuo. Il pubblico, salvo l’impatto iniziale, rischia di non restare coinvolto veramente, si sente in fondo estraneo a ciò che vede e porta poco e nulla con sé, nei giorni a seguire.

E se non resta l’emozione che scava e viene elaborata dentro di te e ti spinge a tornare a ricercare quella emozione in qualche modo, ben poco possono fare le strategie di comunicazione, la targetizzazione degli spettatori e il coinvolgimento diretto del pubblico, chiamato magari a ripetere sequenze coreografiche che vedrà poi in scena (come si è discusso a Brescia in uno dei due panel professionali): non ci sarà che una crescita occasionale e al più autoreferenziale.

Naturalmente ci sono le eccezioni, che vanno di pari passo con la maturazione umana e artistica dei coreografi. Ma proprio per questo i più giovani devono subito imbastire il loro lavoro in questo modo, se no c’è il rischio di perderli, lusingati da precoci ma effimere attenzioni.

A proposito di attenzioni, le reazioni degli stranieri sono state variegate. Ne abbiamo còlte personalmente due di altrettanti operatori -da Francia e Germania- di festival e teatri importanti. Uno si è detto, ahinoi, molto deluso dalla scena ‘contemporanea’ italiana, che ritiene ‘vecchio stile’ e scarsamente originale. L’altro è rimasto molto colpito da Robinson di Michele Di Stefano con MK, guest della manifestazione, e ha avviato un contatto che speriamo porti lo spettacolo in un prestigioso cartellone internazionale. Tra queste due posizioni opposte molti altri giudizi, vari ed eventuali: vedremo l’esito reale nel corso del tempo. Come vedremo se è il caso che per promuovere la danza italiana resti solo la Nid Platform ( prossima edizione, friulana, a Gorizia nel giugno 2017) o magari non sia anche il caso di immaginare, come ben ci insegnano i francesi ad esempio, progetti simili a France Danse per sostenere internazionalmente le nostre formazioni. I cugini d’oltralpe con il loro indistruttibile sciovinismo sono riusciti a colonizzare letteralmente programmi e festival italiani ( ultimo, per esempio, Contemporanea a Prato dove la danza di ospitalità è tutta targata Francia) spesso con lavori che non hanno niente da invidiare davvero ad alcuni nostri. Perché non potremmo fare altrettanto?

PS. Per chi è interessato giudizi su alcuni spettacoli della Piattaforma sono stati dati in presa diretta sul nostro account Twitter
P.PS.
Per conoscere le compagnie presenti e i curricula dei selezionatori dell’edizione 2015 cliccate qui 

In apertura Aringa Rossa di Ambra Senatore/Aldes, foto Francesco Salvetti